Leggete Antonio Giuralarocca, studente di Scienze politiche, economiche e del governo, protagonista dell’intervista che segue. Leggete di quella volta che ha scelto ingegneria e che poi si è accorto di quanto non fosse per lui. Oppure di quando, appena messo piede a Urbino, voltato l’angolo, imboccata una delle vie strette della città, ha chiesto informazioni. BAAM! Il primo sconosciuto aveva la stessa faccia dell’amico che di lì a poco sarebbe stato. Leggete e dite se la domanda appropriata non è la stessa che si faceva Bauman: “Nel dare forma alla nostra vita, siamo la stecca da biliardo, il giocatore o la palla?”. Su due piedi verrebbe da pensare tutte e tre le cose, talvolta anche nello stesso momento. Siamo il giocatore, la stecca che colpisce la palla, la palla (meglio se in buca). Proprio come Antonio in questa storia, la sua.

Come sei atterrato alla Carlo Bo?

Urbino l’ho conosciuta grazie agli zii. Entrambi hanno studiato qui. Di più: a Urbino si sono conosciuti, innamorati, sposati. A Urbino hanno messo su casa. Per anni ho passato le mie vacanze estive in città. Nella mia infanzia ci sono gli aquiloni!

In buona sostanza tutto ha avuto inizio con il passaparola familiare.

Sì, diciamo che sono rimasto vittima del fascino di Urbino attraverso i racconti che ho ascoltato fin da piccolo: sulla figura leggendaria di Carlo Bo, sulla città campus, sugli anni ‘70.

Dunque hai scelto senza esitazioni?

In realtà la mia storia è più complessa. Il primo incontro con l’Università è stato a Potenza: ingegneria. Ero bravo coi numeri, così ho pensato che questa sarebbe stata la mia strada.

Invece?

Invece no, non lo era. Ho capito con leggero ritardo che dovevo essere altrove, sulle tracce della mia vera passione: la politica. Dovevo essere a Urbino.

Che cosa ti convince di più del tuo corso?

Il fatto che sia un mix di scienze politiche e di economia. È una caratteristica di questo Ateneo. Mi convincono i docenti. Uno per tutti: Ilvo Diamanti, tra i migliori politologi in circolazione. Ho la fortuna di poter frequentare le sue lezioni.
Terzo, mi convince la struttura didattica del corso: agli insegnamenti ed esami obbligatori, il terzo anno se ne aggiungono due a scelta. Il piano degli studi è, per così dire, aperto: Diritto amministrativo, Diritto privato, Micro- e Macroeconomia, Scienza delle finanze, Economia aziendale, Politica economica.

Segni particolari di Uniurb?

Senza dubbio il rapporto informale tra studenti e professori.

Quanti esami ti mancano alla laurea?

Pochi, a breve spero nessuno.

Hai già iniziato a lavorare alla tesi?

Sì, analizzerò il legame tra M5S e territorio.

Come è cambiata la tua vita da quando sei studente universitario?

Adesso leggo tra le righe del mondo, ne colgo le sfumature. Prima vedevo la realtà in bianco e nero.

Chi studia Scienze politiche vuole fare il politico.

No, sfatiamo questo mito. O meglio, potrebbe anche farlo per passione, ma non si diventa politici studiando Scienze Politiche. Si diventa politologi.

Sei studente di Scienze politiche se… ?

Se quando leggi una dichiarazione o ascolti una notizia pensi sempre al messaggio che contiene, al di là dell’apparenza.
Se per te la prima cosa che trovi su Facebook o internet non è verità rivelata.
Se sai selezionare le informazioni.
Se ti chiedi, sfogliando un quotidiano, perché il tale dice proprio quella cosa e perché la sta dicendo proprio in quel modo.
Se la migliore delle previsioni su te stesso è farò il politologo, oppure lo spin doctor di un grande personaggio politico.
Se guardando House of Cards sogni di essere al posto di “Frank” Underwood, dietro le quinte dell’arte nobile e difficile della politica.

Antonio Giuralarocca, professione ghostwriter.

Sì, mi piace. Ghostwriter! O, perché no?, responsabile foundraising di una campagna elettorale. L’importante è che sia una professione nell’ambito delle scienze politiche. Uno dei vantaggi della Carlo Bo è che ti prepara alla pubblica amministrazione. Motivo per il quale, pensando al lavoro, puoi guardare in più d’una direzione.

Qual è l’esperienza che ti ha lasciato una traccia dentro?

Se passo in rassegna gli ultimi tre anni sono tante le cose che porto e che porterò con me. Ho frequentato workshop, summer school, ho collaborato con associazioni studentesche (mi sono pure candidato!), ho partecipato al Buddy Program. Ho fatto di tutto e tutto mi ha cambiato e fatto crescere. Ma se devo dire soltanto una cosa, la più importante, dico Erasmus. L’esperienza a Lisbona è stata fantastica! Ci sono arrivato quasi per gioco, alcuni colleghi me l’avevano sconsigliata: secondo loro sarebbe stato soltanto un modo buono per rallentare la mia carriera universitaria. Si erano sbagliati! L’Erasmus è una città nuova, una lingua nuova, persone nuove, una prospettiva nuova. Anzi, proprio perché ti ritrovi in stanza con un brasiliano e un polacco che si esprimono in portoghese, con un francese che comunica in spagnolo con un tedesco, l’Erasmus è tante città, tante lingue, tante culture e tu sei lì che non devi far altro che portarti a casa quante più cose riesci. C’è una frase che ho letto e che sottoscrivo: “L’Erasmus non è un anno della tua vita, è la tua vita in un anno”. Verissimo!

Chiudi gli occhi. Pensa a Urbino. Che cosa vedi?

La mia personalissima cartolina è in via Santa Margherita. Fra le mura della strada che scende dalla Fortezza si apre una vista sul Duomo. Ho con me questa immagine fin da bambino. Non mi è più passata. Non mi passerà.

Consigli da dare?

Non studiate per superare l’esame! Fatelo anche per questo, ma non esclusivamente per questo. Non riducetevi all’ultimo minuto. Studiate sempre, con costanza, assaporando le pagine.

Altro?

Sì. Partecipate alle iniziative extra curriculari (seminari, incontri ecc.), dedicatevi all’associazionismo. Sono esperienze che vi faranno crescere molto. Non scoraggiatevi mai, siate sempre positivi ed entusiasti. Ah, ovviamente fate ciò che amate fare: terminate le scuole superiori avrete intorno fior fior di consulenti che vi riveleranno qual è il corso migliore per voi. Non lasciate che tra le voci parlanti non ci sia la vostra. Magari è solo un sussurro ma c’é: vi sta dicendo ciò che vi appassiona veramente.