M come Michele, M come Meritevole! Anche Michele Perilli è nella top list degli studenti vincitori dei premi di studio di Uniurb.
Tre anni fa ha rinunciato a un lavoro a tempo indeterminato, ha scelto di seguire il suo più autentico desiderio di vita e si è iscritto alla triennale in Biotecnologie. I suoi hobbies? Cucinare, suonare il basso, smontare, rimontare, customizzare tutto ciò che gli passa tra le mani e chiedersi “perché”!

 

Michele, raccontami il tuo “viaggio” dalla Puglia alle Marche.

Da Foggia a Pesaro e da Pesaro all’Università di Urbino. A Pesaro lavoravo come cameriere d’estate, negli anni delle superiori. Conoscevo la città perché ci vive mia zia e per lo stesso motivo la conoscevano anche i miei genitori. Così, quando le difficoltà lavorative li hanno spinti a trasferirsi, hanno inviato la propria candidatura a varie aziende della zona, sono stati assunti e hanno iniziato la loro seconda vita nelle Marche. All’epoca frequentavo il terzo anno dell’Istituto tecnico, non me la sentivo di lasciare la scuola, ho vissuto con i nonni e dopo il diploma li ho raggiunti e ho cominciato a lavorare nella ditta di cui era dipendente mio padre.

La formazione universitaria non era, quindi, nei tuoi progetti post-maturità? 

Era un desiderio, anzi, era “il” desiderio, il progetto vero era lavorare sodo. E l’ho portato avanti per dieci anni in diverse imprese pesaresi, finché ho cominciato a non trovare più il senso di quello che facevo… finché un giorno, mi sono fatto coraggio e mentre accompagnavo mia madre a fare la spesa le ho detto: “mamma, voglio lasciare il lavoro e iscrivermi all’Università”. Lei è rimasta in silenzio per un po’ e ha risposto: “se è quello che vuoi veramente, appoggeremo la tua scelta”.
Che contentezza, credimi! Mi sono sentito capito e sono andato contro tutti quelli che mi davano del pazzo perché lasciavo un lavoro a tempo indeterminato, in un periodo di grande crisi.

E hai scelto di iscriverti al corso di laurea triennale in Biotecnologie dell’Università di Urbino.

Sì. A Urbino ha studiato uno dei miei più cari amici, che mi ha sempre descritto questa Università come un posto in cui si vive bene e si impara veramente ciò che serve.
Mi sono informato sui vari corsi e la passione per la meccanica, l’elettronica e, soprattutto, per la chimica mi ha fatto puntare il dito sulla triennale in Biotecnologie, che prevede molte ore di laboratorio.
Anche da piccolo, smontavo e rimontavo qualsiasi cosa mi regalassero per vedere cosa c’era dentro. Già allora avevo un atteggiamento scientifico rispetto alle cose del mondo? Non lo so. Ad ogni modo, ho fatto il salto e da un giorno all’altro sono passato dalla fabbrica alle lezioni in aula.

E poi cos’è successo?

Che i primi mesi sono stati durissimi. Non avevo un metodo di studio, avevo l’impressione che i professori spiegassero troppo velocemente, non riuscivo a seguire e non riuscivo a scrivere e a prendere appunti perché mi mancava la manualità, da tanti anni non usavo la penna e la domanda che mi facevo continuamente era “come faccio?”
Poi, piano piano, ho trovato un mio modo di studiare e ho cominciato a dare gli esami. Il primo è stato quello di Biologia. Non lo dimenticherò mai, sono tornato a casa e ho detto a mia madre: trenta e lode! Risposta: lacrime, solo fiumi di lacrime!

Una caratteristica del tuo metodo di studio.

Che per una parte è studio individuale, per l’altra è condiviso con alcuni compagni di corso con cui ho legato. All’inizio non conoscevo nessuno, poi piano piano ho riunito tutti i ragazzi, magari un po’ più timidi, che rimanevano fuori dai gruppi principali e siamo diventati una squadra.
Studiamo insieme anche via skype. A turno l’uno fa lezione agli altri su un certo argomento e il metodo funziona perché tutti possiamo fare domande, obiezioni, possiamo aggiungere o correggere. Addirittura, una settimana prima dell’esame ci colleghiamo e facciamo sessioni anche di dodici ore, dalla mattina alla sera, e una breve pausa per pranzare.

Il corso di laurea in Biotecnologie in x punti. Quelli che preferisci…

Allora… secondo me, questo corso propone un nuovo modo di considerare le cose, fa vedere la vita da un altro punto di vista: biologico, fisico, chimico. È un percorso di studio che dà delle risposte, quindi è quello più giusto per persone che si fanno molte domande.

 

Poi ovviamente le risposte vanno capite, ma se abbiamo difficoltà i docenti sono sempre disponibili a spiegazioni aggiuntive, in aula o per e-mail. A lezione non siamo in tanti e per questo ci conoscono, conoscono i nostri progressi, ci seguono e noi seguiamo loro, anche se le lezioni non sono obbligatorie. Perché il libro è carta, invece il professore quando spiega porta una sua personale esperienza e ci dà quel qualcosa in più che fa la differenza.

 

Di sicuro, per me la parte più emozionante è quella dei laboratori: durante il primo anno impariamo a starci dentro, a fare calcoli e ad utilizzare gli strumenti. Al secondo anno facciamo davvero tanta pratica, lavoriamo su un gene che selezioniamo e che continuiamo a trattare in un progetto di clonaggio e di espressione della proteina che si conclude alla fine del terzo anno.
Quindi molta pratica in laboratorio e poi, ancora, molta pratica durante lo stage nelle aziende convenzionate con l’Ateneo.

Nel saliscendi di domande e risposte che orientano la tua formazione, hai scoperto qualcosa di te che non conoscevi?

Diciamo che per tutta la vita ho cercato di vedermi in un futuro lontano, hai presente il percorso standard: trova un impiego sicuro e crea le condizioni per comprare una casa e mettere su famiglia? Adesso, invece, provo a guardarmi nel presente e a realizzare i miei desideri in un futuro molto vicino. Il primo è già in cantiere: il percorso di studio triennale, l’altro è la laurea magistrale, un obiettivo veramente difficile da raggiungere.

 

Ti spiego, durante gli anni in cui ho lavorato ho messo da parte dei soldi che ho usato per iscrivermi all’Università e che sto usando per studiare e sostenere gli esami. Quindi, ho un budget che si esaurirà un anno dopo la laurea. Devo capire come fare.
Al momento, l’ipotesi è: mi laureo, perfeziono l’inglese all’estero, torno, ricomincio a lavorare, metto da parte i soldi che servono e mi iscrivo alla magistrale in Biologia Molecolare, Sanitaria e della Nutrizione!

 

Immagine in evidenza: Donatello Trisolino