Aspettando l’8 marzo, ci viene in mente che la Giornata Internazionale della donna domani arriverà in rete viaggiando su un doodle di google variopinto, inviterà le donne a visitare gratuitamente i musei e i luoghi italiani della cultura con l’hashtag #8marzoalmuseo, offrirà loro una giornata di navigazione online gratuita perché così hanno deciso i maggiori gestori della telefonia nazionale, schiverà l’asteroide 2013 TX68 che passerà a circa 5 milioni di km dalla terra e soprattutto racconterà a voce alta dei diritti civili conquistati dalle donne per una piena parità sociale, culturale, politica ed economica ancora tutta da realizzare.

GENERE

Di donne e di genere si è parlato oggi e si parlerà nei prossimi due giorni anche nelle aule dell’Area Scientifico Didattica Paolo Volponi del nostro Ateneo, nell’ambito del ciclo di incontri Genere: un’imprescindibile categoria di analisi. Un’iniziativa che “nasce dall’esistente – spiega la Professoressa Fatima Farina tra le ideatrici del progetto insieme a Raffaella Sarti, Francesca Declich e Monia Andreani – vale a dire dai percorsi di studio e lavoro miei e delle colleghe coinvolte. Da anni, infatti, lavoriamo sul genere, ossia sulle relazioni tra donne e uomini e pubblichiamo lavori a livello nazionale e internazionale nei rispettivi ambiti disciplinari (sociologia, filosofia, antropologia e storia). Abbiamo, pertanto, pensato di mettere a disposizione il nostro bagaglio di conoscenze sull’argomento in coincidenza della settimana dell’8 marzo. L’idea è, insomma, di un tempo maturo per stabilire anche nel nostro Ateneo uno spazio qualificato per la riflessione sistematica sulle questioni di genere, cosa che nelle Università di altri Paesi avviene regolarmente da decenni”.

Ad aprire, questa mattina, i lavori della conferenza è stato l’intervento Universalismo dei diritti e pratiche di decentramento della cura trattato dalla Professoressa Monia Andreani sulla scorta della personale ricerca sull’etica della cura e del libro, di cui è coautrice con Luisa De Paula, La bioetica con i caregiver. Alleanza terapeutica e qualità della vita.
Dalle 11 alle 13 dell’8 marzo, a commentare Il genere della dipendenza sarà la Professoressa Raffaella Sarti riflettendo sui contenuti della sua recente pubblicazione Servo e padrone o della (in)dipendenza.
“Il filo rosso che lega i contributi – continua Fatima Farina – è in quella intestazione iniziale: Genere: un’imprescindibile categoria di analisi. Come studiose abbiamo ampia consapevolezza di quanto sia imprescindibile partire dal riconoscimento delle differenze, specie nella società contemporanea, ma altrettanto lo è dotarsi di strumenti per poterle leggere e interpretare, e diffondere la cultura di genere. Da questo punto di vista l’Università è il luogo ideale”.

Il 9 marzo, a partire dalle 15, chiuderà il ciclo di incontri il seminario Donne nelle forze armate e uomini a casa. Nuove frontiere degli studi di genere introdotto dalla presentazione dei volumi Donne nelle forze armate curato dalla Professoressa Farina, e Men at Home. Domesticity, Authority, Emotions and Workdel curato dalla Professoressa Sarti.
“Più che celebrare la Giornata Internazionale della donna – secondo le organizzatrici – si tratta di proseguire un cammino verso il ripianamento di disparità ancora innegabilmente persistenti che interrogano profondamente il sistema di relazioni a tutti i livelli: sociale, culturale, politico ed economico-lavorativo. La disparità oltre a essere un’ingiustizia, e ciò già sarebbe sufficiente a destare la nostra attenzione, è anche un costo sociale ed economico elevatissimo in quanto condiziona negativamente la qualità della vita delle persone, ricade sulla salute psico-fisica, limita la libertà personale. Per concludere, ricorre quest’anno il settantesimo anniversario del voto delle donne in Italia, ma credo che nessuno possa parlare oggi di una raggiunta parità. Insomma si tratta di continuare a riflettere sulle ragioni di ciò, interrogare il modo in cui ci relazioniamo, il modo cui percepiamo e rappresentiamo l’alterità maschile e femminile. È un lavoro necessario ma tutt’altro che facile e scontato perché, come afferma J. Lorber, «parlare del genere è come per i pesci parlare dell’acqua in cui nuotano».

Immagine: Ian Schneider.