Da Expo Belle Arti al Maxxi. La Scuola di Conservazione e Restauro prosegue l’inarrestabile maratona di riconoscimenti e fa tappa al Museo nazionale delle arti del XXI secolo. A Roma, nella spettacolare sede progettata da Zaha Hadid, oggi è protagonista della Giornata di Studio che presenta “Le migliori tesi di laurea sulla conservazione e il restauro dell’arte contemporanea negli anni 2012-2014”. Quattro delle migliori tesi selezionate dalla commissione di esperti del Maxxi sono progetti di ricerca avviati nell’ambito degli insegnamenti della Scuola di Conservazione e Restauro. Un trionfo colorato di rosa che sul podio porta quattro giovani laureate del nostro Ateneo: Serena Zuliani, Serena Vella, Betty Ferro e Beatrice Balboni.

Incuriositi dalla circostanza, abbiamo fatto una chiacchierata con le Golden Girls (ex) della Carlo Bo che ci ha condotto a una riflessione nuova sul recupero e sulla conservazione dell’arte contemporanea, un campo di indagine a quanto pare ancora poco battuto. Solo per fare qualche esempio. Vi siete mai chiesti se anche l’arte più recente necessiti di interventi anche solo preventivi che differiscano il più possibile azioni concrete di risanamento? Avete mai ragionato sui materiali utilizzati dagli artisti del nostro tempo? Per capirci, googlate “Puppy” e un cucciolo di fiori e acciaio (alto dodici metri) invaderà lo spazio del vostro schermo. La scultura è di Jeff Koons artista(r) da quotazioni atomiche, ma non è il nome che ci interessa sono i fiori, la plastica, il vetro o la porcellana che utilizza nelle opere che assembla. Materiali instabili soggetti a un più o meno rapido processo di deterioramento al pari di quelli impiegati nei prodotti d’arte indagati dalle tesi selezionate. Come preservarli? È la domanda alla quale i progetti di ricerca hanno cercato di rispondere.

 

Serena Zuliani, L’inte[rve]nto dell’artista contemporaneo nella conservazione dell’opera d’arte. Maurizio Savini: materiali e tecniche

Maurizio Savini, Ho stretto troppe mani sudate

Maurizio Savini, Ho stretto troppe mani sudate

La tesi si sviluppa intorno alle problematiche conservative delle opere in gomma da masticare dell’artista Maurizio Savini. L’idea nasce dal mio desiderio di approfondire le dinamiche dell’arte contemporanea e dal prezioso aiuto del Professor Antonelli, docente e restauratore, che mi ha indirizzato e messo in contatto con l’artista. Fondamentale è stata poi la disponibilità di Savini che mi ha accolto nel suo studio, prestandosi a una lunga intervista nella quale sono stati indagati tutti gli aspetti teorici e pratici legati al suo lavoro e alla sua futura trasmissione. Le informazioni e i dati acquisiti dalla ricerca sono stati indirizzati verso pratiche di conservazione preventiva e programmata, orientate al monitoraggio delle condizioni ambientali di contorno e a precise indicazioni conservative attraverso una documentazione strutturata, come forma di testimonianza futura.

L’arte contemporanea, proprio perché imprevedibile e più complessa dell’arte cosiddetta tradizionale, ci pone di fronte a sfide sempre nuove che richiedono un maggiore livello di approfondimento e di sperimentazione. Più che di restauro credo che l’arte contemporanea abbia bisogno di conservazione, di studio, di conoscenza tecnica e concettuale dell’opera, di strategie preventive e di documentazione che non richiedono necessariamente l’intervento diretto, ma che anzi mirano a posticiparlo.

 

Serena Vella, L’eterna giovinezza dei Mostri di Capalbio. Un progetto di conservazione programmato e preventivo

Il Giardino dei Tarocchi è un parco artistico costruito dall’artista franco-statunitense Niki de Saint Phalle. Si estende su una superficie di 20.000 metri quadrati alle porte di Capalbio e si compone di 22 monumentali sculture che disegnano gli arcani maggiori dei tarocchi.

maxxi 5

Il Giardino dei Tarocchi

La mia tesi è un work in progress. Ho cominciato a lavorare al progetto nel 2009 e non ho mai smesso. Ho studiato le tecniche esecutive, i materiali costitutivi e lo stato di conservazione dell’opera. I materiali che l’artista ha utilizzato sono diversi tra loro, tutte le sculture sono in cemento armato rivestito di vetri di murano, specchi e ceramiche. Molte delle tessere ceramiche furono realizzate in loco dalla stessa de Saint Phalle, e in previsione delle alterazioni che avrebbero subito l’artista ne programmò anche la futura sostituzione grazie all’apposita creazione di calchi in gesso. Alcune però, quelle che l’artista ha dipinto o sulle quali ha riprodotto piccoli testi, sono insostituibili e devono essere protette. Per farlo occorre capire come.

Nel contributo che ho di recente presentato in Croazia allo SPark conference 2015 (Conservation of Sculpture Parks) insieme a Claudia Bortolussi e Bruno Zanardi, ho proposto l’impiego del SIOX-5: un prodotto per il trattamento protettivo di vetro e ceramica invetriata brevettato da SILTEA una società spin-off dell’Università di Padova specializzata in nanotecnologie e diagnostica applicate al restauro. L’idea è stata molto apprezzata durante i lavori della conferenza, e ha suscitato l’interesse anche della Fondazione Il Giardino dei Tarocchi che si occupa della tutela e della manutenzione dell’opera. Il prossimo step sarà trovare fondi necessari allo sviluppo ulteriore della ricerca. Ma sono fiduciosa. Arriveranno.

 

Betty Ferro, Arte Sella Gestione e conservazione di un parco di Art in nature a Borgo Valsugana

MAXXI 4

Heather Jansch, Orso

L’idea di realizzazione di questa tesi nasce dalla passione per l’arte contemporanea approfondita nell’ultimo anno del corso di laurea, durante il laboratorio ad essa dedicato. Nella tesi di laurea ho studiato le tematiche legate alla conservazione di opere caratteristiche di una specifica tendenza artistica contemporanea: l’Art in Nature. In modo particolare, ho sviluppato l’osservazione e l’analisi del parco “Arte Sella” in Val di Sella presso Borgo Valsugana. Un luogo singolare per le installazioni che accoglie, ispirate proprio ai principi dell’Art in Nature. Le opere, realizzate con materiali totalmente naturali, abitano il paesaggio per poi, una volta degradatesi, tornare nella natura.

La proposta che il mio progetto avanza si articola in due parti: la prima prevede un sistema per la documentazione delle opere sia esistenti, sia scomparse che garantisca la raccolta delle caratteristiche generali, le informazioni tecniche sullo stato di conservazione, gli interventi subiti e le cause/conseguenze del degrado; la seconda prevede un progetto di manutenzione/conservazione attraverso periodici interventi che tutelino la sicurezza del fruitore. Un approccio metodologico questo, in parte soltanto avviato nel lavoro di tesi, che considera la conservazione da una parte nel suo più tradizionale significato e dall’altra in funzione delle esigenze ben determinate di questa manifestazione artistica contemporanea.

 

Beatrice Balboni, Eron. (R)Evolution of language aerosol. Proposta conservativa per l’opera THIS IS NOT THE ARTWORK BUT IT’S ONLY THE FRAME

L’opera è di Davide Eron Salvadei lo street artist, tra i maggiori in Italia e nel mondo, noto anche per l’affresco in vernice spray sul soffitto di un luogo sacro: la chiesa di San Martino in Riparotta a Rimini.

Eron, THIS IS NOT THE ARTWORK BUT IT’S ONLY THE FRAME

Il mio progetto indaga le problematiche connesse alla conservazione di un’opera d’arte contemporanea dal titolo “This is not the artwork but its only the frame” realizzata negli spazi del porto di Rimini da Eron, un artista riminese che appartiene alla “corrente spray”. L’idea nasce in prima istanza dalla condivisione delle origini, l’artista materializza infatti in quest’opera la storia della nostra città attraverso i suoi monumenti più caratteristici, raffigurandoli come in un racconto, in sequenza cronologica dall’arco d’Augusto datato 27 a.C al complesso fieristico eretto nel 2001.

Partendo dall’indagine sui materiali costitutivi, la ricerca ha valutato in primo luogo i fattori di degrado che hanno innescato i problemi conservativi causa della parziale, ma inevitabile, rimozione dell’opera dalla sua collocazione originaria. E in secondo luogo, ha avanzato una proposta di intervento che vuole garantire la tutela e la valorizzazione del manufatto, con l’obiettivo di trasmetterlo alle generazioni future. Il progetto è stato realizzato sulla base delle specifiche problematiche del caso studio in esame. Pertanto, gli interventi proposti, sono tutti necessari alla corretta conservazione dei materiali che costituiscono l’opera. Detto questo, non posso che auspicarne la concreta applicazione.