450 giorni fa abbiamo raccontato ai Millennials di Uniurb che quando le grandi speranze s’impigliano nelle reti più o meno virtuali del disagio, vale sempre la pena fermarsi, chiedere il supporto di professionisti esperti, sciogliere insieme i nodi della trama, afferrare il senso complessivo dell’impasse e provare a liberare il volo dei propri sogni.
Niente di complicato e tutto a costo zero. Il Counseling Psicologico Universitario è, infatti, un servizio che la Carlo Bo mette a disposizione dei propri studenti gratuitamente. Quindi rinnoviamo il suggerimento anche quest’anno e segnaliamo l’indirizzo della sede da raggiungere: Palazzo Benedetti, Via Puccinotti 25, e quello di posta elettronica counseling.psicologico@uniurb.it al quale inviare la mail di prenotazione del colloquio di orientamento.

Al suo avvio, il servizio aveva acceso entusiasmi e aspettative, molte erano le ipotesi su esiti e impatti, tutte confermate oggi, con grande soddisfazione, dalla Professoressa Carmen Belacchi, Delegata del Rettore al Counseling dell’Università di Urbino.
“Il servizio di Counseling Psicologico, offerto per la prima volta dal nostro Ateneo lo scorso anno accademico – ha commentato la Professoressa Belacchi – è stato ben accolto dagli studenti, come evidenziato dalla numerosità delle richieste di consulenza. Ciò ha confermato la presenza di un disagio psicologico abbastanza diffuso tra i giovani iscritti ai diversi corsi di laurea, in una fase della vita cruciale per la scelta e la gestione del percorso universitario che può comportare difficoltà sia negli aspetti connessi allo studio, sia negli aspetti psico-relazionali. La buona riuscita di questa prima esperienza, che proseguirà per il prossimo triennio, è il prodotto della capacità del servizio di accogliere l’esigenza di individuazione degli studenti universitari e di accompagnarli nella presa di consapevolezza, da un lato, dei propri bisogni espliciti ed impliciti, dall’altro, delle risorse e potenzialità per il raggiungimento degli obiettivi che ognuno si propone.
Il Counseling Psicologico è un servizio che certamente qualifica l’Università di Urbino, identificandola come Istituzione attenta alla promozione non solo del sapere e della formazione professionale, ma anche e non secondariamente del benessere psico-sociale dei propri studenti”.

Ci auguriamo, pertanto, che la notizia di questa opportunità raggiunga tutti i ragazzi e le ragazze della nostra comunità universitaria; il passaparola funziona sempre: diffondiamola insieme, è importante!
Intanto, col supporto della Dottoressa Daniela Molinelli, psicologa–psicoterapeuta referente del servizio, abbiamo provato a inanellare una serie di dati che fotografano l’esperienza pilota del Counseling, attivo da dicembre 2016 a luglio 2017.

Com’è ovvio, la prima domanda alla quale abbiamo cercato di rispondere riguarda l’anno di corso che gli studenti e le studentesse interessati al servizio frequentano. E il primo indicatore rintracciato è stato il significativo 50% che rappresenta gli iscritti al primo o al secondo anno di corso di laurea. Va da sé che l’altro 50% rappresenti, invece, gli iscritti ad anni successivi al secondo, oppure studenti che hanno optato per passaggi di corso o provenienti da altre Università. “Un segno importante questo – ha spiegato la Dottoressa Molinelli – che ci fa capire come sia fondamentale per i ragazzi poter accedere al servizio in questo particolare momento della vita, in cui si approcciano a un contesto nuovo e a un nuovo sistema di regole e si confrontano con problemi di ambientamento, di socializzazione, di organizzazione degli esami o della vita universitaria più in generale, e rilevano i primi dubbi sulla scelta universitaria”.

A fruire del servizio è stata soprattutto la componente femminile della nostra comunità studentesca per una quota che si assesta intorno al 75% della richiesta complessiva (accolta peraltro nella sua totalità), seguita con largo stacco da quella maschile per il restante 25%.
Ad inviare la mail di contatto sono stati soprattutto studenti italiani (90%), pochissimi gli studenti stranieri che hanno richiesto i colloqui e tutti nati nel nostro Paese. Nessun neolaureato, invece, dottorando o studente iscritto a master.

Ma quali sono le tematiche e le difficoltà emerse con maggiore frequenza durante gli incontri di supporto?
“Sicuramente sintomi d’ansia, stress da esami, attacchi di panico soprattutto con l’avvicinarsi delle sessioni d’esame, quando si incrementava anche il numero di richieste da parte degli studenti. E poi ancora, problemi di autostima, insicurezze personali e di identità di genere, difficoltà relazionali sia in ambito universitario, sia familiare ma anche affettivo e amoroso. Purtroppo, ho trattato anche casi di ragazze coinvolte in relazioni disfunzionali fino al patologico che rischiavano di sfociare in episodi di violenza.
Tengo a precisare, tuttavia, che si fa fatica a fare una classificazione dei disagi emersi perché, molto di frequente, il vero nocciolo di sofferenza non è la questione di partenza evidenziata, ma è dietro la questione di partenza e dentro situazioni estremamente complesse caratterizzate da una costellazione di sintomi e situazioni sociali e familiari assai problematiche. Tanto che nel 30% dei casi seguiti ho consigliato ai ragazzi un percorso di sostegno psicologico o psicoterapeutico esterno”.

Hate speech, cyberbullismo, sexting: al momento non si registrano disagi legati alle vite social e iperconnesse che impattino negativamente sulla quotidianità, sullo studio e sulle relazioni dei nostri studenti.
“Mi è capitato solo un caso abbastanza grave di cyberbullismo che, avendo accolto lo studente nel momento critico in cui succedeva, è rientrato abbastanza rapidamente. Per il resto, non ho registrato disturbi o problemi legati a dipendenze da strumenti tecnologici o attacchi offensivi o pericolosi.”

Inoltre, il feedback sugli esiti degli incontri sembra dimostrare che studenti e studentesse di Uniurb investano un certo impegno nel tentativo di indagarsi e, probabilmente, di migliorarsi.
“I ragazzi sono motivati, di frequente arrivano al colloquio con ipotesi e domande ben precise e dimostrano di conoscersi abbastanza o di volersi conoscere meglio, guardandosi da altri punti di vista, e questo è molto positivo. Ciò che non riusciamo al momento a valutare è l’impegno concreto di cambiamento o quanto cambiamento c’è stato perché il servizio non prevede colloqui di follow-up: una verifica importante, dopo 4/6 mesi, che in futuro potrebbe trovare integrazione. Tanto più che, dai questionari di valutazione del servizio, è emerso che i ragazzi chiedono proprio la possibilità di un numero maggiore di incontri”.

Probabilmente perché rimettersi in gioco costa tempo e fatica emotiva, quindi meglio giocare d’anticipo e riconoscere i campanelli d’allarme. Ne squilla sempre uno quando si inciampa in un ostacolo.
“Il corpo come la testa ci manda segnali che vanno colti e accolti. Molto concretamente, potrebbe trattarsi di difficoltà di concentrazione nello studio, disturbi del sonno o dell’alimentazione, sbalzi o disturbi dell’umore, momenti di grossa tristezza, di apatia, di rabbia o paure incontrollate, ma anche malesseri fisici riconducibili a stati di tipo ansioso o a un malessere di tipo psicologico: tachicardia, difficoltà respiratorie, tremori oppure pensieri negativi o difficoltà di tipo relazionale e comunicativi con partner, amici, compagni di studio o coinquilini.
Ecco, alle prime avvisaglie del disagio può essere opportuno accedere al servizio e chiedere il parere di un esperto”.

Tirando una riga, il servizio è attivo, non prevede costi e può contribuire a trasformare le difficoltà dei nostri giovani in risorse, impulso creativo ed entusiasmo: non resta che parlarne, a mensa, in piazza, in aula dopo le lezioni, in palestra prima degli allenamenti e condividere l’informazione “per una serie di buone ragioni. Intanto perché è pensato per i nostri ragazzi e misurato in base a una precisa e fondamentale fase di vita che attraversano. Inoltre, è un’opportunità ancora non del tutto scontata nell’Università italiana, tra l’altro gratuita e svolta in un ambiente a loro familiare, facilmente accessibile in un contesto protetto.
È uno spazio di accoglienza, comprensione e condivisione quindi uno strumento efficace per promuovere e sostenere le proprie risorse personali o i propri atteggiamenti proattivi e per raggiungere e consolidare il proprio benessere psicologico personale e formativo”.

 

Immagine in evidenza: Rémi Walle