Il Professor Evandro Agazzi

Il Professor Evandro Agazzi

Questa settimana Uniamo conversa con Evandro Agazzi fondatore e maestro, tra i più autorevoli, della filosofia della scienza in Italia. Occasione dell’incontro è la presentazione di Science between truth and ethical responsibility il volume, pubblicato di recente dal prestigioso editore Springer, che raccoglie gli Atti del congresso organizzato lo scorso anno dal Dipartimento di Scienze Pure e Applicate dell’Ateneo di Urbino per celebrare i 50 anni di attività accademica del celebre filosofo.

“Tema conduttore delle indagini di Evandro Agazzi – ha commentato il Professor Gino Tarozzi Direttore del Dipartimento – è il realismo scientifico che ha rappresentato un insegnamento con cui si confrontano e si muovono in forte sintonia le ricerche, pur originali e differenziate, dei docenti di logica, storia, filosofia ed etica della scienza del Dipartimento di Scienze pure e applicate. Un realismo critico e articolato, in linea con le riflessioni più avanzate emerse negli ultimi decenni dall’epistemologia e dagli stessi sviluppi della scienza contemporanea, che da un lato rende conto degli aspetti di relatività e contestualità delle teorie e dei diversi livelli di realtà da esse descritti, e dall’altro consente di evitare i rischi dell’eccesso di specializzazione e formalizzazione, evidenziando i nessi del sapere scientifico con la concreta esperienza della persona umana”.

La liaison privilegiata tra il Professor Agazzi e l’Università di Urbino ha accolto tra i suoi momenti più significativi la laurea honoris causa in Teorie della conoscenza, della morale e della comunicazione conferitagli dalla Facoltà di Lettere e Filosofia nel 2006, e la promozione nel 2012 del congresso per il centenario della nascita di Alan Turing dell’Acadèmie Internationale de Philosophie de la Science, di cui Agazzi è tuttora presidente.

“A Urbino sono legato affettivamente e intellettualmente – spiega il filosofo introducendo la lectio magistralis su Scienza e fede; due sguardi sul mondo e sulla vita –  perché proprio qui il mio Maestro Gustavo Bontadini ha cominciato a lavorare come filosofo, e perché la filosofia della scienza che si fa più seriamente in Italia si fa in questa città”.


 

Professor Agazzi, la consuetudine di rapporti con il nostro Ateneo e con la città si lega anche alla sua amicizia con Don Italo Mancini. Che ricordo ha del teologo urbinate?

Italo Mancini e io siamo stati entrambi allievi di Gustavo Bontadini all’Università Cattolica di Milano. Lui era più anziano di me; era assistente di Bontadini quando io ero studente, però vivevamo entrambi al collegio universitario e avevamo una comunanza di vita e una grande stima reciproca. Eravamo molto affiatati e molto solidali. Discutevamo di tante cose, soprattutto di carattere filosofico. Io mi occupavo di filosofia della scienza, lui di filosofia della religione e il terreno comune delle nostre prospettive di ricerca erano le posizioni filosofiche condivise all’interno della scuola di Bontadini. Negli anni seguenti Mancini si è trasferito a Urbino, (chiamato a insegnare Storia del cristianesimo nella Facoltà di Lettere e Filosofia ndr), mentre io sono andato a studiare a Oxford. Abbiamo preso strade diverse, ma siamo sempre rimasti in contatto. Ricordo che quando gli scrivevo spedivo le lettere all’indirizzo di via Aurelio Saffi, 16. Ci siamo rivisti occasionalmente, ma nonostante queste scarse frequentazioni la nostra è stata un’amicizia molto cara e affettuosa.

 

La riflessione sull’origine della vita, del mondo e dell’umanità non pare potersi affrancare dal dibattito che oppone evoluzionismo e creazionismo. Due opzioni teoriche, secondo lei, del tutto incompatibili o in qualche misura conciliabili?

La teoria dell’evoluzione ha molte caratteristiche del racconto storico, basate su alcune evidenze empiriche, che si possono interpretare plausibilmente come fenomeni che attestano la possibilità di un’evoluzione. Tuttavia un conto è accettare la prospettiva evoluzionista, un altro è aderire a una determinata teoria dell’evoluzione. Una delle ragioni per cui è molto in voga la teoria darwiniana, ad esempio, è perché secondo una certa interpretazione essa ridurrebbe tutto alla selezione naturale secondo variazioni casuali e di là da un disegno o un finalismo. E questo è il motivo per cui coloro che aderiscono preliminarmente e pregiudizialmente a una visione materialista, l’accettano e la difendono come se la teoria fosse interamente riducibile all’opera darwiniana, mentre in realtà Darwin ha scritto L’origine della specie cinquant’anni anni dopo la Philosophie zoologique di Lamarck.

Quindi il vero fondatore della teoria evolutiva è Lamarck, il quale considerava l’evoluzione come l’accumularsi di modificazioni che la materia vivente acquisisce pian piano cercando di adattarsi all’ambiente.

In realtà né Darwin, né Lamarck, né altri teorici dell’evoluzione si sono mai posti il problema dell’origine della vita. Sono partiti tutti dalla considerazione dei primitivi organismi viventi, ammettendo poi che ci siano stati degli organismi primitivi meno numerosi e meno complessi e che da lì si siano sviluppate tutte le forme di vita. Per cui, come ho sempre sostenuto, l’evoluzione si può pensare come qualcosa che è avvenuto dentro la creazione e non al posto della creazione. È chiaro però che se si considera il termine creazionismo secondo il significato recentissimo e distorto che ad esso hanno attribuito certe posizioni estremistiche e radicali nella cultura americana di stampo protestante, le quali pretendono che il racconto biblico sia il preciso resoconto di come sono andate esattamente le cose, si può ammettere l’esistenza di un contrasto, ma non tra creazione ed evoluzione bensì tra evoluzionisti e creazionisti dogmatici.

 

Papa Francesco ha optato per una sintesi esplicita, sostenendo che l’origine dell’universo e l’evoluzionismo non sono in contrapposizione con l’intervento divino, ma lo esigono.

La posizione di Papa Francesco non è molto diversa da quella presa da Giovanni Paolo II quando presenziò ad una famosa riunione dell’Accademia Pontificia delle Scienze e disse che la teoria dell’evoluzione è più che una semplice ipotesi. Certo qualche distinguo si dovrebbe fare in merito, perché un conto è parlare della teoria dell’evoluzione senza specificare quale teoria si sta indicando, un conto è parlare di prospettiva evoluzionista. Questo perché di teorie dell’evoluzione ce ne sono tante.

Diciamo che la concilizione tra evoluzionismo e dottrina religiosa della creazione non c’è perché, secondo la teoria religiosa della creazione, il mondo e anche la vita derivano da una causa che è Dio. Che poi in seguito, la materia vivente una volta costituitasi dentro la creazione si sia sviluppata secondo quello che affermano le teorie evoluzioniste è tutto da vedere. Non è scritto da nessuna parte che il racconto della Genesi dei sei giorni debba essere preso alla lettera. Del resto, almeno da centocinquant’anni anni nessuno lo fa più, assumendo che sono sei tappe della formazione dell’universo, presentate in una forma sostanzialmente allegorica.

Quindi quello che dice Papa Francesco oggi, riprende una posizione che già si era chiaramente stabilizzata all’interno del cattolicesimo.

 

Pensa che la vita interiore di ciascuno di noi, l’esperienza soggettiva del dolore e dell’amore e ciò che chiamiamo coscienza o anima, possano essere studiati compiutamente attraverso gli strumenti della scienza?

Scienze diverse indagano aspetti differenti del complesso fenomeno umano. Le emozioni non le percepisce il cervello e neanche il cuore, e neanche i polmoni, ma le percepisce l’essere umano e nell’essere umano ci sono i polmoni, il cuore, la sfera psichica, la sfera affettiva, quella del ragionamento, del gusto estetico, del senso del sacro e quant’altro.

Con gli strumenti della scienza si studiano i diversi aspetti dell’uomo, e ogni scienza si concentra su uno particolare di questi. Le neuroscienze mi dicono quello che attraversa il cervello, ma non mi dicono quello che attraversa la psiche (di cui si occupa la psicologia), ma ciò non toglie che questi aspetti siano correlati. Effettivamente, certi stati del sistema nervoso possono suscitare determinate emozioni, così come determinate emozioni possono suscitare certi stati del sistema nervoso.

Ciò avviene nell’unità dell’essere umano che ha queste varie dimensioni, ciascuna delle quali può essere indagata dalle diverse scienze.

 

Scienza e fede: due sguardi sul mondo e sulla vita che possono corrispondersi o collidere?

Due sguardi che non possono collidere. All’interno di un medesimo campo di ricerca, io scienziato credente sono in grado di capire le stesse cose che comprendi tu scienziato ateo. Quindi la mia fede non limita né preclude la mia visione del mondo, dato che in più io vedo il mondo come creato: di conseguenza la mia prospettiva è più ricca rispetto alla tua. Entrambi vediamo e spieghiamo, infatti, le stesse cose, con la differenza che tu che non credi chiudi e limiti il tuo personale orizzonte di indagine sostenendo che al di là di questo non c’è nient’altro.

Io mi chiedo invece con quale diritto sostieni che al di là di questo non ci sia niente? E avendo altre fonti alle quali aderisco per fede, riesco a proiettare sul mondo un visione più completa, riesco a dare un senso al mondo, e riesco a dare un valore alla mia esistenza. E questo è un vantaggio e non un danno.

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