Nel centenario della nascita di Paolo Volponi, e a trent’anni dalla sua morte, l’Università di Urbino inaugura a Palazzo Battiferri la mostra Volponi Novel (1924-2024), curata da Tiziana Mattioli. L’esposizione propone quindici tavole realizzate dall’artista e attivista italiano, Gianluca Costantini, che tracciano un inedito itinerario simbolico raccontando per immagini incontri e momenti di vita del poeta urbinate.

“Nei mesi scorsi – ha spiegato il Rettore Giorgio Calcagnini – in vista di questo importante anniversario, abbiamo provato a rintracciare un modo nuovo di avvicinare le nostre studentesse e i nostri studenti all’opera straordinaria e complessa di Volponi. Tra i molti linguaggi esplorati, quello del fumetto di Gianluca Costantini, vicinissimo nelle idealità e nelle battaglie al pensiero di Paolo Volponi, ci è sembrato il tramite più adatto a realizzare questo improrogabile incontro”.

Per la generazione Z e per la comunità internazionale, infatti, Costantini è l’artista che con la sua matita ferma per sempre i volti di chi è vittima o si batte contro la cultura della violenza e della sopraffazione. Tra i tanti, il ritratto stilizzato di Patrick Zaki è l’icona perfetta del diritto alla libertà. Un segno grafico emblematico adottato da Amnesty International, che nel 2019 ha riconosciuto all’attivista il premio “Arte e diritti umani”.

Avvertiamo i lettori di Uniamo che la mostra sarà presentata non l’ultimo lunedì del mese in corso – come annunciato in precedenza – ma martedì 28 febbraio, in via Saffi 42, al termine della cerimonia di inaugurazione dell’Anno Accademico 2023-2024 di Uniurb.
Fino al 6 febbraio 2025 si potrà visitare gratuitamente dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 19.00, e il sabato dalle 9.00 alle 13.00.

Ne parliamo con la Professoressa Tiziana Mattioli, docente di Letteratura italiana, che ha curato l’esposizione.

 

Professoressa Mattioli, le poche immagini dei disegni che annunciano la mostra sono state una festa per gli occhi e il cuore. Quale ispirazione ha guidato l’allestimento dedicato a Paolo Volponi?

Quando il Rettore mi ha chiesto di immaginare qualcosa che potesse parlare di Volponi ai suoi studenti – cioè a tutti gli studenti di Urbino – mi sono tornati alla mente i primi ricordi universitari, esattamente le lezioni del mio maestro, Giorgio Cerboni Baiardi, che aveva pensato, in quel tempo lontano, di proporci, nella inconsapevolezza che avevamo di tutto, un corso monografico intitolato: La prima poesia di Paolo Volponi. Era un percorso che si diffondeva dall’originaria raccolta poetica “intitolata al Ramarro”, scriveva Carlo Bo nel 1948 in una pagina rimasta insuperata, sino a Le porte dell’Appennino (1960), e si completò di fatto con la presentazione di Corporale al Convento di San Bernardino, con una grande folla di persone rapite dalla forza dell’oralità dello scrittore. Un impeto che ti stringeva, e ti portava oltre.

 

Quel corso – quella poesia così vicina nei luoghi, nel tempo, e quel poeta che incontravo davvero, là, ma specialmente in estate, nel tragitto che da Piazza della Repubblica mi portava alla severa Aula Quarta (con gli antichi spalti in legno e le grandi vetrate sul paesaggio del Montefeltro: lo stesso col quale Volponi mi incatenava alla sua pagina), sono stati per me un imprinting, quasi una verità, o come direbbe Gavina “una necessità biologica, quotidiana, indistruttibile”. Ciò che appunto è la poesia. Il mio primo pensiero è stato dunque immaginare per i ragazzi di oggi un incontro con lo scrittore che avesse la forza della realtà, e fosse senza mediazioni: deciso dal proprio sguardo, dal proprio corpo, da tutti i sensi. Come del resto sempre è decisa in tal modo la pagina di Volponi, così laica rispetto alle astratte religioni letterarie.
Fermezza dell’incontrarsi; sorpresa; domande. E incancellabile memoria dello sguardo. Questa la nostra costellazione.

Questo sguardo nuovo sul poeta urbinate è di fortissimo impatto.

Sì, certo, era evidente l’esigenza di un’immagine forte, incisa, appassionata (anche idealmente appassionata), e nello stesso tempo la necessità di uno spazio che non solo fosse in dialogo con la città e il paesaggio che la avvolge, ma fosse anche iperbolico: capace di toccare il cielo, e diciamolo pure, l’utopia. Per questa ultima urgenza, niente mi è sembrato così tanto vicino al sogno quanto “il Palazzo dei Riflessi”: Palazzo Battiferri, sede del Dipartimento di Economia, Società, Politica, dove Giancarlo De Carlo ha innalzato le sue torri di cristallo nell’ultima commissione di Carlo Bo per il suo Ateneo (ma una “presenza” ci sarà anche al Polo Volponi).

Perché la narrazione visiva si è affidata proprio alla matita di Gianluca Costantini?

C’è infatti una ragione… Per un segno e un disegno di altrettanta trasparenza, rispetto ai luoghi, scandito nelle sue linee di forza e illuminato dal vigore delle idee e delle battaglie, ma anche da cenni di sensibile tenerezza, c’era un solo nome possibile: Gianluca Costantini. Tutti ne conoscono l’impegno civile, le battaglie per i diritti umani, il premio che gli è stato attribuito da Amnesty International, la voce che in giro per il mondo risuona.

 

E se si pensa a Patrick Zaki, lo si immagina come lui lo ha disegnato sapendone portare lo sguardo sulla nostra pelle. Da un’antologia di minime citazioni, Costantini ha scelto poche parole simboliche, quelle che più parlavano al suo spirito e che più sentiva costitutive del pensiero di Volponi, ed ha così deciso il suo racconto, privilegiando i rimbalzi analogici, le sfide, e anche qui, gli incontri. E siccome il Palazzo dei Riflessi è il luogo delle analogie e delle traiettorie di luci e di ombre, di movimenti lineari e verticali e spiraliformi, ecco, ci è sembrato un habitat perfetto per questo romanzo “in figura”. Iconico e plusvaloriale, decisamente inedito per Urbino, tale racconto. In forma di domande – lo ripeto – più che di risposte. Comunque, un dono del Rettore anche alla città.

So che la scelta di inaugurare la mostra il 29 gennaio non è casuale.

C’è una ragione in questa data, perché il 29 gennaio del 1984, sul “Corriere della Sera”, Volponi pubblicava, dedicata ad Urbino, una delle sue prose di massima e profetica allegoria: Guerra di piume sopra la città. Il nostro lavoro è dedicato agli studenti. Loro sono per noi, in questa battaglia dei tempi, le colombe di ogni speranza e di ogni verità.

L’esposizione racconta Volponi solo attraverso la fantasia poetica del fumetto?

Nella brochure che accompagna la mostra, e si tiene nella stessa libertà d’analogia, oltre alle quindici tavole di Costantini, e a molte immagini delle architetture, ci sono le parole di critici e poeti: molti già amici di Volponi, molti della terra di Marche. In alcuni casi, sono anche parole disponibili per l’ascolto accanto ai vari pannelli, per chi abbia tempo e desiderio di fare compagnia con la voce allo sguardo. Ma sono sentieri di libertà, in modo che ciascuno possa decidere la propria mappa, magari trovando qualcosa che da tempo stava cercando.

 

 

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