Prima dell’Ottocento si chiamava storia naturale. Dopo l’Ottocento, lo studio della vita, o meglio dei viventi, ha iniziato a chiamarsi biologia, ponendo così le basi della propria epistemologia. Nello scarto linguistico c’è dentro una distanza di metodi, approccio, strumenti, un’evoluzione. Tanto che oggi questa scienza è diventata altro rispetto alle sue basi storiche, coinvolgendo differenti branche del sapere. Per vedere cosa siano oggi le scienze biologiche bisogna sbirciare tra l’offerta formativa dell’Università di Urbino, capace di reagire ai mutamenti. C’è pure una ragione in più per cui chi voglia scegliere una formazione di questo stampo debba tenere presenti le coordinate dell’Ateneo urbinate: le classifiche del Censis ormai da anni collocano l’Università e nel dettaglio la didattica delle scienze biologiche nella top ten. Fatta questa premessa cerchiamo di sviscerare la materia. Come? Fornendo una panoramica sui curricula attraverso i quali la Carlo Bo riempie il bagaglio degli studenti di strumenti indispensabili, non solo per l’accesso al mercato del lavoro, ma anche per conseguire un profilo altamente professionale. Il post passerà sotto la lente la Scuola di Scienze Biologiche. Ci aiuterà a concentrarci su ciò che conta il coordinatore, il professor Stefano Papa. “La Scuola – spiega dando i primi ragguagli sull’impalcatura generale – dopo il primo anno comune, all’interno del quale sono inseriti due insegnamenti difficilmente riscontrabili in altre Università italiane (Citometria e Microscopia), prende due percorsi distinti per la seconda e la terza annualità: il curriculum Sanitario-molecolare e quello Naturalistico-ambientale, che poi si completano con i tre curricula magistrali (biennali)”. Di questi ultimi parleremo però in un altro momento.

L’indirizzo Sanitario-molecolare

E’ qui che deve rivolgersi chiunque voglia conoscere le basi della tecnologia di laboratorio. “Mentre il tecnico sa come far funzionare la strumentazione sanitaria – dice il professor Papa – il laboratorista della triennale è in grado di comprenderne i meccanismi di funzionamento grazie a una adeguata preparazione teorico-scientifica. Dal punto di vista professionale il nostro laureato è una figura intermedia tra il medico primario e il tecnico di laboratorio”. Nel mercato del lavoro questo si traduce in opportunità nel settore pubblico e privato per entrambi i curricula: “Comuni, Province, Regioni, Parchi e Riserve Naturali e così via, strutture pubbliche socio-sanitarie, Istituti di Ricerca pubblici e privati, come università o aziende farmaceutiche, sono il terreno ideale per mettere a frutto le competenze analitico-strumentali acquisite”.

L’indirizzo Naturalistico-ambientale 

Il professor Stefano Papa, coordinatore della Scuola di Scienze biologiche

Il professor Stefano Papa, coordinatore della Scuola di Scienze biologiche

E’ il curriculum che abbraccia la chimica, la biologia, la zoologia e la fisiologia vegetale. “Questo percorso – spiega il professor Papa – non è di tipo applicativo, lo diventa una volta terminato anche il ciclo magistrale che gli è complementare. Creiamo un profilo in grado di valutare l’impatto ambientale sulla base di una formazione biologica. In riferimento alle valutazioni che ho citato va aggiunto che l’Università di Urbino ha anche una spin-off attiva che si occupa di gestione territoriale”.

Biologo junior

Se la domanda è circa la possibilità o meno di iscriversi a un albo la risposta è affermativa. La qualifica acquisita è quella di biologo junior con il percorso triennale che dà accesso alla libera professione e all’iscrizione nell’Albo Nazionale dei Biologi, sezione B, come previsto dalla normativa, il Dpr n.328 del 5 giugno 2001.

Il futuro al microscopio

Dopo aver scritto della didattica, della riconosciuta qualità degli indirizzi bisogna venire all’aspetto che forse interessa maggiormente e che merita ulteriori precisazioni: quali sono le prospettive occupazionali? “Di sicuro – premette il professor Papa – l’occupabilità è alta, questo perché abbiamo deciso di scommettere tutto sulla qualità”. I due indirizzi infatti rappresentano un lasciapassare nel settore farmaceutico, alimentare, cosmetico, chimico e fitosanitario e ovunque sia richiesta la conoscenza della biologia. “I nostri studenti – riprende il professor Papa – anche grazie all’attivazione di stages, tirocini e alla pratica di laboratorio con l’utilizzo di tecnologie e attrezzature sofisticate acquisiscono competenze negli ambiti biologico-molecolare e naturalistico-ambientale approfondendo sia la biologia vegetale che quella animale”. Senza contare gli sviluppi che la disciplina sta registrando. Basti pensare alla medicina di precisione e alla ricerca farmacologica che apre nuovi scenari. Orizzonti che al microscopio si vedono anche meglio.