Patrick Clare e Carlo Bo, nel 1995, al momento della firma dell'accordo

Patrick Clare e Carlo Bo, nel 1995, al momento della firma dell’accordo

Esattamente 20 anni fa, nel mese di ottobre, tra Università di Urbino e Università di Cambridge, veniva siglato l’accordo grazie al quale l’Ateneo urbinate diveniva la prima università italiana a costituirsi sede di prove di lingua inglese per stranieri, ossia dell’University of Cambridge. Fu Carlo Bo a capire in anticipo sui tempi il valore che avrebbe avuto la collaborazione. Dato che non esisteva ancora un sistema europeo di certificazione delle lingue straniere (oggi c’è il QCER, messo a punto dal Consiglio d’Europa), l’intesa provvedeva a colmare questa lacuna per i candidati di Urbino, con l’Ateneo di Cambridge nelle vesti di garante.

Shakespeare non basta

In principio era la letteratura. L’insegnamento accademico era riassorbito tutto dagli autori di lingua inglese. Ma alle imprese proiettate verso la globalizzazione dei mercati questo interessava poco. L’import/export con i paesi anglofoni e, sempre più, con tutto il mondo, richiedeva un uso differente della lingua, un lessico aziendale, semplice ed efficace, di settore. A questo punto la storia, o per meglio dire la Storia, definisce un percorso.

L’impero parlato

Per Urbino si trattò di comprendere l’importanza e la portata futura del progetto, di avere lungimiranza e il gioco era fatto. Oltremanica invece la questione fu più complessa. Per ricostruirla dal principio bisogna appuntarsi il 1913. Non è una data casuale. Nel 1913 l’Impero britannico, esteso su tutti e 5 i Continenti, vuole che il globo colonizzato parli la lingua di Londra. In seno all’Università di Cambridge viene allora istituito un ente certificatore chiamato University of Cambridge Local Examinations Syndicate, in grado di effettuare una verifica di inglese per stranieri di livello avanzato: il Certificate of Proficiency in English. Qui arriviamo a noi: mutatis mutandi, finito il primato inglese, l’esperienza centenaria di Cambridge nell’insegnamento agli stranieri non va dispersa. E infatti: con l’accordo firmato con Urbino nasce una nuova sede per la certificazione linguistica sia dell’inglese economico sia dell’inglese generale; è la prima volta che nel Bel Paese un’università si costituisce sede d’esame Cambridge ESOL. Naturalmente ciò non sostituisce né l’insegnamento né gli esami di lingua inseriti nella normale offerta formativa. È piuttosto un’autorevole conferma della loro valenza, con riferimento agli standard europei e internazionali. Un po’ come accade con il sistema per la qualità ISO 9000, che assicura la gestione aziendale secondo criteri adottati in tutto il mondo.

La prima pietra

Quando il direttore della British School di Roma, Patrick Clare, arriva a Urbino per dare il via a questa iniziativa insieme a Bo, trova il CLE (Centro Linguistico di Economia), diretto dalla professoressa Roberta Rinaldi. All’interno di questo nucleo didattico, al lavoro per fornire i propri studenti di una competenza linguistica nel contesto economico-aziendale, innesta uno dei due Centri d’esame Cambridge. Accanto trova anche il CLA, Centro Linguistico d’Ateneo, allora diretto dal professor Giovanni Bogliolo (più tardi Magnifico Rettore) e oggi dalla professoressa Enrica Rossi, subentrata di recente a Roberta Mullini. Da un lato, con il CLE, l’interazione con il secondo ateneo più antico d’Inghilterra si focalizza su un linguaggio specialistico; dall’altro, con il CLA, che da quattro anni a questa parte raggruppa entrambe le sigle, si concentra invece sulla competenza dei candidati a esprimersi in lingua. In questi anni il primo e il secondo responsabile (Local Secretary) del Centro Cambridge sono rispettivamente Fabrizio Maci e John Taylor. “Ben prima del Quadro Comune Europeo di Riferimento per la conoscenza delle lingue (QCER) – spiega Catherine Farwell, attuale Centre Examinations Manager del Centro Cambridge – siamo stati in grado di rifarci a uno standard linguistico di altissimo prestigio nel mondo. Grazie alla lungimiranza del rettore Carlo Bo si è andato così strutturando un percorso di carattere internazionale. 20 anni fa tutto ciò non andava sotto il nome di internazionalizzazione ma era già un primo significativo passo in questa direzione”.

I criteri della “scuola comunicativa”

Il sistema utilizzato per valutare l’apprendimento dei candidati, in linea con la didattica consolidata a Cambridge, segue la cosiddetta scuola comunicativa. “La domanda fondamentale – dice la professoressa Farwell, docente di lingua inglese presso la Scuola di Giurisprudenza e CEL presso la Scuola di Economia – è: la comunicazione è avvenuta o no? L’approccio è di tipo pragmatico: la grammatica è importante, ma non è tutto, questo il principio a cui tutti gli altri sono subordinati. Più correttamente la conoscenza delle regole fa parte di un set di competenze. Al conseguimento della certificazione Cambridge l’esaminatore compila una scheda nella quale ci sono valutazioni che corrispondono a diversi livelli di abilità. Si va dalla capacità di sostenere una corrispondenza, alla capacità di interloquire e prendere appunti in lingua”.

Il BEC

L’acronimo sta a indicare i Business English Certificates, ai quali possono accedere iscritti all’Università ed esterni interessati all’inglese del commercio internazionale. Per i primi sono previsti crediti formativi e agevolazioni, tanto che presso la Scuola di Economia la partecipazione al BEC è gratuita per gli studenti della triennale con un media del 27 e del 28 per gli iscritti alla Laurea Magistrale. “Nelle Marche – racconta ancora la professoressa Farwell – l’Università di Urbino vanta il maggior numero di BEC. Il fatto di essere sottoposti a continue verifiche degli ispettori di Cambridge ci ha reso credibili tra gli imprenditori, che stanno cambiando il loro modo di reclutare personale alla luce dei risultati ottenuti. A volte addirittura sono le stesse aziende a partecipare ai corsi e con Confindustria stiamo valutando la possibilità di ampliare l’offerta. Nel frattempo – conclude Farwell – con l’Istituto d’Istruzione Superiore Raffaello di Urbino, esiste da 7 anni una collaborazione per la certificazione dell’inglese generale, il First Certificate”. Approfondire quest’ultima attività sarebbe interessante, ma significherebbe entrare nel campo della Terza Missione. Tutta un’altra storia.