Il Career Day di Uniurb si è aperto il 9 ottobre, si chiuderà il 3 novembre e attraverserà il suo step apicale il 26 ottobre, quando favorirà l’incontro tra i laureandi e laureati dell’Università di Urbino e le 56 aziende partecipanti. Quel giorno, nella Sala del Trono del Palazzo Ducale sarà presente anche Aboca, il Gruppo certificato B Corp che sviluppa integratori alimentari e dispositivi medici a base di sostanze 100% naturali. Di quale background e di quali soft skills terrà conto durante i colloqui la società benefit che ha al suo attivo 1.600 dipendenti e un fatturato da 270 milioni di euro? A spiegarlo nell’intervista che segue è Antonio Guarrera, HR Director Aboca.

 

Dottor Guarrera, diamo il benvenuto ad Aboca che è ormai stabilmente presente al Career Day di Uniurb!

Aboca torna sempre volentieri a Urbino. L’Università crea l’evento intorno allo studente, che ne è il centro, tanto da trasferire l’incontro dei suoi laureati con le aziende nel cuore della città, all’interno del Palazzo Ducale. In effetti la formula del Virtual Career Day è interessante, ma per noi è fondamentale parlare con i giovani in presenza, e poterlo fare in uno scenario iconico di assoluta bellezza è un doppio vantaggio.

 

Ripeto, per noi è importante ascoltare e guardare negli occhi le ragazze e i ragazzi che si candidano, perché la nostra non è un’azienda “a meccanismo”, ma è un’azienda “a organismo” vivente che evolve. E le sue persone non sono parte di un ingranaggio, ma sono cellule staminali che l’intelligenza di questo organismo supporta nello sviluppo del loro potenziale. Negli anni, sono almeno tre i laureati Uniurb che abbiamo selezionato e che hanno fatto tutto il percorso dallo stage all’assunzione.

Quali profili cerca al momento l’azienda che rappresenta?

Aboca cerca soprattutto profili con background scientifico, quindi laureati in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, Farmacia e Scienze Biologiche, ma anche in Marketing ed Economia. E poi mi piace sempre spiegare che, al di là delle opportunità che l’azienda offre al momento, ci sono posizioni lavorative che potrebbero consentire, ad esempio, a un farmacista di occuparsi di divulgazione scientifica o di marketing, perché il marketing del nostro prodotto è scientificamente orientato.

 

Così come un biologo che non riesca a immaginarsi per tutta la vita sotto una cappa a occuparsi di ricerca potrebbe lavorare come informatore o come commerciale. Insomma, le opportunità di carriera non mancano. I laureati umanistici interessati al settore delle Human Resources potrebbero fare l’esperienza di uno stage. Nel mio ufficio lavorano stabilmente due ex stagisti.

Immagino, quindi, che Aboca e Uniurb abbiano attivato convenzioni per stage e tirocini.

Sì, da diversi anni abbiamo attivato convenzioni per stage, tirocini e percorsi di tesi. Studenti dell’area scientifica che decidono di fare una tesi sperimentale possono, per intenderci, realizzare il progetto nei laboratori del nostro settore Ricerca e Sviluppo. Possibilità di stage in Aboca ce ne sono state e ce ne sono tantissime, non solo per profili scientifici.
Io consiglio sempre ai ragazzi di fare questa esperienza che non è funzionale solo a un possibile ingresso in azienda, ma serve soprattutto a capire come funziona un’impresa privata e se un determinato ruolo o percorso lavorativo può essere adatto alle proprie inclinazioni oppure no. Ad esempio, una ragazza laureata in Psicologia clinica ha fatto uno stage curriculare nel nostro ufficio Risorse Umane per rispondere a un dubbio di questo tipo, e terminati i sei mesi ha deciso di specializzarsi in psicoterapia e ha lasciato l’azienda optando per la libera professione.

Di quali competenze terrà conto quando, il prossimo 26 ottobre, incontrerà i giovani Uniurb?

Valuteremo le competenze scientifiche ma anche le competenze comportamentali dei candidati. Ai giovani che cerchiamo devono brillare gli occhi, questi ragazzi devono avere il fuoco dentro, devono essere appassionati, pronti a impegnarsi, curiosi della vita, e devono intendere il lavoro non come una modalità di sfruttamento, ma come uno strumento di realizzazione dell’essere umano. In altre parole, se il loro obiettivo fosse quello di migliorare il mondo in un’azienda come Aboca sarrebbero i benvenuti, se invece volessero guadagnare subito tantissimi soldi e andare a vivere a Dubai dovrebbero cercare un impiego altrove, perché lavorando ci si arricchisce diventando felici!

Diamo qualche indicazione anche in merito alle competenze tecniche?

Certamente. Tra le competenze tecniche imprescindibili segnalo l’informatica di base – che non è scrollare TikTok ma è saper usare strumenti indispensabili come Excel ad esempio – e l’inglese. Aboca negli anni è cresciuta, oggi ha diverse sedi commerciali all’estero per cui la conoscenza di questa lingua è per noi fondamentale. Se acquisita anche grazie ai programmi Erasmus tanto meglio, perché l’esperienza di studio e di vita all’estero è un valore aggiunto non solo linguistico ma anche culturale. Insegna l’umiltà, insegna a cambiare punto di vista, insegna un nuovo modo di interagire con gli altri e vale più di un master.

Lavoro è anche il processo di ricerca che precede il colloquio e l’assunzione. Come consiglia di affrontarlo?

Dando un’occhiata ai profili delle aziende, per esempio. Dal ragazzo o dalla ragazza che incontro al Career Day mi aspetto che il sito di Aboca l’abbia guardato. Questo per evitare che arrivino allo stand laureati in Ingegneria meccanica e mi dicano «sto cercando un’azienda che sviluppa motori elettrici», perché noi i motori elettrici li compriamo non li fabbrichiamo. Ecco, è necessario seguire le presentazioni aziendali, approfondire in rete le informazioni raccolte così da poterle incrociare con i propri obiettivi in fase di colloquio, e non rimanere bloccati in banalissime domande del tipo «che orario ha il tirocinio?»

 

Tra l’altro, sul sito sono descritte tutte le nostre attività, per cui un laureato di area umanistica potrebbe scoprire, ad esempio, che abbiamo una casa editrice e un museo, potrebbe candidarsi, indipendentemente dalle posizioni aperte, e darsi un’opportunità in più. Insomma, soprattutto dopo la laurea, quando si comincia a cercare un’occupazione non ci si deve accontentare, si deve cercare il lavoro per cui si è nati, quello che veramente piace, perché se sei appassionato non lavorerai un giorno nella tua vita!

 

 

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