Credo sia davvero tutto come sembra, che l’urgenza di spremere la vita e il desiderio feroce di imparare, per Eva Marangoni, siano la stessa cosa.
Eva che si è iscritta al secondo anno del Corso di laurea triennale in Scienze e tecniche psicologiche e ha vinto il premio di studio della Carlo Bo. Eva che si impegna e basta. Eva che inciampa nella morbidezza di un’emozione. Eva che “fare sport è come respirare”. Eva che “per gli amici mi faccio in quattro”. Eva che “un mazzo di fiori? No, grazie, meglio un piatto di fiori… di zucca in pastella”!

 

Eva, dopo il diploma i festeggiamenti, la vacanza e poi?

Dopo il liceo classico avevo le idee confuse, non riuscivo a dire: voglio fare questo o quello. Mi girava in testa l’idea delle Scienze investigative, ma non riuscivo a trovare niente che facesse al caso mio.
Così mi sono detta: se l’obiettivo di formarmi in questo ambito non posso raggiungerlo per la via principale, proverò passando per una via perpendicolare. Magari quella della psicologia. Mi sono documentata sul web e ho scoperto che la triennale di Scienze e tecniche psicologiche di Urbino era ben valutata.

 

Ricordo che mancavano pochi giorni alla chiusura delle immatricolazioni, ho fatto un bel respiro, mi sono iscritta e ho partecipato al test di ammissione. Non è stata una scelta fatta col cuore, ma non me ne sono mai pentita: questo corso di laurea è una continua sorpresa.

“Non è stata una scelta fatta col cuore”, eppure il tuo cuore è in ogni parola che racconta questo Corso di laurea, o sbaglio?

Non sbagli. La psicologia è una scienza relativamente “nuova”, in continua evoluzione e per noi che la studiamo è una scoperta costante. Di sorpresa in sorpresa, ciò che più mi ha stupito è il filo conduttore che unisce tutte le materie, una trama di collegamenti molto personale che riusciamo a costruirci esame dopo esame, e questo è certamente un punto di forza importante della triennale.
Inoltre in aula, per quanto numerosi, circola una bella idea di solidarietà che ci fa dire: “stiamo facendo tutti lo stesso percorso”, e che spinge i professori a sostenerla rendendo piacevoli le lezioni, cercando di coinvolgerci il più possibile, di farci lavorare in gruppo. E noi, insieme, impariamo a sopportarci e a supportarci!

 

Devo anche dire che i docenti non si limitano alla spiegazione dell’argomento, ma verificano che il messaggio trasmesso arrivi davvero. Ci invitano a interagire, a domandare, a riflettere. In particolare a me, che con due colleghi di corso sono rappresentante degli studenti del Dipartimento di Studi Umanistici (DISTUM), chiedono anche di dare voce alle necessità o ai disagi dei ragazzi; o di dare loro consigli su come valorizzare le cose che funzionano bene e su come gestire le criticità del corso. Ho l’impressione che tengano davvero molto alla buona riuscita del percorso formativo.

Durerà tre anni, ma mi pare di capire che questo percorso formativo per te non abbia scadenza, perché?

Perché oggi riconosco la teoria nella quotidianità e provo a dare un nome a certi comportamenti che mi sembra di individuare. Ti spiego: le cose che vedevo e che ascoltavo tutti i giorni prima di cominciare questo percorso, adesso le analizzo alla luce di un ragionamento nuovo. Cerco di capire il punto di vista dell’altro, provo a correggere un comportamento e a guardare il mondo da un punto di vista differente.

 

Sento che tutto questo mi aiuta a crescere, a maturare, a sperimentare nuove sfide.
Ad esempio, tra gli opzionali del terzo anno ho scelto l’esame di Group dynamics in social psicology e mi sono garantita l’opportunità di studiare un argomento che mi interessa e di seguire tutte le lezioni in inglese, una lingua che mi piace molto, e che è fondamentale per la consultazione della letteratura scientifica psicologica.
A proposito, altra bella esperienza di questo secondo anno di corso è stato il laboratorio di lingua inglese che aveva proprio l’obiettivo di insegnarci a leggere testi di carattere scientifico.

Inglese à gogo! Hai mai pensato di partecipare al programma Erasmus Plus?

Parto a settembre per studiare psicologia… in spagnolo! Eh sì, ti ho stupito, destinazione: Università di Oviedo, in Spagna.  Mi piace viaggiare e se viaggiando posso imparare sono più contenta.
Parto perchè voglio capire come si fanno le cose all’estero, per interagire con altre persone in un’altra lingua. Ho visto colleghi del corso tornare a Urbino con sorrisi a un sacco di denti. Tutti a dire che lo rifarebbero. Sono davvero curiosa, chiaro che ho anche qualche paura, ma ho soprattutto voglia di andare lì e superarle!

 

Per prepararmi a questa nuova avventura ho seguito uno dei corsi gratuiti del CLA, tenuti da insegnanti madrelingua, che l’Università di Urbino offre gratuitamente ai suoi studenti – a tutti non solo a quelli che partono in Erasmus. Io, ovviamente, ho seguito quello di spagnolo, una lingua che avevo già studiato alle medie, e mi è stato molto utile tant’è che ho superato il test linguistico che, insieme al colloquio motivazionale, verifica i requisiti richiesti dall’Università straniera. Una bella soddisfazione, non vedo loro di partire!

Prova a immaginare Eva dopo la laurea.

Per me questa triennale è un trampolino. L’ho scelta all’ultimo momento ed è stata una specie di salto nel vuoto. Tutta l’esperienza universitaria mi fa pensare al momento in cui mi sono lanciata col paracadute. Hai presente quel “lo-faccio-non-lo-faccio” di quando sei ancora sull’elicottero, e poi il momento del volo prima che si apra il paracadute quando sei parallela alla terra e provi quella sensazione di vuoto e di pienezza allo stesso tempo? Ehm no, forse non hai presente…

Ehm, no, non ho presente… ma ti ascolto e ti vedo felicemente a mezz’aria…

Sì insomma, adesso al secondo anno, mi sembra di volare, di poter cadere all’infinito tra le cose che imparo, che sono una sorpresa continua.
Immagino che alla fine del terzo il paracadute si aprirà e galleggerò in piedi nell’aria, guardando con maggiore consapevolezza il panorama delle opportunità che il corso di laurea offre, e tra le tante alternative possibili troverò la mia e farò ciò che voglio fare veramente.

E poi cosa succederà?

Che i piedi toccheranno terra e dirò: sono volata giù da 4.200 metri, ce l’ho fatta!

Cinque suggerimenti per chi sta decidendo cosa studiare e dove.

Non lasciare che la scelta del tuo percorso universitario sia condizionata dalla scuola superiore che hai frequentato, non dev’esserci per forza continuità tra ciò che hai studiato e quello che studierai. Concentrati sulle piccole scintille di interesse che hai sentito accendersi tra i banchi negli anni scorsi, e vai dove ti porta la tua curiosità.

 

Trova il tuo metodo e cerca di studiare tutto da subito e con serietà. Non cedere alla tentazione di prendere in mano i libri alla fine delle lezioni perché anche se l’esame sembra lontano il semestre passa in un attimo.

 

Approfondisci ogni argomento perché gli obiettivi formativi di questo corso si raggiungono anche grazie alla preparazione personale. Quindi procurati saggi, articoli, fai ricerca e non trascurare le letture aggiuntive che i professori consigliano. Fidati, sono fondamentali anche quelle.

 

Non farti scoraggiare dal titolo dell’esame, cerca l’insegnamento sul sito di Ateneo, clicca e leggi il programma, ti garantisco che la sorpresa è sempre dietro l’angolo!

 

E poi divertiti. Le opportunità di svago gratuite del nostro Ateneo non sono poche. Informati. Io mi sono iscritta al Centro Teatrale Universitario Cesare Questa, una bellissima esperienza che mi arricchisce anche dal punto di vista personale. E se proprio non ti va di fare teatro lanciati col paracadute!

 

Immagine in evidenza: Donatello Trisolino