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Ricerca. Se ne parla tanto, ma a conti fatti sappiamo davvero cosa significhi fare ricerca scientifica? L’Ateneo di Urbino con i suoi gruppi di studio attivi in diverse aree disciplinari produce conoscenza, innova e partecipa con esiti di rilievo al processo di sviluppo economico, sociale e culturale che ci interessa tutti e molto da vicino. Di questo abbiamo notizia certa, ma siamo in grado di percepire con chiarezza il caleidoscopio di grandi capacità e iniziative che l’Università mette in campo giorno dopo giorno?

Questa sezione del blogazine ci aiuterà a capire. Insieme busseremo alle porte di laboratori e studioli e chiederemo perché, come funziona, quanto costa, chi paga e qual è il risultato. Incontreremo i protagonisti della ricerca, gli addetti ai lavori impiegati nei tanti dipartimenti che promuovono i progetti e cercheremo di restituire le informazioni raccolte nella forma di un racconto accessibile ed esatto. Esploreremo i molteplici settori scientifico disciplinari che ad Urbino si concentrano sostanzialmente in due macro aree: una socio-politica e umanistica e l’altra più specificamente scientifica. Due domini in costante e reciproco scambio che guardano al principio dell’interdisciplinarità come al motore di performance d’eccellenza e insieme compongono la misura virtuosa di una cultura “glocal”. Globale eppure locale e viceversa. Di fatto, spiega il Prorettore alla ricerca Flavio Vetrano, l’area socio-politica e umanistica favorita delle ridotte dimensioni territoriali, da partnership tra università e imprenditoria regionale e tra università e associazioni di categoria opera con successo nel perimetro locale delle proprie strutture ed esporta i risultati fuori e intorno, al contrario quella scientifica realizza l’indagine fuori (spesso all’estero dove hanno sede i grandi laboratori) e porta dentro il beneficio di esperienze internazionali.

Entrambe per coprire la nota spesa si sono specializzate nella non facile attività di fundraising, tant’è che la quasi totalità dei fondi che l’Ateneo di Urbino investe in ricerca provengono da finanziamenti esterni. Chi sponsorizza chi? Di certo il Ministero dell’Università e della Ricerca (MIUR) i cui fondi, al contrario di quanto avviene per l’area scientifica, costituiscono la maggior fonte di finanziamento per l’area umanistica, il resto lo scopriremo chiedendo. Così come scopriremo quali prodotti generano i progetti, se hanno finalità applicative immediate o ricadute di rilievo concretamente tangibili in un tempo variamente lungo. Quello che al momento possiamo ipotizzare, da una prima ricognizione di massima, è che incontreremo il nostro piccolo esercito di ricercatori, uomini e donne capaci di produrre valore aggregando saperi, tecnologie e competenze. Stringeremo mani, ascolteremo parole, registreremo dati e guarderemo il futuro che corre sulle linee veloci di prospettive condivise.