Lo scorso 6 novembre il Magnifico Rettore dell’Università di Urbino ha incontrato il Colonnello Gianni Spaziani e il team responsabile del progetto Gestione Post Incidente Aereo dell’Aeronautica Militare. L’obiettivo condiviso ha riguardato prospettive di collaborazione che contemplano l’attivazione di un corso di formazione post-laurea presso il Dipartimento di Studi Umanistici della Carlo Bo.
Ne parliamo con Daniela Pajardi, docente di Psicologia Giuridica e Psicologia Sociale e Direttore del Centro Ricerca e Formazione in Psicologia Giuridica del DISTUM che, di recente, ha partecipato alle giornate Grifone 2018 insieme con Monia Vagni, docente di Psicologia della devianza e della marginalità dello stesso Dipartimento.
L’undicesima edizione dell’esercitazione di ricerca e soccorso a carattere internazionale, interforze ed interagenzia organizzata dall’Aeronautica Militare ha infatti coinvolto, per la prima volta, il PACM Training Team composto anche dai referenti dell’Università di Urbino, dell’ARPA Marche e della Polizia di StatoQuestura di Ascoli Piceno.

 

 

Professoressa Pajardi, come nasce la collaborazione tra l’Università di Urbino e l’Aeronautica Militare?

La sensibilità dell’Aeronautica rispetto al tema della Gestione Post Incidente Aereo è certamente una conseguenza degli ultimi due gravi incidenti che questa forza armata ha vissuto: l’incidente di Ascoli Piceno del 2014 in cui due Tornado si sono scontrati in volo causando la morte dei quattro componenti degli equipaggi, e l’altro avvenuto durante l’air show di Terracina nel settembre 2017 quando l’aereo si è inabissato in mare senza lasciare scampo al pilota che lo conduceva.

 

Tutti gli interventi avviati immediatamente dopo i due incidenti, coordinati dal Colonnello Spaziani dell’Aeronautica Militare, hanno evidenziato l’importanza e la necessità di creare un gruppo di competenze interdisciplinari che comprendesse anche la dimensione psicologica sia sul piano del supporto alle indagini, sia relativamente al problema dello stress dei soccorritori e di tutte le persone che intervengono e che, in una situazione di massima emergenza, ansia, di rischio post-traumautico e difficoltà di vario genere, devono decidere la strategia migliore da mettere in atto.

 

Di conseguenza, l’Aeronautica Militare ha contattato il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Urbino perché interessata a sviluppare il tema della gestione del post incidente aereo anche prendendo in considerazione aspetti di tipo psicologico, dei quali due in particolare: uno – peraltro di specifica competenza del Centro di Psicologia Giuridica che dirigo – che è il supporto alle indagini di polizia e relativo alle testimonianze, l’altro dello stress e del post-trauma nei casi di gravi disastri ed emergenza.

Da qui l’ipotesi di un corso di formazione integrato sul Post Air Crash Management.

Esatto. Si stanno sviluppando accordi tra l’Aeronautica Militare e l’Università di Urbino con l’obiettivo di pianificare un corso di formazione o di perfezionamento post-universitario che prepari il personale dirigente e non, delle forze armate ma anche delle altre istituzioni dello Stato, alla gestione immediata di un incidente aereo e di tutta la complessità che questo evento presuppone.

 

Di emergenza si parla tanto, ma le emergenze hanno caratteristiche diverse per cui c’è bisogno di specializzare più categorie di professionisti che intervengono in modi differenti.
L’idea è, quindi, di creare un team interdisciplinare e interprofessionale, che al momento coinvolge l’Aeronautica Militare, la Polizia di Stato – nello specifico la Questura di Ascoli Piceno – l’Università di Urbino e l’ARPA Marche, che si coordini e crei linee guida di intervento specifiche per la gestione del post incidente aereo.

“Un corso unico in Europa” lo ha definito il Colonnello Spaziani presentando il progetto all’Università di Urbino.

La Professoressa Daniela Pajardi e il Colonnello Gianni Spaziani durante l’esercitazione “Grifone 2018”

Esatto. Non esiste una formazione specifica integrata e interdisciplinare su questo tema, nonostante sia un tipo di emergenza comunque affrontata in tutti i Paesi sia della NATO che non.
In particolare, il coinvolgimento della dimensione psicologica è una novità in quanto per la prima volta viene prestata attenzione al problema dello stress, non solo dei superstiti e dei familiari delle eventuali vittime, ma anche verso tutto il personale coinvolto nel soccorso e nell’intervento in caso di incidente aereo militare.
Lo abbiamo rilevato direttamente anche durante l’esercitazione Grifone 2018, alla quale abbiamo partecipato insieme all’Aeronautica Militare, al Soccorso Alpino, ai Vigili del Fuoco, alla Polizia di Stato e a diversi altri enti, quando abbiamo interagito anche con una ventina di osservatori stranieri di diversi Paesi che si sono soffermati con grandissimo interesse sul fatto che ci si ponesse il problema dello stress, di rilevarlo, di discuterne e di lavorare sulla dimensione emotiva del fare soccorso in situazioni di disastro aereo.

Cosa può raccontarci dell’attività addestrativa Grifone 2018 alla quale ha partecipato e del lavoro svolto in team?

L’esercitazione, che ha coinvolto 400 persone e 15 elicotteri, si è svolta dal 24 al 28 settembre 2018 a Campochiaro, in provincia di Campobasso, dove è stato utilizzato un centro della Protezione Civile che ha ospitato una base logistica interamente allestita dall’Aeronautica Militare.
Sono stati simulati due incidenti di elicotteri. Uno precipitato e uno oggetto di impatto violento col suolo. Ogni mezzo prevedeva un equipaggio di quattro persone, di cui tre dispersi e una vittima.
È stato costruito uno scenario caratterizzato dalla distribuzione di rottami sulla montagna del Matese, dalla simulazione di inquinamento di combustibile in un lago e da lubrificanti su terreno, e alcuni equipaggi sono stati lasciati sul luogo dell’incidente simulato per verificarne le capacità di sopravvivenza nei due giorni di ricerche che sono stati necessari per il loro ritrovamento.

 

Tutto questo ha comportato operazioni che avvengono realmente in un dopo incidente aereo per il soccorso e il recupero delle persone, il recupero dei materiali, il contenimento degli eventuali danni ambientali, l’interdizione delle aree da parte della Magistratura così da favorire il corretto svolgimento delle indagini.
Un tema centrale su cui abbiamo lavorato la Dott.ssa Vagni ed io, durante l’esercitazione, è stato lo stress dei soccorritori e dei superstiti. Quello che abbiamo fatto concretamente è stato un lavoro di osservazione rispetto alle squadre che facevano ricerca, soccorso e recupero dei materiali che si è concretizzato in interviste individuali e in incontri di gruppo con le squadre di soccorso. L’altro tema è stata la collaborazione con la Polizia di Stato sulla rilevazione della testimonianza dei superstiti ai fini delle indagini.

Il feedback dell’esperienza?

Quello di una complessa macchina organizzativa in cui professioni diverse lavorano insieme. Un’esperienza lontana dal nostro quotidiano, ma molto affascinante e con molte fonti di stress.
Anche se si è trattato di una simulazione, sono state create nei giorni dell’esercitazione delle condizioni molto complesse, con continui imprevisti, che hanno consentito ai partecipanti di sperimentare la difficoltà di ragionare e gestire le urgenze con livelli di stress, di preoccupazione e di coinvolgimento emotivo altissimi, dovendo mantenere lucidità decisionale.

 

Questo è quello che abbiamo cercato di analizzare oltre alle dinamiche, relazionali ed emotive, intercorrenti tra le persone e tra gruppi di soccorritori di enti diversi.
Il dato importante emerso dall’addestramento riguarda la necessità, quindi, di affiancare alla fondamentale attività di prevenzione degli incidenti, una capacità di intervento sempre più pronta, coordinata ed efficace, conseguibile sviluppando linee guida, formazione specifica e procedure di intervento “post air crash”, ovviamente, sempre sperando non si debba mai intervenire in casi del genere.

 

Grifone 2018: il video realizzato dall’Aeronautica Militare.

 

Immagine in evidenza: Paolo Bianchi