Il Consiglio d’Europa ha selezionato Edoardo Rossi, docente di Diritto internazionale all’Università di Urbino, come esperto nell’ambito del progetto multilaterale Support to efficient domestic capacity for the execution of ECtHR judgments. La collaborazione intende rafforzare la capacità degli Stati membri nell’esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, con particolare riferimento al ruolo dei coordinatori nazionali dell’esecuzione e al confronto con il Comitato dei Ministri. L’incarico riguarda la redazione dello studio per l’Italia, come parte di un’indagine comparata che coinvolge più Paesi. Un riconoscimento alla qualità della ricerca di Uniurb nel Diritto internazionale e alla capacità di dialogo dell’Ateneo con le istituzioni europee.
Ne parliamo con il Professor Edoardo Rossi.

 

Il Professor Edoardo Rossi

Professor Rossi, molti complimenti! Che effetto fa un incarico di questa portata?

Grazie. È certamente motivo di grande soddisfazione, ma anche di forte responsabilità. Si tratta di un incarico che implica il confronto diretto con il funzionamento concreto dei meccanismi di tutela dei diritti umani a livello europeo. Più che un traguardo personale, lo considero un’opportunità di contribuire, sia pure in misura limitata, a un processo collettivo che rafforza l’effettività delle decisioni della Corte europea dei diritti dell’uomo. In questo senso, è anche uno stimolo a mantenere un approccio rigoroso e al tempo stesso pragmatico alla ricerca giuridica.

La funzione che le è stata attribuita è un riconoscimento anche alla solidità scientifica della nostra Scuola di Giurisprudenza.

Credo proprio di sì. Gli incarichi di questo tipo difficilmente sono attribuiti solo su base individuale: riflettono anche il contesto accademico in cui si è inseriti, quantomeno per aver garantito le condizioni per lo sviluppo della ricerca scientifica. La Scuola di Giurisprudenza dell’Università di Urbino ha una tradizione consolidata negli studi internazionalistici ed europei, e questo costituisce un elemento di credibilità importante. Il lavoro svolto negli anni, anche in collaborazione con colleghi, studentesse e studenti, contribuisce a costruire quella reputazione scientifica che rende possibile essere coinvolti in attività istituzionali di rilievo.

Che tipo di contributo porterà la sua collaborazione?

Il contributo consiste principalmente nella redazione di un rapporto nazionale sull’esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo. Si tratta di un’attività che richiede di analizzare non solo i dati normativi, ma anche le prassi amministrative e giudiziarie, per valutare in che misura le decisioni della Corte trovino concreta attuazione. È previsto sia lo svolgimento della “desk-based research”, ossia lo studio e la ricerca individuali, sia la somministrazione di interviste e questionari alle autorità italiane coinvolte nell’esecuzione delle sentenze della Corte di Strasburgo. L’obiettivo è fornire un quadro il più possibile accurato e aggiornato, utile alle istituzioni internazionali e al contempo agli operatori del diritto impegnati nella tutela dei diritti fondamentali.

Il diritto internazionale prima di Trump era, forse, percepito come materia astratta. Quanto conta, invece, la concretezza delle prassi e delle responsabilità amministrative?

La dimensione concreta è fondamentale. Il diritto internazionale non si esaurisce nei trattati o nelle decisioni delle corti, vive nella loro attuazione quotidiana da parte delle amministrazioni e dei giudici nazionali. È proprio a questo livello che si misura l’effettività delle norme e la credibilità del sistema. Le prassi amministrative, le procedure interne e le responsabilità degli Stati sono elementi decisivi, senza di essi anche le migliori decisioni resterebbero prive di reale impatto.

Quanto è importante, nella formazione di un giurista, comprendere il funzionamento di istituzioni sovranazionali come la Corte europea dei diritti dell’uomo?

È essenziale. Il giurista contemporaneo opera in un contesto multilivello, in cui le fonti nazionali e sovranazionali sono strettamente intrecciate. Comprendere il funzionamento della Corte europea dei diritti dell’uomo significa acquisire strumenti interpretativi indispensabili per leggere e applicare anche il diritto interno. Non si tratta di una competenza specialistica, ma di una parte integrante della formazione giuridica di base.

In che modo potrà portare in aula l’esperienza di questa collaborazione?

L’esperienza consentirà di arricchire la didattica con esempi concreti e casi reali, mostrando agli studenti come le questioni teoriche si traducano in problemi applicativi. In particolare, sarà possibile illustrare il funzionamento dei meccanismi di esecuzione delle sentenze e le difficoltà che emergono nella pratica, anche in ottica di comparazione con altri Stati membri del Consiglio d’Europa. Questo tipo di approccio contribuisce a rendere più chiaro il legame tra studio del diritto e realtà istituzionale.

Studentesse e studenti mostrano interesse per la tutela internazionale dei diritti fondamentali?

Sì, l’interesse è crescente. Le nuove generazioni sono particolarmente sensibili ai temi dei diritti fondamentali e percepiscono la dimensione internazionale come parte integrante della loro formazione. Spesso emerge una curiosità concreta verso i meccanismi di tutela e le possibilità di applicazione pratica. Questo rappresenta un segnale molto positivo, perché indica una crescente consapevolezza del ruolo del diritto come strumento di garanzia.

Se dovesse spiegare agli allievi dei suoi corsi perché vale la pena dedicarsi al diritto internazionale oggi, a quali ragioni farebbe riferimento?

Direi che il diritto internazionale è oggi più che mai rilevante perché affronta problemi che trascendono i confini statali: dalla tutela dei diritti fondamentali, alle sfide globali, fino alle relazioni personali e commerciali transfrontaliere. Studiarlo significa acquisire una prospettiva ampia e strumenti utili per comprendere fenomeni complessi. Inoltre, offre opportunità professionali ulteriori e diversificate e consente di contribuire, anche indirettamente, alla costruzione di un ordine giuridico più giusto ed equilibrato.

 

 

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