La firma del protocollo

Il Rettore Stocchi e il Provveditore Runsteni al momento della firma del protocollo

“Il più sicuro ma più difficil mezzo di prevenire i delitti si è di perfezionare l’educazione”. Copyright Cesare Beccaria, marchese di Gualdrasco e Villareggio, ma soprattutto giurista e filosofo illuminista. Queste parole le scrisse nel 1763, ma poteva averle scritte ieri, oggi, forse domani. Perché addita un modello di civiltà, dello Stato di diritto, che dopo tre secoli spesso è ancora un traguardo. Talvolta più vicino per effetto di iniziative come quella partita mercoledì dall’Università di Urbino e dal Provveditorato regionale dell’amministrazione Penitenziaria, ossia la firma del Protocollo di intesa per la costituzione di un Polo Universitario che consenta ai detenuti di conseguire una laurea. In 14 articoli si avvia un percorso già intrapreso in altre Regioni e che ancora le Marche non avevano sperimentato.

L’accordo, che fa base a Fossombrone, il super carcere all’interno del quale si svolgeranno le attività, in realtà coinvolge tutti e sette gli istituti penitenziari sul territorio regionale. Il Provveditorato si impegna a garantire l’accesso dei detenuti al progetto, nonché la logistica necessaria; l’Università a fornire la didattica per tutti i corsi studio attivati nell’ambito del Polo. Altri dettagli? Sì, l’immatricolazione è preceduta da un’attività di verifica e orientamento. Le parti, il cui compito sarà anche quello di favorire iniziative culturali su proposta della amministrazioni pubbliche e di valutare progetti formativo-didattici rivolti al personale del super carcere, riconoscono inoltre il carattere innovativo della didattica universitaria.

Molto più importante dei singoli aspetti è però la percezione che si può avere da uno sguardo d’insieme: “Il rapporto tra Università e carcere – ha spiegato il Magnifico Rettore Vilberto Stocchi – prosegue da anni. Questo ulteriore sviluppo riporta al centro la persona. Sicuramente avremo di fronte qualcuno che ha sbagliato ma che va rieducato alla legalità, compiendo uno sforzo verso la crescita e al conoscenza della verità”. “E’ un accordo molto importante – ha sottolineato il Prorettore alla Terza Missione, Fabio Musso – dal forte valore sociale che si avvarrà di modalità didattiche telematiche e in presenza e si dovrà estendere anche all’attuazione di stages, dibattiti e convegni”.

Un cambio di paradigma è stato quello enunciato dal Provveditore Ilse Runsteni: “Il carcere può divenire in questo modo un momento di passaggio, una leva di cambiamento della persona. Il detenuto viene percepito come una risorsa e l’istruzione acquisisce tutto il suo valore culturale”. Se, come ha ricordato Maurizio Pennelli, dirigente penitenziario, “il protocollo nasce da lontano, anche grazie alla qualità del lavoro del personale”, arrivarci è stato agevole: “Giungere a questo punto – ha aggiunto la responsabile dell’Ufficio detenuti del Provveditorato, Daniela Grilli – è stato più facile del previsto. Attraverso l’Università passa ora la crescita e la riscossa della persona”.