Lunedì 29 febbraio 2016, a partire dalle 14,30, il Teatro Raffaello Sanzio di Urbino ospiterà il convegno Dieci anni di Impresa e Cultura. La cultura come motore di sviluppo economico e sociale. L’iniziativa, organizzata nell’ambito delle attività del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Urbino Carlo Bo, nasce da un’idea di Elisabetta Righini, docente di Diritto commerciale dell’Università di Urbino e di Felicia Bongiovanni, soprano e direttore artistico del progetto. Relatori della tavola rotonda, moderata da Stefano Sassi, caporedattore Tg2 Rai Economia e direttore di Arturismo, saranno: Salvatore Giordano (direttore generale Confindustria Pesaro Urbino), Gianluca Carrabs (presidente Mondo IES), Tiziana Primori (AD Fico Eataly World), Oda Costa (Eventi, Progetti, Iniziative Editoriali Monrif Group), Pierluigi Gianquitto (tesoriere Ficlu Unesco), Fulvia Tombolini (Fulvia Tombolini, Vigne e Vini dal 1921), Carlo Paoloni (Partner Stern Stewart & Co.), Emanuela Scavolini (vicepresidente Scavolini S.p.a. e presidente della Fondazione Scavolini), Alessandro Marcucci Pinoli di Valfesina (Vip Hotels), Francesco Bernardi (presidente Illumia S.p.a.). Interveranno anche il rettore della Carlo Bo Vilberto Stocchi, Giorgio Calcagnini, prorettore vicario, Paolo Pascucci, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, Giuseppe Giliberti, coordinatore della Scuola di Giurisprudenza, Thomas Tassani, Francesca Cesaroni, Silvia Cecchini e il sindaco di Urbino Maurizio Gambini. Sarà ospite l’onorevole e campionessa olimpionica di scherma Valentina Vezzali.

Abbiamo incontrato la professoressa Righini, che ci ha spiegato che cosa succederà e che cosa è successo in questi ultimi dieci anni.

Parleremo – spiega la docente – della progressiva integrazione fra impresa e cultura. In passato tra i due settori c’è stata reciproca diffidenza; oggi non è più così. Da qualche anno a questa parte si è compreso che la cultura può apportare nuovi stimoli al mondo del lavoro e della produzione, sia in termini di produttività, sia di ‘umanizzazione’ della vita economica. È un’idea nuova secondo cui la cultura può diventare elemento del processo produttivo. Basti pensare all’innovazione di prodotto, che include formazione del personale, design e sapere. D’altra parte la trasformazione della realtà in beni di consumo è di per sé una capacità culturale.

Che cos’è l’’umanizzazione’ dell’economia?

È un modo di considerare l’attività economica, prima di tutto come attività umana e l’impresa come una comunità di persone, non come una realtà fondata esclusivamente sul denaro e sul possesso di beni materiali. È un modo di mettere l’uomo al centro, non la finanza, di comprendere che una ricchezza solida e reale può provenire solo dall’uomo, dalla sua capacità di interagire con la realtà materiale in modo intelligente e creativo e di creare relazioni sociali eque e rispettose della persona.

Abbiamo detto come la cultura aiuta l’impresa. Ma quest’ultima cosa può fare per la cultura?

L’impresa ha una forte responsabilità sociale, è chiamata a collaborare per favorire la crescita, nel senso più ampio del termine, compresa la crescita culturale e artistica. Nelle Marche questo elemento identitario è molto forte, tanto è vero che le produzioni sono permeate dal valore aggiunto del territorio. A livello nazionale lo stesso Made in Italy è espressione di una sensibilità estetica e di una storia. Essere consapevoli di questo significa superare il concetto, un po’ limitato, di un rapporto fondato solo sull’elargizione di mezzi finanziari.

Dieci anni di “Impresa e cultura”, il progetto partito nel 2005, che cosa rappresentano?

Questa iniziativa è stata, nelle sue varie edizioni, un coro di voci provenienti dall’Università e, appunto, dal mondo dell’impresa e della cultura. La loro interazione è uno stimolo alla crescita. Nel programma di lunedì avremo anche il soprano Felicia Bongiovanni, accompagnata al pianoforte dal Maestro Lorenzo Bavaj, per un omaggio a Gioacchino Rossini e al Barbiere di Siviglia per il 224mo anniversario dalla nascita del grande compositore e all’eccellenza della musica lirica. Non sarà un intermezzo musicale ma parte integrante della tavola rotonda, dimostrazione concreta del principio che i diversi mondi possono dialogare su di un medesimo palcoscenico.

L’Università può essere l’intermediario tra aziende e cultura?

Certamente c’è un ruolo di mediazione che le spetta. Nell’elaborazione teorica, nella progettazione e nella formazione, ha il compito di creare una nuova mentalità e profili in grado di essere l’interfaccia del dialogo tra due settori.

Il contesto normativo in che modo deve favorire il rapporto impresa-cultura?

Fra le diverse modalità, sicuramente possono essere rilevanti iniziative come l’Art bonus, vale a dire azioni di defiscalizzazione. Sono inoltre importanti le opportunità offerte da numerosi bandi europei per la presentazione di progetti integrati. È utile perciò che sia le imprese sia le istituzioni culturali sappiano organizzarsi.