Non servono sondaggi per dirsi che oggi una delle fasi più delicate da affrontare è quella dell’ingresso nel mercato del lavoro. Perciò lasciamo stare numeri e statistiche e andiamo al cuore della questione: l’esito della sfida che avrete davanti, per metà dipenderà da come la affronterete. Energia positiva cercasi, insieme ad un’altra capacità: la flessibilità. La realtà cambia velocemente, non restate fermi al palo.

Condivisione

Tenere il ritmo del cambiamento significa agganciare le opportunità che il vostro Ateneo vi offre. E qui arriviamo al vero motivo del post: solo pochi giorni fa la Carlo Bo e Warehouse Coworking Factory hanno firmato un accordo quadro di collaborazione. La parola opportunità in questo caso fa il paio con la parola condivisione, un termine che sta modificando la libera professione. In inglese, perché è oltremanica che questa forma di lavoro è nata, si dice coworking. Non si tratta semplicemente di abbattere le spese vive di uno studio “frequentato” da più di un avvocato, commercialista, psicologo (questi sono soltanto tre esempi) che ad un certo punto decidono di condividere scrivanie, bollette e canoni d’affitto. No. È invece una condivisione che nel coworking space ha soltanto il punto di partenza.

“La nostra community di professionisti – spiega Ronnie Garattoni, co-fondatore di Warehouse – è la casa di freelance e startup che non cercano soltanto uno spazio fisico, ma un luogo che favorisca il networking, la formazione continua, lo scambio di informazioni e conoscenze peer to peer, le soft skills. La nostra Factory può essere molto interessante per uno studente, anche perché riunisce al proprio interno diverse professionalità dando la possibilità di partecipare a progetti complessi”.

Gli obiettivi dell’accordo

Due sono gli obiettivi principali del documento. Numero uno: supportare lo sviluppo all’imprenditorialità studentesca. Numero due: agevolare l’ingresso degli studenti nel mondo del lavoro e della cittadinanza attiva. Sette gli ambiti di applicazione:

Il Rettore Vilberto Stocchi con Ronnie Garattoni

  • formazione ed educazione all’imprenditorialità;
  • formazione alll’autoimprenditorialità e all’autoimpiego;
  • facilitazione di processi e pratiche di innovazione sociale;
  • formazione e supporto alla crescita di nuove imprese orientate all’impatto sociale;
  • formazione e supporto alla crescita di nuove imprese in ambito culturale e creativo;
  • partecipazione a bandi europei;
  • attivazione e facilitazione di processi di open innovation.

Educare all’impresa

Il Contamination Lab sarà una delle iniziative sulle quali si svilupperà la partnership. Se ne aggiungeranno altre ma con una finalità comune. Prendiamo a prestito il commento di Ronnie Garattoni pubblicato sul blog di Warehouse: “Occorre sviluppare tra gli studenti un’educazione all’imprenditorialità, basata su un approccio multi-disciplinare alla professione, sulla collaborazione tra pari e sulla condivisione di esperienze e best-practice. I futuri imprenditori (e “imprenditori di se stessi”) chiedono di avere una formazione che li abitui a proporre soluzioni nuove, migliorative ed efficaci per rispondere ad esigenze complesse di mercato, che possano sia generare valore per la propria impresa, che per il territorio nel quale si troveranno ad operare”.

“Siamo molto soddisfatti, – spiega Francesca Martinuzzi, del Knowledge Transfer Office di Ateneo – con la firma di questo accordo quadro acquista evidenza il percorso di dialogo e collaborazione tra Warehouse e Uniurb che dura ormai da diversi anni. La Carlo Bo, nell’ambito della sua Terza missione, osserva con attenzione le realtà innovative presenti sul territorio: Warehouse è senz’altro una delle più interessanti. Ci auguriamo che l’accordo si riveli un punto di partenza per nuove forme di collaborazione e progetti comuni, dei cui risultati possano beneficiarne entrambi gli enti, ma soprattutto studenti, coworkers e territorio”.

 

Immagine in evidenza: Crew