Martedì 26 marzo, nell’Aula Magna di Palazzo Battiferri, Sebastiano Lombardi ha tenuto la conferenza Fuori dalla scatola: cercare un’identità pur facendo televisione.

La videointervista di Uniamo al Direttore di Rete 4.

 

 

Identità e televisione

L’identità propria del fare televisione si nasconde nelle pieghe di quello che si fa, nel modo in cui si dice quello che si dice o, molto più spesso, in quello che si sceglie di non dire.

La TV del futuro

La televisione così come l’ho conosciuta io che sono del 1970, quindi una televisione che dà degli appuntamenti e che si sviluppa lungo un flusso inarrestabile come il tempo, come la scansione di una giornata, tenderà a contrarsi e ci sarà sempre di più una televisione costruita dai desideri e dagli impulsi del consumatore.

 

La televisione generalista però, secondo me, resisterà ancora a lungo perché è l’unica tipologia di editore multimediale che riesce ancora a costruire degli eventi nel momento in cui le cose accadono, che riesce ancora a consegnare degli appuntamenti irripetibili: la televisione di parola, i grandi eventi sportivi, il grande intrattenimento in diretta, tutte cose che riescono ad accadere e non ad essere oggetti di un consumo che deriva dalla pulsione di un momento o da una passione specifica.

Professione: autore

Per essere autori televisivi bisogna avere una visione del mondo e consapevolezza del mondo. Bisogna riuscire a tradurre il mondo e le sensibilità all’interno di un linguaggio che ha delle proprie specificità molto forti, che ha delle proprie regole molto forti, che ha delle scansioni ritmiche di cinque secondi in cinque secondi.

 

Quindi, bisogna avere anche un senso del tempo molto raffinato – del tempo televisivo che è molto diverso dal tempo delle interazioni umane – bisogna essere delle persone innanzitutto curiose e capaci di costruire il racconto. Bisogna conoscere la drammaturgia, come si sviluppa l’attenzione, l’interesse, come si sviluppa l’arco di un racconto e saper scegliere la pertinenza, il punto focale di un tema, di un fatto, di un evento e attorno a questo costruire uno sviluppo.

Lavorare nell’industria televisiva

Il mestiere di fare televisione è molto simile alle interazioni umane più profonde. Per essere persone interessanti bisogna essere persone ricche e bisogna poi acquisire una tecnicalità, ma prima della tecnicalità ci sono le dimensioni della curiosità e della capacità di trasformare tutto in un alimento per quello che si fa. Da Pessoa a Tolstoj tutto c’entra con il fare televisione.

 

Bisogna capire i tempi, bisogna capire gli altri, bisogna cercare di capire se stessi, bisogna capire la lingua, i linguaggi. Quindi quello che consiglio a chi vuole lavorare in televisione è, ovviamente, di guardarla tanto e cercare di decodificarla, ma soprattutto di non specializzarsi, di essere vorace di tutto, in modo non dispersivo e, se possibile, in modo sistematico.