Per far fronte all’emergenza epidemiologica in corso e supportare in sicurezza i propri studenti, l’Università di Urbino eroga a distanza il servizio di Counseling Psicologico Universitario.

La consulenza professionale gratuita può svolgersi telefonicamente oppure online via e-mail, WhatsApp e Skype. Accedere al servizio è semplicissimo, basta inviare richiesta all’indirizzo counseling.psicologico@uniurb.it.

Delle nuove modalità di gestione del servizio, delle forme del disagio che la crisi sollecita e delle buone pratiche da adottare per evitare il contagio emotivo e resistere al Covid-19 abbiamo parlato con la Professoressa Carmen Belacchi, Delegata del Rettore al Counseling dell’Università di Urbino.

 

 

La Professoressa Carmen Belacchi

Professoressa Belacchi, nei giorni del Covid-19 anche il Counseling Psicologico Universitario è accessibile a distanza!

Certamente. Da qualche anno il nostro Ateneo ha istituito il servizio per rispondere a esigenze di sostegno psicologico agli studenti che mostrassero specifiche difficoltà nell’affrontare la vita universitaria, sia a livello relazionale, sia nella gestione dello studio e degli esami. Il servizio mantiene tale finalità che, tuttavia, in questo particolare periodo si declina in modi più differenziati e nuovi, soprattutto nella gestione del setting dei colloqui.

 

Il servizio di Counseling non è stato mai sospeso, ma sin da lunedì 9 marzo ci si era già organizzati per supportare gli studenti a distanza. Da subito, la richiesta è stata sostenuta con l’effettuazione di dieci colloqui, mediamente, a settimana, con studenti collegati da diverse regioni italiane in cui risiedono e a cui hanno fatto ritorno.

Quali sono le implicazioni emotive generate dall’emergenza in atto?

Le problematiche più frequentemente proposte si riferiscono alla preoccupazione di non riuscire ad organizzarsi per la preparazione degli esami, per concludere nei tempi previsti la tesi e, soprattutto, per la difficoltà a concentrarsi e a studiare per l’isolamento sociale a cui gli studenti sono costretti.

 

Sicuramente, l’emergenza Covid ha richiesto una rivisitazione del setting e delle modalità di supporto in precedenza utilizzate. In sostanza, ha richiesto una parziale ristrutturazione sia della modulistica legata all’autorizzazione dell’utilizzo di tecnologie di comunicazione a distanza – così come indicato dal Consiglio Nazionale Ordine Psicologi (CNOP) – sia dell’uso stesso di queste strumentazioni.

Come si può richiedere il servizio di supporto psicologico?

Le modalità restano le stesse: bisogna inviare richiesta tramite e-mail all’indirizzo counseling.psicologico@uniurb.it e compilare il modulo per poter fissare un appuntamento. Le giornate in cui il servizio viene svolto sono, in genere, il lunedì e il mercoledì. Tuttavia, la disponibilità oraria è di certo più ampia così da rispondere meglio alle esigenze degli studenti e, quando possibile, prevedere e concordare giorni diversi da quelli stabiliti.

Attraverso quali modalità avviene l’erogazione a distanza della consulenza?

Le modalità utilizzate sono le più diversificate proprio per venire incontro ai bisogni e alle disponibilità di accesso alle tecnologie da parte dei ragazzi. La consulenza si svolge, quindi, attraverso videochiamata su WhatsApp o Skype, ma anche per telefono o via e-mail, sempre garantendo la massima riservatezza e nel rispetto della privacy.

È attiva anche una rete di professionisti per il sostegno psicologico e il trattamento psicoterapeutico. A chi si rivolge e quale vantaggio offre la convenzione che l’Università di Urbino ha stipulato con l’Ordine Psicologi Marche?

La convenzione stipulata con l’Ordine degli Psicologi della Regione Marche è nata per fornire un servizio di psicoterapia, a prezzi calmierati, a studenti e personale dell’Ateneo che necessitino di un trattamento psicologico più specifico e continuativo di quello offerto dal servizio di Counseling e dallo Sportello d’Ascolto, entrambi concepiti come interventi a breve termine.

Anche gli psicologi e gli psicoterapeuti che aderiscono alla rete erogano il servizio di consulenza a distanza?

Presumo di sì, dal momento che il CNOP ha dato precise indicazioni in questo senso. Sulle modalità specifiche adottate per le sedute telematiche è necessario accordarsi personalmente col singolo professionista.

A quali campanelli di allarme i giovani della nostra comunità universitaria devono fare attenzione in questi giorni difficili?

È importante notare se insorgono sbalzi di umore, difficoltà di concentrazione nella quotidianità, nel seguire le lezioni, sistemare gli appunti, studiare, ma anche nel dedicare del tempo alla cura giornaliera della propria persona, sia fisica, sia psicologica. Occorre fare attenzione se subentra apatia, trascuratezza, perdita della cognizione spazio-temporale.

 

Oltre ad una più generale difficoltà di programmazione anche a breve termine, devono essere considerati campanelli di allarme pensieri negativi, ritmi sonno-veglia alterati con incubi notturni, alterazione nelle abitudini alimentari, paure improvvise e apparentemente immotivate.

Quali sono le forme del disagio che il Covid-19 sollecita?

Innanzitutto, il doversi confrontare con un nemico invisibile e sconosciuto – per affrontare il quale non disponiamo ancora di strumenti di sicura efficacia – slatentizza le angosce di morte che in condizioni di normalità riusciamo sufficientemente a controllare e gestire. Inoltre, le modalità stesse richieste per fronteggiare questa situazione di emergenza possono produrre specifiche difficoltà psicologiche secondarie.

 

Ad esempio, l’isolamento fisico e sociale può comportare sintomi di tipo ansioso fino a disturbi di ansia sociale e generalizzata. Non sentirsi più padroni della propria vita, con incapacità di organizzarsi e programmare – in particolare nelle persone più fragili e sottoposte maggiormente allo stress indotto da questa situazione emergenziale – può far sorgere disturbi di personalità di diverso tipo ed entità, fino a sviluppare sindromi depressive e disturbi dell’umore più in generale. Infine, non è da trascurare il rischio che insorgano fobie di vario genere, oltre a veri e propri episodi di attacchi di panico.

Paura, ansia, angoscia, panico: come differiscono tra loro e come si rinforzano vincendevolmente?

Un certo grado di paura e preoccupazione non solo è normale in questo periodo, ma è anche necessario per metterci nelle condizioni di agire in sicurezza, cercando quindi di preservare la nostra e l’altrui salute. La paura che nasce da un corretto esame della realtà e, quindi, dalla considerazione dell’effettivo pericolo che l’umanità tutta sta attualmente correndo, è una normale reazione emotiva con la funzione di attivare specifiche modalità difensive di tipo adattivo, sia sul piano individuale, sia su quello sociale, peraltro non disgiungibili.

 

Tuttavia se la paura diventa eccessiva, esorbitando dai confini del pericolo reale che stiamo correndo, può trasformarsi in ansia generalizzata e angoscia profonda disfunzionali al mantenimento della sicurezza e del benessere esistenziali, fino a sfociare in sintomatologia con perdita del controllo comportamentale.

 

Tale possibile negativa escalation di una reattività emotiva disfunzionale, rispetto a questa eccezionale situazione di incertezza, può essere alimentata dall’attuale prolungato isolamento sociale e dal conseguente possibile vissuto di abbandono per la perdita dei consueti punti di riferimento.

Come si può bloccare l’escalation di questi sentimenti negativi?

È importante, in particolare nell’attuale contingenza di vita, riconoscere le proprie paure e preoccupazioni, poterle ascoltare e accogliere. Entrare in contatto con la propria parte emotiva può consentire di prendere confidenza con essa, permettere un’analisi più lucida e oggettiva della situazione e attivare risorse e strumenti per poter affrontare il problema precocemente, senza soccombere al senso di disorientamento e di impotenza.

 

Tutto ciò può aiutare anche a vedere, oltre ai più evidenti aspetti negativi della situazione, il potenzialmente positivo che comporta e che si potrà apprezzare meglio una volta superata l’emergenza. Crisi, dunque, anche come opportunità di crescita e assunzione di responsabilità verso se stessi e verso gli altri.

In che modo i giovani, e non solo loro, possono provare a reagire nell’immediato e anche nel post emergenza?

Per rispondere a questo importante quesito è necessario richiamare alcuni principi e linee guida utili a prevenire l’insorgenza di stress correlato a situazioni di emergenza potenzialmente traumatiche, come certamente si configura la nostra attuale esperienza con il Covid-19. Posso riassumerli in una serie di punti. È fondamentale:

  • Rimanere centrati nella dimensione spazio-temporale, che concretamente vuol dire impostare delle routine: riprogrammare e rispettare orari e attività regolari sia nello studio, sia nelle altre attività (cura di sé, pasti, sonno, hobby, ecc…);
  • Mantenere le relazioni sociali rimanendo a distanza, grazie agli insostituibili, numerosi mezzi telematici di cui disponiamo (telefono, videochat, ecc…);
  • Avere cura della propria persona, in particolare, dell’igiene personale (lavarsi, vestirsi) che protegge sia la salute fisica, sia l’immagine di sé;
  • Assicurarsi una sana ed equilibrata alimentazione. Non saltare i pasti e soprattutto non abusare di cibo, alcool, caffeina;
  • Curare l’ambiente chiuso in cui si vive (garantire il ricambio dell’aria, tenere pulita la propria camera, cambiare la disposizione dei mobili, fare pulizia);
  • Dedicare tempo allo svago e alle proprie passioni. Leggere, scrivere, disegnare, ascoltare musica, cucinare, guardare film, serie tv, giocare e svolgere attività fisica. Tutto ciò è possibile farlo dentro casa e, senza dubbio, è un ottimo deterrente contro la paura o la noia;
  • Esporsi almeno mezz’ora all’aria e al sole, che non vuol dire necessariamente uscire di casa, ma anche solo aprire la finestra o trattenersi sul balcone. Utilizzare questo tempo per respirare profondamente, rilassarsi, e concentrarsi sul “qui e ora” e sul respiro, senza lasciarsi sopraffare dalla paura e facendo defluire lo stress accumulato. Gli esercizi sulla respirazione possono essere in questo periodo un grande alleato;
  • Ridurre l’auto-esposizione al pressing delle notizie e, soprattutto, accertarsi della veridicità delle informazioni che circolano, verificandone l’autorevolezza della fonte;
  • Sognare, progettare e riprogettare, ideare, creare, lasciare libero sfogo a fantasie e desideri realizzabili in un futuro non troppo lontano. Tutto ciò permetterà di pensare alla vita in una prospettiva connotata da maggiore fiducia e ottimismo.

Vorrei aggiungere un’informazione ulteriore relativa ad un istituendo servizio psicologico aggiuntivo, pensato per questo specifico periodo emergenziale, inteso a fornire un supporto finalizzato alla prevenzione dello stress evento correlato e rivolto sia agli studenti, sia a tutto il personale dell’Ateneo.

Certo. Annunciamo pure il nuovo servizio!

La proposta del nuovo servizio denominato INSIEME è nata – in accordo con la Governance dell’Ateneo – dalla collaborazione tra il CUG, presieduto dalla Professoressa Raffaella Sarti, la Delegata Rettorale alle Pari Opportunità, Professoressa Laura Chiarantini, e la Delegata Rettorale al Counseling Psicologico Universitario, nella mia persona; con il contributo della Professoressa Elena Acquarini e del Professor Claudio Tonzar.

 

Questo nuovo Servizio prevede l’intervento congiunto delle professioniste referenti dei due front-office psicologici dell’Ateneo (Counseling Psicologico Universitario e Sportello d’Ascolto), al fine di offrire un supporto di prevenzione e sostegno psicologico per affrontare le problematiche relative allo stress correlato a questo attuale momento di emergenza e al periodo post emergenziale.

 

Il servizio sarà aperto a tutte le persone che studiano e lavorano presso Uniurb. Non appena sarà attivo si invierà specifica comunicazione agli studenti e ai dipendenti, dandone informazione anche sul sito di Ateneo.

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