“Essere in relazione costante con le persone e con la loro diversità per accompagnarle in un percorso di aiuto” è il sogno di Ludovica Gasparrini. Per realizzarlo si è iscritta alla triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche, il corso di laurea che ha orientato con precisione le sue aspirazioni.

 

Ludovica raccontaci il tuo viaggio Macerata-Urbino solo andata. Ricordi ancora quel giorno?

Sì, certo! Frequentavo l’ultimo anno del Liceo delle Scienze Umane e decisi di partecipare a una giornata di orientamento organizzata dall’Università di Urbino. Quel giorno visitai la città, la sede del mio corso e mi fu utile parlare con una tutor, una studentessa alla quale chiesi informazioni sul piano di studio, sui programmi, sugli esami e soprattutto sulla qualità del rapporto professori-studenti. Alla fine della chiacchierata decisi di preiscrivermi e di partecipare al test di ammissione. Superato il test mi iscrissi e cercai casa.

Perché NON iscriversi al corso di laurea triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche di Uniurb.

Se io non mi fossi iscritta avrei perso un’occasione importante! Urbino ti cambia. Sto per laurearmi e se mi guardo indietro capisco quanto questa città e il percorso di studio mi abbiano cambiata. Mi hanno fatto crescere come persona e mi hanno insegnato tanto, tutto ciò che prima di iscrivermi neanche immaginavo di poter imparare. Mi hanno dato certamente una buona dose di consapevolezza che ancora mancava, e orientato con precisione le mie aspirazioni.

Perché iscriversi al corso di laurea triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche e vivere a Urbino.

Sicuramente, per come è strutturata la città. Mi piace l’idea che le varie sedi del corso siano tutte vicine e facili da raggiungere. Soprattutto tra il primo e il secondo anno, nell’arco di un’intera giornata seguivo materie diverse in strutture diverse che ho sempre raggiunto a piedi in soli cinque minuti, senza mai saltare una lezione.

 

Per il piano di studi che è organizzato in maniera da consentire a noi studenti di avvicinarci progressivamente, quasi in maniera graduale, alle materie più complesse. O, almeno, questa è la mia percezione.

 

Inoltre, il piano comprende materie di settori disciplinari diversi della psicologia (dalla psicologia clinica, a quella dinamica o sociale ecc.), ma comprende anche materie più orientate alla filosofia e alla pedagogia, e il fatto che ho trovato fondamentale è che per quanto differenti tra loro, gli insegnamenti siano organizzati comunque in stretta connessione gli uni con gli altri. Questo, ovviamente, ci consente un apprendimento ad ampio raggio che stimola ragionamenti nuovi, che non ci aspetteremmo di fare, e ci aiuta a scegliere il percorso successivo della specialistica.

 

Ma la ragione principale riguarda il tipo di approccio che i docenti ci insegnano. Un approccio teorico e una metodologia di indagine che, insieme, permettono di analizzare le varie tematiche in un’ottica interdisciplinare. Ecco, questo per me ha fatto davvero la differenza.

Qual è il tuo sogno, qual è la tua aspirazione professionale?

Il mio sogno è conoscere a fondo le persone per aiutarle. Mi piacerebbe essere in relazione costante con le persone e con la loro diversità, dare voce al disagio dell’altro e accompagnarlo in un percorso di aiuto.

Quindi, sicuramente frequenterò un corso di laurea magistrale di indirizzo clinico, per poi svolgere il tirocinio, superare l’Esame di Stato e iscrivermi prima alla sezione A dell’Albo degli Psicologi, e subito dopo a una scuola di specializzazione per diventare psicoterapeuta.

Quando il tuo sogno è diventato aspirazione possibile?

Ho sempre sentito dentro di me questa aspirazione, ma ho potuto capirla meglio solo frequentando questo corso di studi e confrontandomi con i professori.
Solo grazie a loro ho capito cosa volesse dire realmente fare questo lavoro. Perché, certo, le nozioni teoriche sono importanti, ma loro mi hanno insegnato il senso della relazione con l’altro, mi hanno spiegato cosa significhi scendere nella sofferenza mentale e nel disagio altrui, e acquisire una prospettiva delle cose diversa da quella personale. Per questo all’inizio ho detto che il corso di laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche mi ha cambiata e mi ha fatto crescere. In effetti, mi ha fatto fare quello scatto in più che mi ha reso maggiormente consapevole del mio stesso futuro.

Durante il tirocinio hai avuto l’opportunità di guardare più da vicino il lavoro che farai?

Sì, il tirocinio è stata un’esperienza irripetibile. L’ho svolto, durante il terzo anno di corso, in una cooperativa sociale che ospita bambini e adolescenti affetti da autismo e da disturbi specifici dell’apprendimento. Un’esperienza che consiglio a tutti di fare perché consente di capire quali sono le proprie predisposizioni e potenzialità, ma anche quali sono i limiti rispetto al lavoro che si immagina di poter fare.

La tua vita a Urbino.

Esco spesso con gli amici perché a Urbino è facile incontrarsi in piazza per fare quattro chiacchiere, andare a mensa o raggiungere una biblioteca per studiare insieme. È una città culturalmente molto viva e stimolante: l’Università propone eventi da seguire ogni giorno.

 

Spesso partecipo a seminari e convegni organizzati non solo dalla mia Scuola, ma anche dagli altri Dipartimenti perché cercare e creare collegamenti tra un’informazione e l’altra è una delle mie attività preferite. Anche quando non li trovo! E poi, in questi tre anni ho partecipato spessissimo ai concerti organizzati da Uniurb al Teatro Sanzio. Una bella iniziativa per noi studenti, e l’ingresso è gratuito!

Cosa fai quando non studi e non partecipi a seminari e convegni?

Leggo, viaggio per visitare mostre in Italia o all’estero: sono appassionata d’arte, ma soprattutto di fotografia.

Immagino che fotografare per te significhi ritrarre “l’altro”.

Sì, mi piace moltissimo fotografare la gente, le persone. Sono quella che fa sempre foto a tutti!

Lo scatto perfetto cosa deve raccontare?

Lo scatto perfetto è quello in cui l’altro non è pronto all’idea della foto. Mi piace pensare che attraverso una foto si possa raccontare la persona, cogliendone un’espressione caratteristica.

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