La didattica ha due colonne portanti: l’efficacia del sistema di insegnamento; l’apprendimento dell’allievo. Se manca una delle due l’edifico non sta in piedi. Se una delle due è più debole, ugualmente la struttura crolla. Questa stabilità, l’equilibrio di cui stiamo per scrivere, ha a che fare con l’inaugurazione di mercoledì 18 novembre a Palazzo Veterani. In questa data l’Università ha tenuto a battesimo il CISDEL, ossia il Centro Integrato Servizi Didattici ed E-Learning. È bene non lasciarsi impressionare da una sigla solo apparentemente lunga e complicata.

“Con questo Centro – spiega la direttrice, Flora Sisti, delegato rettorale a Innovazione Didattica e Studenti – vengono messi a sistema gli sforzi di questi anni dedicati ai servizi alla didattica. Grazie all’inserimento del progetto di costituzione del CISDEL nel nostro piano programmatico triennale 2013-2015, che ha ricevuto il finanziamento del Miur, il centro ha avuto finalmente un riconoscimento istituzionale”.

L’innovazione, l’Europa e l’Ocse

Siamo entrati subito nel vivo della questione. Tuttavia occorre allontanarsi un attimo, in Europa. Qui troviamo l’High Level Group on the Modernisation of Higher Education. L’incontro è niente affatto casuale, perché proprio dall’Ue, parte l’impulso a modernizzare il processo di insegnamento e apprendimento. Non necessariamente basandosi sulla tecnologia, ma più semplicemente inserendo nell’agenda la riqualificazione della didattica universitaria. Restiamo in ambito internazionale: è l’Ocse che nel 2012 ribadisce lo stesso concetto. Senza contare tutta una serie di raccomandazioni comunitarie che vanno nella stessa direzione.

Il CISDEL spiegato in 5 punti

Il CISDEL va collocato in questo quadro d’insieme, si innesta tra le attività europee a proposito di didattica universitaria in presenza e online. La mappa operativa esplora cinque differenti aree: 1) i servizi generali per la didattica, che hanno come obiettivo la promozione di seminari per neo-docenti, corsi di didattica metacognitiva per studenti, seminari di scrittura e di ricerca bibliografica; 2) i servizi di consulenza per la didattica in lingua straniera CLIL (Content and Language Integrated Learning), a disposizione dei docenti che vorranno un supporto di carattere metodologico-linguistico, sia in fase di progettazione del percorso disciplinare, sia durante l’insegnamento del corso; 3) i servizi per il blended learning, che garantiscono consulenza e supporto per una didattica arricchita dal contributo di nuove metodologie e tecnologie, come la piattaforma Moodle (blended.uniurb.it); 4) i servizi per l’e-learning, che offrono il coordinamento delle attività di didattica online (linee guida comuni, servizio di tutorato, pianificazione dei percorsi, ecc.) e il supporto tecnico operativo ai corsi di laurea erogati attraverso questa modalità su una piattaforma Moodle (elearning.uniurb.it); 5) i servizi per l’apprendimento permanente, che promuovono attività di formazione individuale in una prospettiva di crescita civica, sociale ed occupazionale e che, grazie al rapporto con gli ordini professionali garantiscono la possibilità di certificare le conoscenze personali acquisite (education.uniurb.it).

Questione di metodo

A insegnare si impara. Il gioco di parole non inganni, si tratta di una faccenda serissima: “La didattica – spiega Flora Sisti – non è qualcuno che sale in cattedra e qualcun altro che prende appunti”. Varrà per le lezioni frontali, ma questo non è l’unico modo di trasmettere conoscenza. Nel sistema universitario, come accade a scuola, occorre preoccuparsi anche dell’efficacia di questa trasmissione. Tanto più che le dinamiche interne all’Anvur lasciano intravedere una valutazione sempre più attenta alla preparazione di laureati. Non si può passare dall’alfabeto al dettato se la classe non ha metabolizzato. Allo stesso modo, quando si ha a che fare con materie che presuppongono un’alfabetizzazione di partenza, serve monitorare costantemente il livello di apprendimento. Dobbiamo essere ancora più chiari, con uno degli esempi che ci ha fornito la professoressa Sisti: “Quando si insegna una materia in lingua straniera, il metodo da adottare dovrà essere differente. Ogni lezione potrà iniziare con un remind di quella precedente, andranno fissati gli obiettivi, verificati i risultati. Inoltre andrà valorizzato l’apprendimento visivo (mappe concettuali e slide), per supportare quello uditivo e promossa la partecipazione degli studenti”.

Centro di Consulenza Didattica

Ciò che avete appena letto non è il corollario di un teoria. Fosse così ve lo avremmo presentato con il beneficio del dubbio. È piuttosto il punto di arrivo di una serie di applicazioni metodologiche. “ È un grosso errore teorizzare prima di avere dati: spesso si alterano i fatti per adattarli alla teoria, anziché adattare la teoria ai fatti”. Aveva ragione Sir Arthur Ignatius Conan Doyle? Sicuramente alla teoria va lasciata l’importanza che merita eppure è solo quando si è sperimentato che si possono tirare le somme. Nella didattica questo è lapalissiano. Il progetto didattica in LS – CLIL (Content and Language Integrate Learning) è, per dare ragione a Doyle, il tentativo di trarre dall’esperienza stili validi di apprendimento. “Il CLIL, un’eccellenza a livello accademico, entra a far parte del CISDEL perché è anche da qui che si è sviluppata una serie di interrogativi fondamentali per l’efficacia dell’insegnamento. I docenti che hanno introdotto moduli in lingua straniera nei propri insegnamenti – racconta la professoressa Sisti – a un certo punto si sono chiesti se il metodo trasmissivo tradizionale fosse valido anche per le lezioni in lingua straniera e si sono rivolti al nostro centro di consulenza e poi, negli anni seguenti, hanno adottato il nuovo approccio CLIL anche per le parti erogate in lingua italiana, avendone sperimentato l’efficacia ”.

L’offerta formativa del CISDEL

L’esperienza immagazzinata pian piano si è diffusa. A nuovi bisogni si sono aggiunte nuove risposte, oggi espresse in servizi, che transitano sulle tre piattaforme blended learning UniUrb, e-learning UniUrb, education UniUrb (leggi qui). Tre ausili adatti alle esigenze dell’offerta formativa in presenza e online. Attenzione però a non considerare tutto ciò soltanto un’evoluzione 2.0! Gli spazi e i canali di condivisione virtuale infatti non sono tutto. Nell’offerta formativa del CISDEL ci sono laboratori di comunicazione interculturale per incoming e outgoing students (vaccini allo shock interculturale di chi vorrebbe affacciarsi all’Erasmus), gruppi i di studio per potenziare le aree disciplinari nelle quali si registrano maggiori difficoltà di apprendimento, corsi sulle mnemotecniche, oppure seminari su “L’italiano accademico”, supporto indispensabile in un Paese nel quale, nonostante il livello di scolarizzazione, gli studenti stanno perdendo la capacità di usare correttamente la lingua di origine in contesti formali. A muovere i fili di questa macchina c’è un Consiglio direttivo del CISDEL, e una Commissione Tutorato e Innovazione Didattica composta da docenti che da anni si interessano di questi temi. La riqualificazione didattica ha però un altro gobbo che suggerisce le battute: gli studenti che, in questo nuovo organismo, saranno in stretto contatto con i docenti.

L’Università come non l’avete mai vista

Il neonato Centro e le professioni hanno molto in comune, perché il CISDEL, questa grande palestra dell’apprendimento, è anche l’avamposto della formazione continua (vedi al punto 5). “La didattica negli ultimi 20 anni è cambiata – conclude la direttrice -, non è più circoscritta all’accademia, così come sono cambiate le Università. Non servono più soltanto a immettere laureati nel mercato del lavoro ma si adoperano a qualificare e riqualificare i professionisti. Il CISDEL, per l’appunto, offre anche percorsi di questo tipo e certifica competenze. Nei Paesi europei questa è una prassi: con i Massive Open Online Courses si forniscono all’esterno pillole di sapere”. In Italia lo diventerà presto. A Urbino questa innovazione è già cominciata.