«Urbino stamattina l’ho trovata, sotto un sole invernale, scintillante, bellissima». Comincia così l’intervista che Alessandro Barbero ha consegnato ai microfoni di Uniamo lo scorso 27 gennaio, in occasione dell’Inaugurazione dell’Anno Accademico 2025-2026 del nostro Ateneo. Senza dubbio, Urbino è anche il luogo che costringe a fare i conti con le parole della storia, “Medioevo” in particolare. Un’etichetta impropria, un’invenzione postuma caricata di un giudizio negativo che non può appartenere – spiega lo storico – «a una civiltà straordinaria che costruisce Notre-Dame o scrive la Divina Commedia». Il Rinascimento non nasce contro ma sopra il Medioevo, e il Palazzo Ducale di Federico da Montefeltro, con i suoi ornamenti rinascimentali applicati a un’architettura di impianto medievale, lo dimostra con evidenza.

Nelle tappe successive, la conversazione con il Professor Barbero – che nel 1996 ha vinto il Premio Strega con il romanzo, edito per Mondadori, Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo – ha toccato anche le sponde della divulgazione e della narrazione. «La storia è narrazione, è sempre stata racconto. Quando l’ho conosciuta da bambino erano articoli illustrati che parlavano di Napoleone e delle sue battaglie o della Seconda guerra mondiale, quindi racconto in ogni caso. La storia per me è sempre stata la più emozionante delle cose che si possano raccontare, più di quelle inventate».

La restituzione dei fatti del passato non è sapere specialistico separato dalla vita, è la vita stessa. «La cosa veramente importante quando racconto la storia, è far capire a tutti che noi ci stiamo dentro e far vedere quanto sono esseri umani i protagonisti».

 

 

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