Luana Balducci, vincitrice del Premio Gino Giugni, si è laureata in Giurisprudenza alla Carlo Bo con 110 e lode

È emozionata, un po’ tesa, carica. In questi giorni sta preparando il discorso da pronunciare a Roma, nella Sala Aldo Moro della Camera dei Deputati, il 9 marzo. Luana Balducci, laurea in Giurisprudenza con 110 e lode, ha appena vinto il premio per la miglior tesi di laurea in Diritto sindacale e relazioni industriali. Il telefono ha squillato qualche settimana fa. La chiamata arrivava dalla Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali. “Pronto, mi dica”. “Complimenti lei ha vinto la III^ edizione del Premio Gino Giugni”.

“È stato un orgoglio per me e per il mio Ateneo. Non potevo nemmeno crederci” spiega Luana. Ma è tutto vero. Il suo lavoro, 221 pagine e 1 anno di fatica, ricerche, viaggi tra le biblioteche italiane, è piaciuto alla giuria che ora le strapperà un assegno da 3.600 euro lordi, offrendole la possibilità di effettuare un periodo di frequenza e studio, della durata di due mesi, presso l’Autorità.

 

Urbino e la scuola di Giugni

Luana con il relatore della sua tesi, il prof. Paolo Pascucci

Giugni è stato il maestro dei giuslavoristi italiani degli anni ‘60, padre dello Statuto dei lavoratori, colui che ha portato una prospettiva scientifica innovativa secondo cui la genesi del diritto sta “in basso”. Da qui uno scenario del tutto nuovo che rintraccia una giuridicità originaria nei fenomeni collettivi, preordinata, rispetto alla legge, nella contrattazione tra le parti sociali che compongono il conflitto di interessi”. Il professor Paolo Pascucci, docente di Diritto del Lavoro all’Università di Urbino e relatore della tesi, introduce e spiega quale legame c’è tra Ateneo e Giugni: “Faccio parte della sua scuola e sono redattore del Giornale del diritto del lavoro da lui fondato”. Una filiazione scientifica che evidentemente si moltiplica anche tra gli studenti: “La tesi della dottoressa Balducci – conclude Pascucci – indaga la materia a partire dalla società valutando quali siano le ripercussioni che hanno le astensioni collettive di lavoratori autonomi e professionisti. In altre parole si occupa di un tema attuale come quello che ha coinvolto i tassisti a Roma contrapponendo interessi diversi: in questo caso il diritto di astensione al diritto di libera circolazione”.

 

Il segreto per una buona tesi in otto lettere

C’è un solo modo per raggiungere un buon risultato? Sicuramente no, esistono però dei passaggi obbligati. Bisogna scegliere un buon argomento (meglio se ha a che fare con la professione che abbiamo immaginato per il futuro), raccogliere una buona bibliografia, far proprio quanto altri hanno detto e scritto, magari per aggiungere qualcosa di personale oppure per trattarlo criticamente. E c’è una parola di otto lettere precise senza la quale tutto il resto sarebbe marginale e inutile: passione. “Appassionarsi – dice Luana – è fondamentale. Onestamente, quando il professor Paolo Pascucci mi ha proposto di occuparmi di diritto del lavoro, non ero molto entusiasta. Poi ho iniziato ad approfondire e mi sono resa conto di quanto fosse interessante”.

 

“Sono partita da una domanda”

“Il mio lavoro – spiega Luana componendo quasi un diario di viaggio ad alta voce – risponde essenzialmente a una domanda: come è possibile estendere ai lavoratori autonomi una legge (la 83 del 2000) scritta per i lavoratori subordinati? Come può uno degli aspetti più innovativi (L’astensione collettiva dei lavoratori autonomi nei servizi pubblici essenziali, titolo della tesi) essere incluso in una legislazione scritta quando la realtà del conflitto opponeva lavoratori/datori di lavoro e non anche, come oggi accade, lavoratori autonomi/utenti. Per trovare una risposta ho analizzato la precedente normativa, dagli anni ‘90 in poi, cercando di risalire ai principi fondamentali del testo costituzionale. Li ho ritrovati nell’articolo 39”.

Mentre Luana termina di riorganizzare le date, di dare ordine negli scaffali della memoria alle tappe normative del nostro Paese, ripensa a ciò che le sta succedendo. “Sono contenta di poter conoscere da vicino l’attività della Commissione di garanzia. Probabilmente sarò a Roma per questa esperienza nel periodo estivo. So che mi servirà: attualmente sono amministratrice di un’azienda privata eppure non ho scartato la possibilità di continuare nello studio del diritto del lavoro”.