Daniele Pagnani ha le idee chiare: ama la natura, Naruto, il calisthenics e nel prossimo futuro si immagina felice! Lo scorso febbraio ha festeggiato la laurea magistrale in Biologia Sanitaria, della Nutrizione e dell’Ambiente (oggi Biologia Molecolare, Sanitaria e della Nutrizione), e prima la laurea triennale in Scienza della Nutrizione “per distinguere il vero dal falso in fatto di alimentazione”, iscriversi all’Albo professionale dei Biologi e lavorare come libero professionista.

 

Daniele e Uniurb.

Dopo il diploma di perito industriale-chimico, nella scelta del percorso universitario pesò tantissimo il desiderio dei miei genitori, che mi spronavano a proseguire gli studi, e lo sport che praticavo al tempo. Avevo, infatti, saputo che a pochi chilometri da Urbino avrei potuto allenarmi con un maestro che insegnava arti marziali.

 

Valutai, comunque, anche le Università di Camerino e Macerata più facilmente raggiungibili dal mio paese, Fabriano, ma tre corsi di Uniurb – Scienza della Nutrizione, Scienze Motorie e Psicologia – mi colpirono moltissimo. Alla fine prevalse l’interesse per la nutrizione, soprattutto per il fatto che il binomio alimentazione-sport, in particolare per l’ottimizzazione delle performance, mi incuriosiva già da qualche anno e avevo avuto modo di approfondirlo.

Quale sport pratichi?

Quando mi sono iscritto all’Università praticavo jujitsu e karate. Dopo svariati tornei di karate, nella specialità dei combattimenti, e la cintura nera in entrambe le discipline ho gradualmente smesso.
Poi, un giorno ho seguito una lezione promozionale di calisthenics, organizzata dal Centro Universitario Sportivo (CUS), e non ho più smesso perché questo sport è diventato una passione! Lo pratico ormai da quattro anni e mi ha regalato molte belle esperienze tra esibizioni di gruppo in giro per le Marche e, ultimamente, un torneo in Basilicata.

Perché la triennale in Scienza della Nutrizione prima e la magistrale in Biologia Sanitaria, della Nutrizione e dell’Ambiente dopo?

Perché la nutrizione è un fatto che ci riguarda tutti, tutti i giorni, e considerato che sull’argomento oggi si dice tutto e il contrario di tutto, al di là delle prospettive occupazionali che possono offrire, entrambi i corsi di laurea forniscono un approccio scientifico al tema e un modo di ragionare, e strumenti adeguati per distinguere il vero dal falso.

 

Perché la teoria delle materie che studiamo per gli esami possiamo provare a metterla in pratica negli stage e nei tirocini.
Durante la triennale ho fatto un tirocinio in palestra perché mi interessavano le connessioni tra sport e alimentazione. Ho raccolto e analizzato dati sul tipo di alimentazione di chi praticava sport a livello amatoriale e degli atleti professionisti, per i quali l’aspetto nutrizionale, compresa l’integrazione, è molto importante. E posso dire di aver vissuto veramente una bella esperienza.

 

Anche lo stage presso il Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione (S.I.A.N.) di Fabriano è stato utile. Ho affiancato un nutrizionista che era dirigente biologo, e mio tutor, e gli ho chiesto la possibilità di vedere da vicino tutte le attività in corso, e questo mi ha permesso di seguire il lavoro dell’intera squadra di professionisti spaziando dal controllo delle acque, alla predisposizione di diete per mense scolastiche, fino alle operazioni più tecniche e burocratiche. Anche questa è stata un’esperienza che mi ha insegnato molto, ma che non ho sentito nelle mie corde e che mi ha fatto capire che il mio futuro lavorativo non sarebbe potuto essere quello.

 

Bellissimo, invece, il tirocinio per la tesi sperimentale della magistrale. Preciso che quando mi sono iscritto al corso di laurea in Biologia Sanitaria, della Nutrizione e dell’Ambiente ho scelto il Curriculum di Biologia della Nutrizione. Il tirocinio l’ho fatto in una casa di riposo per anziani, dove mi sono occupato della valutazione dello status nutrizionale in pazienti anziani istituzionalizzati tramite il Malnutrition Universal Screening Tool (M.U.S.T.). Mi sono molto serviti gli spunti e i consigli che mi hanno dato la nutrizionista del centro e il professore relatore, ma il materiale che ho raccolto ed elaborato è stata una sfida interamente mia. Esperienza importantissima e molto intensa, soprattutto dal punto di vista umano perché ho conosciuto persone splendide, in dialogo costante con la vita e anche con la morte, purtroppo.

Cosa ti piacerebbe fare “da grande”.

Io “da grande” mi vedo felice.
Il resto, compreso il lavoro che farò, sarà una conseguenza della mia felicità. Non ho l’obiettivo di diventare ricco come Rockefeller, ma la determinazione di fare quello che amo con serenità, gestendo tutto nel tempo che occorre. Detto questo, dico anche che ho diversi progetti in mente, tutti da costruire.

 

Voglio certamente superare l’esame di stato, iscrivermi all’Albo professionale dei Biologi, aprire la mia partita IVA e lavorare come biologo, libero professionista.
Oltre alla nutrizione, l’altra area della biologia che mi appassiona tantissimo è quella che riguarda l’ambiente. Per questo farò anche il servizio civile presso il Parco Naturale regionale della Gola della Rossa e di Frasassi; mi interessa capire quali possibilità può offrirmi questo percorso. Mi piacerebbe molto promuovere il territorio in cui vivo e dare valore all’ambiente e alla natura. E mi piacerebbe anche fare escursioni, viaggiare e visitare il mondo.
Tutto, senza mai smettere di allenarmi perché il movimento e l’attività fisica, aldilà della tipologia di sport che praticherò in futuro, faranno sempre parte della mia esistenza.
Insomma tante cose, ma io mi do fiducia!

Cinque suggerimenti agli studenti e alle studentesse che si iscrivono al corso di laurea in Scienza della Nutrizione.

Il primo è di cercare il proprio metodo di studio con pazienza. Non esiste un solo modo studiare. Quando ho iniziato il mio percorso universitario vedevo alcuni compagni che seguivano le lezioni, le registravano, tornavano a casa le trascrivevano e studiavano, e la cosa mi spaventava molto perché finita la lezione io mi allenavo in palestra e tornavo a casa alle undici di sera e questo mi agitava molto.
Poi, invece, di cadere nel tranello del panico, ho cominciato a prendere le misure, ho trovato un mio metodo e sono riuscito a laurearmi nei tempi previsti con grandissima soddisfazione.

 

Organizzare lo studio al meglio nelle diverse sessioni. Capire a quale esame dare la precedenza, e per questa valutazione, se si può, di frequentare le lezioni, almeno le prime settimane.
Per esempio, per preparare Fisica, materia tostissima soprattutto per chi arriva da un liceo classico, mi ricordo che con i compagni di corso ci aiutammo a vicenda. Eravamo un gruppo di otto persone e riuscimmo a superarlo con buoni voti subito.

 

Moderare le aspettative. Non concentratevi sul massimo dei voti a qualunque costo, ma su una buona misura possibile, lasciandovi anche la possibilità di accettare un voto basso o di rifare un esame se necessario.

 

Evitare problemi inutili. Concentratevi solo sullo studio. Molti miei compagni di corso erano alla ricerca costante di pareri e informazioni su questo o quell’esame, e il risultato era che andavano in panne a causa di paure assurde e prive di fondamento, tanto da non riuscire neanche ad aprire il libro.
Questo succede perché chi trasmette le informazioni trasmette anche una marea di ansie. Quindi il consiglio è: prendete le informazioni tecniche che servono e buttate via il resto.

 

Nella scelta di stage e tirocini consiglio di variare l’ambito di esperienza per capire, alla fine dei tre o dei cinque anni, quali potrebbero essere le strade professionali più vicine agli interessi personali di ognuno. Quindi se avete fatto il tirocinio in una palestra, non lo ripetete, guardatevi intorno, cercate e sperimentate altro.

Daniele e Urbino.

Sono molto soddisfatto e contento dell’intero percorso formativo. Lo rifarei, sì, e rivivrei di sicuro tutta l’avventura dell’Università a Urbino perché è stata, dal punto di vista umano, veramente fondamentale. È stata l’occasione per vivere in appartamento con altri ragazzi e ragazze, gestirmi da solo, conoscere persone provenienti da altre parti d’Italia e del mondo, confrontarmi con più culture, gestire i conflitti con gli altri – e soprattutto con me stesso – in una parola: crescere.

 

Urbino mi ha dato la possibilità di incontrare persone che sono diventate la mia seconda famiglia – ancora oggi – e mi ha permesso anche di perdermi tra i suoi vicoli quando ne avevo bisogno. Nei giorni in cui sentivo la necessità di staccare la testa e non pensare, esploravo questa serie infinita di viuzze che si collegavano tra di loro in modi che non pensavo possibili. E così, passo dopo passo, mi riconnettevo con me stesso e col mondo.

Raccontami le due cerimonie di laurea. Hai dovuto subire il tormento dell’orribile canzoncina?

Sì! I miei amici l’hanno “stracantata” sia per la triennale, sia per la magistrale! Sono state giornate bellissime. La cerimonia della triennale la ricordo con un senso di liberazione; avevo corso davvero tanto e per riprendermi dalla stanchezza degli ultimi mesi mi ci vollero una decina di giorni. La cerimonia della magistrale l’ho vissuta più intensamente, perché la tesi sperimentale l’ho sentita totalmente mia e quando l’ho discussa, laureandomi con il massimo dei voti, ho provato un’emozione grandissima. Di immensa soddisfazione.

 

E poi, entrambe le giornate le ho vissuto con le persone più care. Ricordo mia mamma, mia zia e mio zio che piangevano come fontane, l’amico delle elementari che parlava con l’amico della triennale, il sorriso felice di mia sorella che mi ha sempre supportato e sopportato, insomma, erano tutti lì per me. Anche gli amici che mi pensavano da lontano. Straordinario.

La dedica delle tesi?

La tesi della triennale l’ho dedicata a mia sorella, con la quale ho un rapporto davvero unico; quella della magistrale a mio padre e a mia madre. Non è stato facile comporla. Ogni giorno scrivevo una riga e la cancellavo, il giorno dopo ne scrivevo due e quello successivo ne cancellavo una. Alla fine sono riuscito a mettere insieme otto righe.

Due delle otto.

Volevo proprio dire ai miei genitori meravigliosi : “nella vostra soddisfazione rinnovo i miei successi, nel vostro amore ritrovo il senso del mio vivere”.

 

Immagine in evidenza: Emanuele Maffei