Inabissata tra i mille volumi di una biblioteca, a disegnare mappe concettuali o nel bel mezzo di una lezione di letteratura italiana. C’è da immaginarsela Annita Filippini a pensare, ragionare e prendere appunti con l’obiettivo che un giorno quei mille volumi, le mappe concettuali e la letteratura diventino un patrimonio per gli altri.

Come hai conosciuto Uniurb?

Galeotta fu Università Aperta, l’evento grazie al quale, ogni anno, centinaia di studenti delle superiori possono incontrare docenti e tutor dell’Università di Urbino. Lì ho capito le prime cose, ho fatto le prime domande, ho consultato il primo piano di studi, ho chiesto spiegazioni sul corso.

Hai detto piano di studi e corso, al singolare. Avevi quindi già un’idea precisa?

Sì, lettere, tutta la vita. Un momento però: non sapevo ancora dove. Avevo raccolto informazioni su altri Atenei, mi restava di confrontare le diverse offerte formative.

Ok, il paragone e poi…?

La Carlo Bo mi ha incuriosita di più, tutto qui. Mi è piaciuta la distribuzione degli esami e l’organizzazione didattica. Sono una persona organizzata, amo la precisione. La pretendo da me stessa e la cerco in tutto ciò che faccio.

Quale strumento ti ha aiutata a fare questo confronto?

Il portale di Ateneo.

Ora in che cosa ti stai specializzando?

Sono iscritta al corso di laurea magistrale biennale in Lettere Classiche e Moderne.

Perché hai deciso di proseguire qui la tua formazione?

La triennale si è confermata una buona scelta. Squadra che vince non si cambia! E poi volevo completare nel modo più giusto il mio percorso.

Quali peculiarità ha secondo te la Carlo Bo?

Per quel che riguarda il passaggio dalla triennale alla biennale sicuramente c’è molta continuità e spesso ritrovi gli stessi professori a lezione. Iniziare e completare qui il proprio curriculum significa seguire una traiettoria lineare. Altra caratteristica: ci sono diversi insegnamenti di latino. A tanti questa lingua spaventa. Io dico che sapere il latino bonum est. Tra le peculiarità che fanno di Uniurb un Ateneo speciale ci metto poi i professori; o meglio, il rapporto con i professori. I chiarimenti arrivano immediati, senza “liste di attesa”. Studi in biblioteca e ti passa accanto un professore o un dottorando: anche in quel caso puoi chiedere spiegazioni su qualcosa che non hai afferrato bene o consigli per eventuali approfondimenti. Infine i volumi, l’Università ha un patrimonio librario immenso distribuito nei palazzi storici bellissimi.

Che cosa pensi di Urbino città?

Amo le cose – virgolette – piccole. Urbino è così: vai a lezione, in biblioteca, fai spesa, passi in copisteria, tutto in una mattinata. Tutto in poco spazio. Se fossi assessore a Urbino non saprei cosa aggiungere: il teatro c’è, il cinema pure, gli eventi non mancano. Non potrei dare consigli a Vittorio Sgarbi!

I luogo che ultimamente hai frequentato di più?

L’emeroteca, in via Santa Chiara, per via della tesi che sto scrivendo.

Il luogo ideale che però esiste davvero?

La Fortezza. Anzi, la Fortezza in primavera. Lì in quel periodo c’è qualcosa di magico, anche se è riduttivo rispondere la Fortezza. Dovrei fare un elenco lunghissimo, dire per esempio Palazzo Veterani. È come se, all’improvviso, studiare tra le cose belle fosse infinitamente più facile.

Qual è l’argomento?

Mi occuperò della biblioteca di un convento del XVI secolo. Sto catalogando tutti i volumi in ordine cronologico. Poi li suddividerò per autore, in ordine alfabetico. Quindi passerò alla schedatura tematica. Tutto ciò finirà nella mia tesi di laurea.

Ne parli con passione.

Sì, è un’esperienza intensa.

A proposito di esperienza, hai fatto tirocini in questi anni?

Due, entrambi presso un’associazione che si occupa di aiuto compiti. Il primo durante la triennale: ho insegnato lingua italiana ai bambini stranieri di una scuola elementare. Durante la magistrale sono passata ai ragazzi di una scuola media.

Che cosa sogni?

Molte cose. Il sogno più insistente, quello che mi porto dietro fin da bambina? Insegnare nelle scuole medie o superiori. Io mi vedo dietro una cattedra e mi impegno perché il sogno diventi un obiettivo. Sogno numero due: un bel lavoro nel campo dell’editoria. Ho un “tic”: disegnare mappe concettuali, è il mio metodo di studio. Magari mi piacerebbe farlo per i libri di testo.

Consigli da dare a chi sta per iniziare il tuo stesso percorso?

Chiedete, chiedete, chiedete! Quando avete dubbi non abbiate paura di chiedere. Frequentate le lezioni.
Partecipate a seminari, workshop e a tutte quelle attività che non sono indispensabili ma sono estremamente utili. Sono tanti gli spunti, non sprecateli!

Se ti guardi alle spalle chi e cosa vedi?

Una ragazza con tanti progetti e che strada facendo ha iniziato a realizzarne qualcuno.

Oggi chi e che cosa vedi?

Una ragazza che ha gli strumenti giusti per cavarsela nella vita. Ma quel che è più importante è che sento di avere gli strumenti giusti per dare strumenti.