il corso di laurea in farmacia dell'università di urbino

 

Tra le studentesse meritevoli di Uniurb anche Diletta Ricci! Iscritta al terzo anno del corso di laurea in Farmacia dice ciò che pensa, sa quello che vuole, viaggia, legge, ascolta i Red Hot Chili Peppers, aspetta l’onda su una tavola da surf e prima di ogni esame… corre!

 

Diletta, raccontami il tuo premio di studio.

È un piccolo traguardo raggiunto. Non pensavo di poter vincere questo premio. Ho visto il bando sul sito dell’Ateneo, l’ho letto e mi sono detta: perché no, proviamoci! Qualche mese dopo, quando è uscita la lista degli studenti meritevoli, vedere il mio nome tra gli altri mi ha spiazzato veramente. Ho sgranato gli occhi dalla sorpresa e ne sono stata molto contenta.
È una soddisfazione vedere i propri sacrifici e il proprio impegno riconosciuti e ripagati, ed è anche uno stimolo ulteriore a studiare con sempre più passione, approfondendo con ricerche personali quello che si impara a lezione.

Durante le lezioni del corso di laurea in Farmacia. Perché hai scelto questa laurea quinquennale?

Studiare Farmacia è una cosa che ho sempre voluto fare. Ricordo che nei temi delle elementari scrivevo: “voglio studiare Farmacia e lavorare in una farmacia o in un laboratorio”. Una passione che ho sempre avuto e che di sicuro ho ereditato da mio padre e da mio nonno, entrambi laureati in Farmacia.

 

Mio nonno dopo la laurea si è dedicato alla ricerca e fin da quando ero piccola mi ha coinvolto in piccoli esperimenti. Una volta abbiamo costruito insieme una pila, un’altra ci siamo spinti fino a reazioni acido-base, ovviamente tenute sotto controllo. Era emozionante. Imparavo divertendomi. Così come faccio adesso durante i laboratori del corso.

Tre punti di forza del tuo corso di laurea.

1 Certamente i professori, che trasmettono a noi studenti una grande passione e che sono estremamente disponibili nei nostri confronti per ogni chiarimento o sostegno. Persone preparate per contenuti, conoscenze e capacità espositiva che utilizzano metodi didattici costruttivi nelle lezioni frontali e di laboratorio. Insomma, professionisti che sanno coinvolgerci attivamente e interagire con noi attraverso domande e risposte, stimolandoci a pensare, a seguire il nostro intuito, a ragionare.
Non solo i docenti ci seguono, anche il personale tecnico è sempre pronto a rispondere con professionalità alle nostre richieste.

 

2 I laboratori per le esercitazioni pratiche che sono il luogo in cui la nostra curiosità prende davvero il volo. Il posto dove possiamo condurre esperienze, sperimentare e osservare concretamente i fenomeni che studiamo nei testi.

 

3 Il numero sostenibile di studenti che, a mio avviso, non solo è consono ad una città come la nostra a misura di studente, ma consente di avere a disposizione spazi ed attrezzature adeguate, e permette di seguire meglio le lezioni e le attività pratiche.

Com’è cambiata la tua vita dopo il diploma?

Dopo le superiori temevo di subire il trauma del passaggio a un livello di formazione superiore. Oggi posso dire che non è stato un trauma, è un arricchimento costante di conoscenze avanzate, ma i ritmi della mia vita sono gli stessi. Quando frequentavo il liceo scientifico tornavo a casa e studiavo. Adesso, finita la lezione vado a casa e studio. In aula non siamo mai troppi, facciamo gruppo e ci sosteniamo a vicenda.

 

Il metodo di studio è rimasto più o meno lo stesso: prendevo appunti e integravo le informazioni del libro, ora faccio la stessa cosa. Alle elementari ho imparato a costruire mappe concettuali che ancora utilizzo. Leggo, ascolto e creo mappe, così durante l’esame, quando il professore pronuncia la tanto attesa domanda io inquadro i concetti fondamentali dell’argomento e trovo tutti i collegamenti che servono.

Il primo hobby che ti viene in mente se dico hobby.

Viaggiare. Mi piace molto; è una mia grande passione.

Quindi Erasmus?

Per il momento gli esami vorrei darli qui ad Urbino, ma sto pensando anche alla possibilità, durante il quinto anno, di un tirocinio in un laboratorio di ricerca all’estero in vista della preparazione della tesi, che spero sia sperimentale.

Provo a immaginare il tuo futuro e ti vedo in camice bianco.

Ecco, il camice è l’unica certezza rispetto al futuro che immagino per me. Diciamo che la ricerca è una strada che mi piacerebbe intraprendere, e la professione anche, perché il farmacista è quella figura fondamentale alla quale il paziente può “affidarsi” e sulla quale contare sempre. Quindi, due declinazioni di una stessa passione che mi rappresenta. Vedremo… anche se sono sicura che comunque vada, sarò quello che ho sempre voluto essere.

 

Immagine in evidenza: Emanuele Maffei