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Il Comandante dell’Unità Speciale Gdf, all’Università di Urbino Carlo Bo per una conferenza e per parlare di corruzione, richiama le Università al proprio ruolo: “Siete fondamentali per costruire la cultura della legalità”. Poi aggiunge: “L’interdisciplinarità combatte il malaffare”.

La formazione può essere prevenzione alla corruzione. Soprattutto quella universitaria, sopratutto l’alta formazione. Il Comandante delle Unità Speciali della Guardia di Finanza, Gennaro Vecchione, che giovedì mattina ha tenuto nel nostro Ateneo un conferenza sul tema della tutela dell’economia e della finanza e sul ruolo della Gdf a supporto delle autorità indipendenti conferma il teorema.

“La formazione – dice – è fondamentale per la conoscenza delle norme, è un presidio della prevenzione. Le norme ci sono, ma richiedono una formazione adeguata. Ciò è vero per tanti altri settori, pensiamo soltanto agli appalti pubblici o alla trasparenza della pubblica amministrazione. Proprio in fatto di trasparenza la conoscenza ci aiuta per esempio a capire che la pubblicità dei dati va coniugata con il diritto alla riservatezza”.

Se volessimo dare al termine formazione un significato non soltanto tecnico e nozionistico come potremmo metterlo in relazione con il problema corruzione?

“Certamente la formazione è anche sensibilizzazione, un aspetto molto importante. Fin da bambini dobbiamo essere educati alla legalità. Su questo devo dire che da anni stiamo portando avanti diverse campagne nelle scuole”.

Tra le tante “corruzioni” che ha incontrato c’è un minimo comune denominatore?

“La permanenza negli incarichi, che nei settori a più alta specializzazione è più evidente. Prendiamo di nuovo il settore appalti: se io formo il personale perché sia preparato poi mi viene difficile spostarlo. E tuttavia è necessario farlo per evitare che possa crearsi una rete che facilita la corruzione. Personalmente nella mia vita ho cambiato 15 incarichi e l’ho trovato un incentivo per rinnovare l’entusiasmo. Certamente la rotazione non elimina il problema ma serve da deterrente, rende più difficile la corruzione”.

La crisi economica e una situazione di recessione, come incidono nel creare sacche di nuova corruzione?

“La crisi non influenza la corruzione. Ma è normale che se per mantenermi sul mercato devo assolutamente ottenere quell’appalto sarà più probabile che ricorra alle mazzette”.

Spesso si dice che l’iper-regolamentazione è causa di per sé di corruzione.

“Non sono assolutamente d’accordo. I problemi spesso sono complessi e richiedono una normativa complessa. La corruzione non è questione di iper-regolamentazione ma di coordinamento tra le norme”.

Le Università come possono laureare studenti sempre più in grado di combattere il malaffare?

“Il loro ruolo è fondamentale. Occorre che diano, penso soprattutto ai master, la capacità di essere interdisciplinari. E’ quanto ho appena detto: i fenomeni legati alla corruzione spesso sono interdipendenti. Per capirli è necessario dunque sapere di finanza, di diritto, di economia, affrontandoli in maniera trasversale. Con una formazione adeguata si riesce ad essere molto più incisivi”.

Il cibo è al centro di Expo 2015. Contraffazioni e frodi nel mercato di beni alimentari sono particolarmente odiose perché intaccano la nostra salute. Lei che cosa pensa?

“Aggiungo che il tema della sicurezza alimentare è importante ma non è l’unico che ha a che fare con la salute. Ci sono molti prodotti che possono essere nocivi. Una maglietta che utilizza tessuti di scarsa qualità è potenzialmente pericolosa per la salute, così come un giocattolo per bambini… Nel nostro sito https://siac.gdf.it raccogliamo tutti i dati relativi alla contraffazione”.

La corruzione possiamo incontrarla tutti, tutti i giorni. Qual è il suo consiglio ad un giovane, ad uno studente per difendersi?

“Gli direi di non scendere mai a compromessi, di non scegliere mai la strada più facile”.