CAPOLAVORI 1

“Non lasciatevi vivere, ma prendete nelle vostre mani la vostra vita e vogliate decidere di farne un autentico e personale capolavoro”: Papa Giovanni Paolo II l’ha detto, otto ex allievi dell’Ateneo di Urbino l’hanno fatto!

Sono gli alumni premiati in occasione del Career Day dai Direttori dei Dipartimenti della Carlo Bo.


 

Rita Barbieri

Nella vita di tutti, ad un certo punto, arriva qualcosa a segnare una linea netta di demarcazione tra un prima e un dopo. In quella di Rita Barbieri l’evento che separa ciò che è stato da quello che sarà, è la pergamena che il Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza le consegna in occasione del Career Day. A Urbino, il Magistrato marchigiano, ha attraversato le tappe fondamentali di una formazione universitaria e professionale che di recente si è conclusa con la nomina di Sostituto Procuratore della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto. Evidentemente per una coincidenza senz’altro significativa, l’Ateneo di Urbino accompagna con questo riconoscimento Rita Barbieri fino alla linea gialla del percorso di formazione, oltre la quale c’è una partenza verso una professione da sempre sognata e una Sicilia tutta da scoprire. “Ero una bimba quando dicevo di voler fare il magistrato e ho programmato tutta la mia esistenza in funzione di questo obiettivo. Il giorno in cui ho vinto il concorso ho camminato davvero tre metri sopra il cielo. Voglio dire agli studenti che leggeranno queste righe, guardatevi dentro e trovate il vostro sogno, qualunque esso sia, trovatelo e con le idee chiare, impegno e grande sacrificio andate a prendervelo, perché è possibile. A me è successo”. Rita ama il calcio, il fantacalcio e Carofiglio forse perché sul “bordo vertiginoso delle cose” ci si affaccia entusiasta. Come tra poco in Sicilia, dove guadagnerà la prima linea in una Procura da costruire ex novo insieme ad altri cinque giovani colleghi. “La mia vita cambierà radicalmente – racconta – ma la mattina mi alzerò e andrò a lavorare felice”.


 

Francesca Bernardini

Francesca Bernardini nasce a Urbino, lavora in Svizzera, vive in Francia e fa shopping in Germania. A Basilea è Project Manager Antimicrobials and Group Leader in Microbiology dell’azienda farmaceutica Polyphor. Per capirci, al momento, è responsabile del progetto scientifico “Antibiotici” e coordina un team di ricercatori che segue la caratterizzazione microbiologica delle nuove molecole. Quando parla di lavoro parla di passione che traduce nella possibilità costante di entusiasmarsi delle nuove scoperte, piccole o grandi che siano, e nella capacità di investire ogni energia affinché questo processo si rinnovi all’infinito. Anche su quanto sia “impegno” non sembra avere dubbi: “consiste – spiega – nel fare di tutto affinché i miei collaboratori abbiano buone condizioni di lavoro e rientrino a casa soddisfatti”. Francesca ama il cinema, i buoni libri e le cene con gli amici. Il suo tempo libero è tempo di sport: oggi jogging, domani tai-chi, venerdì yoga e sabato ciclismo. La giornata in azienda comincia con un giro in laboratorio per saluto e scambio di informazioni col team, prosegue in un corri corri vorticoso tra una riunione e l’altra, tra una presentazione da organizzare per le riunioni successive e l’altra, tra un e-mail letta e l’altra inviata, per concludersi nei giorni fortunati con un toc-toc alla porta e il sorriso di una collaboratrice che annuncia la conclusione di un esperimento e le consegna il pacco regalo dei risultati ottenuti. Non ricorda il primo giorno di lavoro, il colloquio invece difficilmente potrà dimenticarlo. Lui e lei. Due candidati in attesa che chiacchierano piacevolmente di vita privata, esperienze pregresse e aspettative professionali. Lei è lei. Lui è l’attuale CEO di Polyphor!


 

Lorenzo Braconi

“Mi ritengo una persona fortunata: adoro tutto quello che faccio”. Ladies and gentlemen: Lorenzo Braconi in 10 parole! Esperto nei processi formativi, è fondatore e amministratore delegato di ProPositive realtà professionale impegnata nella consulenza di direzione aziendale e nella formazione orientata alla strategia competitiva e al marketing management. Volendo raccontare il microcosmo di progetti che coordina dovremmo costruire un post ad hoc, per necessità di sintesi precisiamo solo che Lorenzo è anche consulente del top level management di alcune delle più importanti aziende e organizzazioni nazionali, sia private sia pubbliche. Nonostante i tanti impegni su e giù per l’Italia, con Urbino e l’Università conserva un legame profondo. Dei docenti che lo hanno accompagnato nel percorso di studi, tra gli altri, ricorda la Professoressa Betta Martini che descrive come uno straordinario esempio di intelligenza. “Sull’uso dell’habitus mentale che produce efficacia operativa” informa gli studenti del nostro Ateneo nell’ambito delle attività laboratoriali di alcuni insegnamenti del Dipartimento di Scienze dell’Uomo. Non fa distinzioni “emotive” tra vita privata e professionale. “Ogni giorno realizzo e beneficio di capolavori: un abbraccio è un capolavoro, un’azienda che triplica i suoi fatturati grazie a te è un capolavoro, usare capacità di discernimento è un capolavoro, una sconfitta è un capolavoro. Il bilancio della mia vita professionale – conclude – non è positivo, è straordinario: ho fatto sempre tutto ciò che ho voluto”.


 

Daniele D’Alba

Le start up nascono dove il futuro deve ancora arrivare. Quelle che funzionano sono spettacoli immaginosamente concreti che girano nella testa dei visionari che poi le realizzano. Uno di questi si chiama Daniele D’Alba fondatore e Amministratore Delegato di Townet, azienda leader nel settore nazionale e internazionale delle telecomunicazioni specializzata in soluzioni wireless a banda larga. Daniele nasce a Monza, si laurea in Economia e Commercio a Urbino, si trasferisce a Cagli e mette su una piccola società strutturata come system integrator e rivenditore di informatica generico. La passione per l’information technology, infatti, unita a competenze di ambito commerciale, finanziario e strategico è il melting pot che guida le sue ambizioni, tanto che prima di laurearsi contribuisce in maniera sostanziale alla realizzazione di una banca dati sulle industrie ad alta tecnologia in Europa, Usa e Giappone, che l’Ateneo di Urbino realizza in collaborazione con l’Università Bocconi di Milano. A un anno dall’apertura dell’attività, si guarda  intorno e si accorge che a Cagli l’ADSL ancora manca. Il resto succede in una notte. Intuisce la possibilità di portare sul mercato con un marchio proprio i prototipi conservati in laboratorio e, insieme, l’opportunità di sviluppare la prima rete wireless di distribuzione di banda larga alternativa a Telecom. Mentre l’alba arriva trasforma il negozio in un ufficio riunioni. Quando il sole sorge Townet è sulla rampa di lancio e da lì in poi l’ascesa è esponenziale.


 

Roberto Di Raffaele

Roberto Di Raffaele è Social media manager per Max Mara. A Palermo ha  vissuto e studiato fino al 2011. Dopo una laurea in Tecnica pubblicitaria, ha fatto le valigie e si è imbarcato su un volo speciale, di quelli che cambiano la vita per sempre. Atterra tra Pesaro e Urbino, si iscrive al corso di laurea in Comunicazione e pubblicità per le organizzazioni dell’Ateneo di Urbino, ma segue i corsi nella sede di Pesaro dove trova casa, amici e lavoro. “Ho un bel ricordo degli anni vissuti a Pesaro – spiega – la mia prima città d’adozione. Ho un rapporto sincero con questo luogo, fatto di alti e bassi come qualsiasi relazione vera, tutto documentato sul blog StudentiFuori.it. Un racconto che ho scoperto essere utile a tante altre potenziali matricole che ogni estate mi contattano per farsi raccontare la strana vita universitaria presso una sede distaccata. Ovviamente vogliono che parli loro del piano di studi per poi farmi la fatidica domanda: ma è utile per il mondo del lavoro?. La risposta di Roberto non può che essere un sì pieno che traccia un itinerario formativo denso di avvicendamenti teorici e pratici che ha trasformato una passione profonda in una professione concretamente determinata. “Il mio percorso di formazione e professionale, totalmente made in Italy, passa per piccoli gioielli italiani – come Pesaro, Rimini e Reggio Emilia – che hanno permesso alla mia passione di diventare un mestiere grazie anche alla Fondazione Rossini e al brand di abbigliamento Terranova. Esperienze fondamentali che, dovessi un giorno spostarmi all’estero, mi darebbero la certezza di portare ovunque e con grande orgoglio il migliore bagaglio di competenze che il mio Paese possa garantire”.


 

Roberto Merlo

“La mia sveglia suona alle 7:30. Poco più tardi m’incammino verso il cantiere per le consuete sette ore di lavoro”. L’incipit low-profile che Roberto Merlo racconta ha il sapore discreto delle cose mai esibite, eppure se proviamo a corredarlo di dettagli aggiuntivi ne acquisisce un altro che aderisce meglio alla realtà, tutt’altro che ordinaria, dei fatti. La città in cui si sveglia è Parigi e il cantiere verso il quale si dirige tutte le mattine può capitare che sia la Galleria D’Ercole di Charles Le Brun, o la Chancellerie d’Orleans perché Roberto è Restauratore di Beni Culturali e lavora da un anno e mezzo in ARCANES di Cinzia Pasquali, uno più importanti e conosciuti laboratori nell’ambito della conservazione e il restauro delle opere d’arte. “Il mio lavoro – dice – è la mia passione. Qualunque operazione, lavoro, dipinto, cantiere, è sempre una continua scoperta, analisi, ricerca. Dai materiali costitutivi alle tecniche esecutive, sino ai differenti fenomeni di degrado. Uno studio e un’analisi continui per riportare alla luce lo splendore dell’opera che col tempo è andato perduto o deturpato”. Non ama guardare indietro, se lo fa ricorda gli anni della formazione a Urbino e il pensiero va ai professori: Fabiano Ferrucci figura di riferimento fondamentale per la vita privata e professionale; Laura Baratin che ha garantito una qualificazione al corso di restauro di Urbino; Daphne De Luca che ha seguito la stesura del suo lavoro di tesi. “Non penso mai – conclude –  a quello che ho fatto, a ciò che ho raggiunto, guardo più che altro a quello che non ho fatto e che voglio fare, e vado avanti”.


 

Francesca Secci

Francesca Secci sa come si realizzano i sogni. Nasce a Cagliari, studia Lingue per la Mediazione Linguistica alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Cagliari, più tardi Lingue per la Didattica, l’Editoria, l’Impresa (curriculum Traduzione Editoriale e Formazione Linguistica) a Urbino e diventa traduttrice editoriale. Bingo! “Per il lavoro di traduttrice il percorso formativo urbinate è stato fondamentale. Grazie ai laboratori di traduzione ho potuto conoscere traduttori professionisti che mi hanno messo in contatto con alcune case editrici. Lo stesso ha fatto la Professoressa Alessandra Calanchi, mia relatrice”. Francesca però non si accontenta, trova un altro impiego part-time alla Federazione Sport Invernali di Milano, e dal cassetto tira fuori un secondo desiderio che la passione per il nuoto mantiene vivo sempre: quello di vincere le prossime Paralimpiadi. In realtà metà del sogno l’ha realizzato nel 2008 partecipando alle Paralimpiadi di Pechino, ma a lei non piace mollare e vuole riprovarci. Tant’è che con un gruppo di ragazzi disabili ha trovato “spazi, acqua, palestra e allenatori” e ha realizzato il progetto Acquario, che coinvolge 8 atleti, 5 società e 3 regioni diverse. “Non mi sento arrivata – spiega – il mio percorso professionale è appena agli inizi. Non conosco la parola soddisfazione, sono sempre in movimento e mi pongo continuamente nuovi obiettivi”. E sogni. Che avvera.


 

Giacomo Spadini

Quando Giacomo Spadini racconta, l’impressione è di trovarsi a bordo del Millenium Falcon di Star Wars per deviare dalle stelle e avventurarsi in un viaggio al centro della terra. Laureato in Geologia a Urbino, PhD in Tettonica e Modellizzazione Numerica alla Vrije Universiteit di Amsterdam, oggi è Vice President presso ENI Petroleum di Houston, responsabile delle attività in Golfo del Messico, onshore Texas e Alaska. I suoi strumenti di lavoro sono, tra gli altri, un mega pc con doppio schermo e una consolle che riproduce esattamente il cruscotto di controllo di una piattaforma petrolifera. Attraverso questi dispositivi Giacomo segue in tempo reale l’attività dello scalpello che gira e perfora il pozzo, valuta nell’immediato i dati tecnici registrati lungo il profilo del foro e ottiene informazioni sulle caratteristiche chimiche e fisiche delle rocce attraversate, con un dettaglio che permette di vedere persino l’immagine dei macro fossili sedimentati. Dall’astronave, insieme al team di circa venti collaboratori che coordina, si occupa oltre che di studi geologici anche di budget e reporting, ossia degli investimenti che riguardano l’intero ciclo della fase esplorativa. “Ho la fortuna di lavorare per un’azienda in cui l’attività specifica del geologo è funzionale all’obiettivo, in quanto il petrolio scoperto dipende dal professionista che lo individua. E ho anche la possibilità di vivere con la mia famiglia in luoghi del mondo sempre diversi, da dove penso spesso con nostalgia a Urbino e alla Fortezza Albornoz, e mi rivedo seduto sul prato con gli amici che guardo lontano e immagino il futuro”.