È nata nel 1952 Carmen Yáñez. A Santiago del Cile. È stata il grande amore di Luis Sepúlveda che sposò a poco più di vent’anni. Entrambi militanti socialisti, dopo il golpe che depose Salvador Allende, nel 1975 furono arrestati dalla polizia segreta di Augusto Pinochet e si persero, per oltre vent’anni.
Sopravvissuta all’orrore di Villa Grimaldi, il principale centro di detenzione, tortura e omicidio degli oppositori politici, Carmen Yáñez lasciò per sempre il Cile sperimentando la lunga via dell’esilio sotto la protezione delle Nazioni Unite.

Come comunità universitaria, lunedì 21 marzo, in occasione della Giornata mondiale della poesia, abbiamo incontrato la poetessa cilena nell’Aula Magna del Rettorato. Dopo i saluti del Magnifico, Giorgio Calcagnini, di Andrea Guerra, Presidente dell’Associazione Culturale Tonino Guerra e di Luca Cesari, Direttore dell’Accademia di belle arti di Urbino, Carmen Yáñez in dialogo con Giovanni Darconza – scrittore, traduttore e docente di Cultura Spagnola – ha raccontato il senso e il peso di una vita straordinaria e le ragioni più profonde della sua poetica.

Insieme, abbiamo risalito il corso della sua storia “eroica” guidati dalla grazia potentissima di versi che raccontano l’anima più vera dell’umanità. L’anima delle donne e degli uomini che ad ogni latitudine sperimentano l’orrore di una dittatura o di una guerra. Delle donne e degli uomini che “si lasciano alle spalle tutti gli inni e si incamminano scalzi per canali apolidi” e che fanno della memoria, ancora sanguinante, uno strumento di resistenza. Affinché nessuno dimentichi.

 

*La videointervista è sottotitolata in italiano. La traduzione è curata dal Professor Giovanni Darconza.
Per attivare i sottotitoli cliccare: guarda su Youtube, impostazioni, sottotitoli, italiano.

 

 

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