State per partire. I bagagli sono in macchina, impostate la destinazione, il navigatore vi chiede se preferite la strada più corta, quella più veloce o quella senza pedaggio. Ecco, a un certo punto i calcoli del vostro GPS cominciano a farsi meno lineari. Domanda alternativa: volete la strada inattesa? E voi: sì. A Ilaria Paolucci, seduta al posto di guida in quinta liceo, è andata proprio così. Il suo navigatore, la professoressa di italiano, le ha suggerito, aperto, proposto un itinerario diverso.

Ilaria tocca a te.

Si, mi presento?

Vai.

Ho 22 anni, sono di Gatteo, iscritta al terzo anno di Scienze e Tecniche Psicologiche. Dovrei laurearmi a settembre.

Dicevamo che c’è un ricalcolo all’inizio della tua vita universitaria. Un ricalcolo che ti ha fatto scegliere la psicologia.

Il liceo scientifico poteva portarmi a mète molto diverse. Invece la mia professoressa, pur insegnando letteratura italiana, mi ha fatto scoprire un mondo che non conoscevo, quello della psicologia. È stato tutto molto strano. Il programma era arrivato a Pascoli, il poeta. La prof inizia a spiegare la sua vita travagliata, ne da una lettura più profonda. Zac! Aveva fatto le presentazioni con quello che sarebbe stato il mio futuro!

Poi, come prosegue la tua storia?

Partecipo agli open day, non a Urbino però. All’inizio penso: Cesena è più vicina a casa mia. Ma succede che, ancora una volta la prof di letteratura, mi parla di Urbino. Non la conoscevo, decido di approfondire, visito la città, era agosto…

E…?

Me ne innamoro. Scopro un luogo affascinante, molto differente da come mi ero immaginata. Un piccolo nido, accogliente, una dimensione in cui mi sono sentita bene, da subito. Faccio il test di ingresso, lo supero, ed eccomi qui.

Raccontaci degli inizi?

I primi giorni sono stati belli, le esperienze nuove sono così. Ma ho vissuto anche un po’ lo spaesamento, per fortuna tutto risolto in fretta. Sono estroversa, ho trovato presto il mio gruppo, le persone giuste.

E gli inizi, quelli sui libri?

Altra sorpresa. Ti trovi di fronte a Metodologia della ricerca con elementi di statistica, quando pensavi di aver chiuso coi numeri. Oppure, più avanti Psicometria. All’inizio ti domandi che cosa c’entrino con i tuoi studi, poi ti accorgi di quante applicazioni abbiano queste discipline, di quanto sia trasversale il percorso formativo.

Qual è il bilancio di questi tre anni?

Buono. Sono felice della mia scelta. Studio quel che volevo studiare, nella città in cui volevo studiare. Ragionando su questi tre anni aggiungo che sono cresciuta molto, imparando a non giudicare chi non conosco. Sì, la psicologia mi ha insegnato questo. Ogni persona ha la sua storia, il suo filtro attraverso il quale vedere il mondo, la realtà. Ora ho una sensibilità verso gli altri che prima non avevo. È l’insegnamento più personale che l’Università mi ha dato.

Se stessi sfogliando il dizionario di psicologia dove fermeresti l’indice?

Sulla parola cognitivismo, che riassume un po’ quel che dicevo prima sulle persone e il loro modo di leggere il mondo. Ognuno di noi ha degli schemi personali che sono il paio di occhiali che indossiamo tutti i giorni. Ogni evento tira fuori da ciascuno pensieri automatici che danno senso alla realtà. Mi fermerei qui sul dizionario perché questo modo di vedere gli altri e se stessi mi appassiona.

La pagella dei docenti?

Credono in quello che insegnano, la passione va trasmessa e per me questo è stato un aspetto fondamentale. I professori, a partire dalla mia prof di lettere, mi hanno indicato qualcosa per cui spendermi. Certi incontri ti cambiano la vita, specialmente a scuola e all’Università, ti aprono spiragli in direzioni verso le quali non ti eri nemmeno voltata a guardare.

Una regola che hai seguito negli anni?

Ho sempre cercato di frequentare le lezioni. Per me guardare i prof negli occhi, confrontarsi con i colleghi di corso fa la differenza. È vivere l’Università! Il mio è un consiglio alle matricole: seguite le lezioni!

Qual è il tuo metodo di studio?

A lezione prendo appunti, poi me li riguardo, sottolineo, ripeto. Prima degli esami più impegnativi mi è capitato di fare studio di gruppo, un’esperienza utile. Condividere dubbi, domande, riflessioni, è di grande aiuto.

Chi è Ilaria fuori dalle aule?

Una ragazza semplice, che ama le uscite con gli amici, il mare, i viaggi, che frequenta la parrocchia, fa volontariato.

Un viaggio particolarmente avventuroso?

Innsbruck: amici, camper, capodanno..

Perché ri-sceglieresti il tuo corso?

Perché non c’è dispersione, i prof a lezione ti riconoscono, ricordano il tuo nome, chi sei, ed è facile contattarli, parlarci. Perché Urbino è una bella città (arrivare in pullman ai Torricini per credere!) e nel bello è più semplice anche studiare.

Qual è l’argomento della tua tesi?

Analizzerò in che misura impulsività ed emotività emergono nel Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD).

La frase che ti sei appuntata nel ritaglio di carta infilato tra le pagine di un libro?

“La bellezza è negli occhi di chi guarda”, detta da un prof durante una delle prime lezioni che ho seguito. Penso sia molto vera: ognuno arricchisce le cose che ha intorno, mette un po’ di bellezza in quel che vede. L’Università è anche momenti difficili, fasi di stallo. Ma se decidi che attraversare una circostanza negativa è un sacrificio che stai facendo per te stessa allora sei già oltre, riesci a superare tutto.

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