Nature non ha dubbi, Marica Branchesi è tra i dieci protagonisti della ricerca scientifica mondiale del 2017! La motivazione? Ha contribuito alla realizzazione di un sogno: quello di inaugurare l’astronomia multi-messaggero attraverso connessioni forti tra fisica e astronomia.
Lo scorso 17 agosto la fusione di due stelle di neutroni è stata, infatti, rivelata per la prima volta sia dalle onde gravitazionali, sia dalla radiazione elettromagnetica, e osservata simultaneamente dagli interferometri LIGO-Virgo e dai telescopi a terra e nello spazio.

Presidente della commissione di Astrofisica delle onde gravitazionali della International Astronomical Union e membro del Comitato internazionale per le onde gravitazionali, Marica Branchesi è entrata a far parte della Collaborazione Virgo dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare nel 2009. Già ricercatrice dell’Università di Urbino, è oggi ricercatrice al Gran Sasso Science Institute.

 

Rallegramenti all’astronoma e alla donna, l’unica, della Nature’s 10 2017! Come ha accolto la notizia?

Pensando che fosse una cosa più grande di me. È stata una notizia inaspettata; un grandissimo riconoscimento che ho accolto con grande gioia.
Soprattutto, mi ha emozionato molto sapere che la scelta di Nature sia stata supportata dai colleghi astronomi e dai colleghi della Collaborazione LIGO-Virgo, tra i quali Gabriela Gonzalez, fisica alla Louisiana State University ex portavoce di LIGO, ed Eleonora Troja un’altra donna italiana che lavora alla Nasa e che ha giocato un ruolo importantissimo nella rivelazione dello scorso 17 agosto.

Quel 17 agosto ha cambiato il modo di vedere e di ascoltare l’Universo. Un obiettivo già scritto nel progetto di ricerca che nel 2012 aveva definito “multi-messaggero” e che il MIUR ha sostenuto con un finanziamento da un milione di euro?

Direi di sì. Quel progetto è stato fondamentale, mi ha permesso di tornare in Italia – vivevo da sei mesi in California e lì probabilmente sarei rimasta – mi ha dato la possibilità di creare un gruppo di ricerca e ha anticipato di sicuro i tempi, perché allora di astronomia multi-messaggero si parlava molto di rado.
Invece, eravamo vicini alla rivelazione delle onde gravitazionali, cominciavamo a crederci davvero, io ci credevo, e capivo che bisognava spingere questa ispirazione, incoraggiando il dialogo tra fisici e astronomi. Ed evidentemente visionari sono stati anche i referee che hanno valutato in maniera favorevole il progetto.
Quindi sì, tutto quello che poi si è realizzato era un po’ lì, in quelle pagine.

Dagli Stati Uniti a Urbino. Com’è nata l’idea di partecipare a quel bando?

Ero ad Aspen per un workshop e lì ho conosciuto Michela Mapelli, persona straordinaria, anche lei italiana, ricercatrice all’Istituto nazionale di astrofisica e full professor all’Università di Innsbruck, che, tra l’altro, ha vinto di recente un Consolidator Grant, cioè un finanziamento europeo di circa due milioni di euro per una ricerca sulla formazione di sistemi binari di buchi neri. Insomma, ci siamo ritrovate nella stessa casa per due settimane e tra una chiacchierata e un’altra abbiamo detto: noi due dobbiamo fare qualcosa insieme, e l’occasione è arrivata quando il MIUR ha pubblicato il bando del programma Scientific Independence of young Researchers.

 

Si è unito al gruppo anche Massimiliano Razzano, ricercatore al Dipartimento di Fisica dell’Università di Pisa, e insieme abbiamo provato a vincere quel finanziamento. La cosa bella è che quel progetto, immaginato tra le montagne innevate del Colorado, l’ho scritto qualche tempo dopo a Urbino, durante il nevone del 2012!

Cinque anni più tardi, la fusione di due stelle di neutroni.
L’attimo prima della registrazione del segnale e quello successivo?

Avevo trascorso la notte del 16 agosto in ospedale con mia sorella e il nipotino Noah, appena nato. Ero tornata a casa felicissima ma stanca, e stavo per andare a riposare quando ho sentito il “driiin” dell’allerta. Mi sono collegata in teleconferenza e quasi subito ho capito che stava succedendo ciò che aspettavo da tempo: la coalescenza di due stelle di neutroni. È stata un’emozione fortissima che ho dovuto contenere per poter lavorare, rimanere lucida e coordinare l’invio dell’allerta agli astronomi.

Seppure altrove, Marica Branchesi sarà per sempre “una di noi”. Di Uniurb.
Agli studenti della nostra comunità universitaria vorrei raccontasse come si costruiscono i sogni che non si sognano soltanto… 

Agli studenti di Scienze motorie dell’Università di Urbino ho insegnato Fisica. L’argomento della prima lezione? Proprio le onde gravitazionali! Volevo stimolare la loro curiosità di sapere e spiegare il mio lavoro di ricerca. Alcuni ancora mi seguono da lontano.

 

A loro e a tutti i ragazzi e alle ragazze di Uniurb mi piacerebbe dire di sognare sempre, di puntare in alto, di costruire il sogno con pazienza, lavorando in modo onesto e con grande passione per provare a realizzarlo.

La vocazione femminile alla ricerca scientifica non registra trend in crescita nel nostro Paese. Secondo lei perché?

Le donne sono protagoniste della scienza, purtroppo però i numeri risultano ancora bassi; sono ancora poche le ragazze che si avvicinano alle discipline scientifiche. Per invertire la tendenza, servono modelli di riferimento femminili in questi ambiti della ricerca, e serve anche eliminare barriere e stereotipi fin dalle scuole primarie.

 

E questa riflessione mi riporta al periodo in cui con Giulia Stratta e Giuseppe Greco – arrivati a Urbino con il mio progetto e attualmente assegnisti del Gruppo Virgo dell’Università di Urbino – pensavamo a come supportare il lavoro degli astronomi.
Giuseppe ha fatto un lavoro eccezionale sviluppando un software, che oggi viene utilizzato da astronomi in tutto il mondo per puntare i telescopi nelle zone di provenienza del segnale di onde gravitazionali. E immaginando il logo mi ha proposto una bambina che guarda il cielo attraverso un telescopio. Ecco, questo piccolo simbolo racchiude il messaggio che deve essere trasmesso alle bambine, alle donne: la scienza è per voi!

Dalle stelle di neutroni in poi, guarderà il cielo aspettando?

Di stupirmi ancora. Nell’autunno del 2018 riprenderemo le osservazioni e mi aspetto un sacco di sorprese. Un segnale gravitazionale ed elettromagnetico che non si riesce a interpretare immediatamente, ad esempio.

Insomma voglio continuare a vedere, ad ascoltare e a stupirmi delle cose che l’Universo racconta. All’infinito.

 

Immagine in evidenza: Donatello Trisolino