È uno dei volti della nuova campagna di comunicazione di Uniurb, si chiama Andrea Catani e studia Informatica Applicata per capire le cose del mondo e costruire il proprio futuro. In Italia o all’estero, chissà, magari nei Paesi Bassi dove l’Erasmus lo ha portato di recente per un’indimenticabile esperienza di studio all’Eindhoven University of Technology!

Andrea, le #GenerazioniAColori di Uniurb sognano le tue cuffie on-ear! Perché hai partecipato alla nuova campagna di comunicazione della Carlo Bo?

Perché, nel mare di Università che ogni regione e ogni Paese offre, mi piace l’idea di riconoscere la propria e dichiararne l’appartenenza. L’Università di Urbino è la mia Università e sono orgoglioso di poterla rappresentare “mettendoci la faccia”!

La Carlo Bo è la tua Università, Informatica Applicata è il tuo corso di laurea. Perché?

Perché tutto ciò che abbiamo intorno poggia le sue basi sull’informatica, dalle lavatrici ai bancomat fino alle grandi applicazioni, passando per i programmi che utilizziamo sul nostro pc per lavorare e le piattaforme social che tutti siamo ormai abituati a usare quotidianamente.
Fin da piccolo sono sempre stato affascinato dalla tecnologia, quindi la scelta del corso di laurea in Informatica Applicata nasce da questa passione e mi permette di ampliare le mie conoscenze in un mondo che ormai è sempre più orientato all’Information Technology, e mi consente di avere maggiore consapevolezza di tutto quello che mi circonda.

Come immagini il tuo futuro professionale?

Non ho un obiettivo lavorativo preciso. Questo corso offre molte opportunità di impiego, non solo in Italia, ma anche all’estero e penso che prima di individuare un ramo preciso dell’informatica mi piacerebbe conoscerli e testarli tutti.

Calcolo matematico, ragionamento sistematico, pensiero creativo, raccontaci la programmazione informatica…

Programmare significa tutte e tre le cose insieme. I linguaggi di programmazione seguono tutti in maniera rigorosa determinate regole che poggiano le proprie basi su principi logico-matematici, e che possono essere rielaborate per dare vita ad applicativi nuovi e diversi fra loro. Si potrebbe dire che gli elementi che compongono i linguaggi di programmazione sono come i mattoncini di Lego, ognuno ha la sua forma e la sua caratteristica, unendoli l’uno con l’altro si possono creare forme sempre diverse a seconda dei gusti e delle necessità.

Cos’è per te “scrivere codice”?

Qualcosa che mi fa sentire “capace”, perché scrivendo codice riesco a trovare soluzioni e a venire a capo di un problema. È difficile da spiegare, ma ho come l’impressione di fare continuamente operazioni complesse che diventano semplici – o che sembrano diventare semplici – e che andando avanti questo percorso mi consentirà di capire cose che mi daranno l’opportunità di farne altre molto più grandi in futuro. Non posso mai sapere tutto, imparo ogni volta e cresco di continuo.

Consigli per gli studenti e le studentesse che si iscrivono al corso di laurea in Informatica Applicata.

Sembrerà banale, ma il più importante consiglio che io possa dare è quello di studiare, perché i linguaggi di programmazione hanno regole definite che vanno assorbite e interiorizzate, altrimenti non si va da nessuna parte. E anche se è faticoso, questo impegno prima o poi darà i suoi frutti.
Quando mi sono iscritto sono partito da zero, ed è stato difficile all’inizio, ma provando e riprovando e impegnandomi molto sono riuscito ad entrare nel meccanismo e adesso, mi ci muovo abbastanza bene.
Quindi, non bisogna mai prendere le cose con superficialità e non bisogna mai abbattersi; provare e riprovare è il segreto per avere successo, soprattutto in questo percorso di studi.

Il primo programma sviluppato.

In realtà il primissimo l’ho copiato, era un convertitore di chilometri in miglia.
Quando scrivi un programma hai un inizio e una fine, ma non sai qual è il percorso. Il percorso è l’algoritmo che consiste in sequenze di passi, cioè in sequenze di istruzioni scritte in uno specifico linguaggio di programmazione che copiandole e ricopiandole cominciano a rimanerti in testa, e piano piano impari.
La prima vera piccola soddisfazione è arrivata quando ho programmato una battaglia navale. In quel caso ho fatto la grafica e ho personalizzato il codice, inserendo istruzioni che io stesso avevo ideato.

Il piano di studi del corso prevede cinque curricula interdisciplinari e varie attività formative. Ce ne parli?

Tra i cinque ho scelto il Curriculum per i nuovi media perché oggi l’informatica riguarda in gran parte il social networking. Ero curioso di studiare gli effetti prodotti dall’impatto dello sviluppo tecnologico sulla società.
Durante i tre anni di corso partecipiamo a seminari, laboratori, workshop e diversi esami prevedono, oltre alle classiche modalità di accertamento come scritto e orale, anche un progetto che è possibile preparare in gruppi di due persone. E questa è una buona pratica, in quanto condividere un lavoro è sempre un’opportunità di confronto che permette di fare non solo quello che ti viene richiesto, ma anche di comunicare con i tuoi compagni di studio, farti aiutare o aiutare se qualcuno è in difficoltà… anche psicologicamente.

Se dico Erasmus?

Posso solo rispondere Eindhoven University of Technology!
È stata un’esperienza incredibile che rifarei mille volte! Mi ha dato l’opportunità non solo di fare tantissime cose che difficilmente avrei potuto fare altrimenti, e mi è servita per “applicare” tutto ciò che avevo imparato alle superiori, all’Università e anche nella vita. Quindi per migliorarmi in generale, come studente e come persona.
Ho avuto l’occasione di viaggiare, di fare tantissime conoscenze in giro per il mondo e di misurarmi con gli usi e costumi di altri popoli, ma anche con le loro competenze accademiche. La cosa che ho percepito di più è stato il senso di appartenenza alla Comunità Europea e la scoperta del fatto che, in fondo, non siamo così diversi gli uni dagli altri.

Alla Eindhoven University of Technology hai misurato l’usabilità delle competenze acquisite a Urbino?

Sì, perché ho affrontato bene tutte le materie che ho studiato e gli esami che ho sostenuto.
Diverso, invece, è stato l’approccio allo studio e il metodo. I professori ti assegnano in continuazione compiti da fare, altrimenti sei fuori dal corso. A volte devi sviluppare un programma, altre volte devi preparare un working paper e concludere spesso con una presentazione per esercitare la capacità di intrattenere il pubblico mentre descrivi ciò che hai prodotto. Quindi livelli di stress altissimi, ma è tutto molto stimolante.

Il tuo programma per la TU/e.

Ho programmato un sito internet per l’esame finale di uno dei quattro corsi che seguivo. Non l’ho fatto da solo, ma con una ragazza cinese, un ragazzo italiano e uno spagnolo. Nelle due settimane a disposizione, abbiamo creato una sorta di Airbnb arrangiandoci e utilizzando soluzioni non sempre consigliabili, ma comunque funzionali, perché là ricevi solo l’input, ma nessuno ti spiega veramente come vanno fatte le cose.
Abbiamo lavorato e studiato tantissimo, siamo riusciti a coordinarci e ad arrivare al risultato finale, che poi è stato uno dei voti più alti ottenuti durante l’esperienza Erasmus. Ovviamente, finito l’esame siamo andati tutti insieme a festeggiare!

Immagine in evidenza: Donatello Trisolino