Quante vite professionali ha vissuto Lucio Zanca prima e dopo la laurea in Scienze della comunicazione? Tante e tutte #AColori! Oggi si occupa di risorse umane, di comunicazione, di sviluppo di carriera e ha un grande sogno: aiutare i giovani a “disegnare un futuro che c’è”…

 

Dottor Zanca, anche lei tra i protagonisti della campagna di comunicazione 2018-2019 di Uniurb. Perché ha scelto di partecipare al progetto #GenerazioniAColori?

Perché Uniurb è l’Università in cui mi sono laureato. Scienze della comunicazione era il corso di laurea di cui avevo bisogno in un determinato momento della mia vita professionale, mi sono iscritto ed è diventato il corso giusto sia per le materie di studio, sia per i docenti, professionisti di grande valore da cui ho imparato tanto. Oggi dico: il corso di laurea perfetto!

Inoltre, mio padre è nato a Urbino e nel dopoguerra ha insegnato latino come assistente proprio in questo Ateneo. Sono molto legato all’Università e alla città, dove ho vissuto il mio primo anno di vita, per questo ho accettato con entusiasmo di partecipare.

Dal corso di laurea in Scienze della comunicazione a?

Al Talent Design, il mio lavoro attuale. Per oltre vent’anni sono stato Direttore Generale di società professionistiche di Pallacanestro di Serie A: Scavolini Pesaro, Virtus Bologna, Premiata Montegranaro e EA7 Emporio Armani Milano, quattro top team di livello internazionale. Quando ho lasciato il gruppo Armani mi sono fermato per un po’ e ho dedicato del tempo a ragionare per capire se fosse arrivato il momento di realizzare qualcosa di nuovo in ambito professionale, qualcosa che fosse tutto mio.

 

Ho valutato il mio background di conoscenze e abilità, anche molto diverse tra loro; ho considerato quali fossero le mie skills e da lì piano piano – come dico spesso – mi sono evoluto nel mio nuovo lavoro. Non si è trattato di un cambiamento, ma di una naturale evoluzione! Non è stato un percorso semplice ripartire quasi da zero, è stata una vera sfida, ma avevo già fatto l’esperienza di superare dei momenti complessi della vita e proprio l’aver saputo affrontare queste difficoltà mi ha dato poi la possibilità di realizzare molto più di ciò che pensavo di poter fare.

Ha realizzato il sogno che sognava a vent’anni?

Quello dei vent’anni non lo ricordo… sto realizzando il sogno che sogno adesso, che è quello di contribuire! Quando raggiungi il traguardo dei cinquant’anni sai che molte cose che dovevi e potevi fare le hai fatte e hai voglia di mettere le competenze che hai al servizio di chi ne ha bisogno.

 

Ecco, faccio tante cose ma contribuire alla formazione dei giovani che si preparano ad entrare nel mondo del lavoro, aiutare le persone a consolidare la propria posizione professionale, affiancare chi vuole cambiare lavoro e immaginare nuove possibilità, insegnare a comunicare bene o collaborare con team aziendali che vogliono valorizzare le proprie risorse e gestire le non facili dinamiche di gruppo, mi dà grande soddisfazione. Sono un Talent Designer, un professionista specializzato nello sviluppo delle risorse umane.

Talent Designer: job title interessante!

Sì, tanto più che la qualifica professionale e i metodi operativi collegati sono regolarmente registrati. Ho creato una nuova professione, sono l’unico in Italia!

 

A quali progetti lavora con più entusiasmo?

Mi piace molto lavorare con i giovani e per i giovani. In diversi Atenei e Istituti di formazione italiani organizzo laboratori, previsti dai programmi di orientamento universitari e professionali, dedicati ai laureandi e neolaureati.

 

In sostanza, aiuto i ragazzi ad anticipare un modello di pensiero virtuoso – generato da domande semplici: cosa sto studiando? In funzione di quale futuro lavorativo? Ho un’idea precisa delle mie capacità reali, dei miei interessi e delle mie passioni? – che in Italia, purtroppo, si attiva sempre troppo tardi, spesso dopo la laurea magistrale, ma anche dopo un Dottorato o un Master.
Le statistiche dicono che solo una piccola percentuale della popolazione studentesca che sta per laurearsi, o ha appena ottenuto il titolo, ha le idee chiare rispetto alle proprie capacità e agli obiettivi lavorativi da poter realisticamente raggiungere.

La quota in percentuale maggiore?

Comprende i cosiddetti “multipotenziali”, i giovani che non riescono a mettere a fuoco un’idea precisa della propria formazione e del lavoro a cui possono aspirare perché di idee e di interessi ne hanno tanti, in ambiti diversi. Si tratta di ragazzi e ragazze che possono sembrare “in confusione”, ma che oggi il mercato del lavoro apprezza per l’apertura mentale, la flessibilità e le capacità trasversali, quelle soft skills di cui sono portatori e di cui, troppo spesso, sono inconsapevoli.

 

Il problema è che per presentare queste abilità al mondo del lavoro i ragazzi devono averne piena consapevolezza, devono conoscere le strategie da usare per entrare nel mercato del lavoro e devono cominciare a sperimentare tutto questo il prima possibile.

Un percorso complesso che si realizza?

Giocando d’anticipo! I ragazzi devono essere proattivi non solo reattivi, perché se si è solo reattivi si è già in ritardo. Il punto è che “proattivo” è un concetto che bisogna insegnare ai nostri giovani, e si deve insegnare loro anche a trasformarlo in un modello di pensiero e in una strategia di comportamenti finalizzati alla costruzione del proprio futuro. In America esistono corsi specifici che hanno proprio questo obiettivo. In Italia non esiste niente del genere, per questo la mia missione è diventata proporre ai nostri giovani questo tipo di percorsi.

 

Per esperienza diretta mi sento di dire che i nostri ragazzi non sono “bamboccioni”, hanno solo bisogno di essere orientati perché, se hanno davvero voglia di fare, appena intravedono la strada da percorrere si “accendono”, fanno e fanno anche molto bene.

Quali sono le paure dei millennial e della generazione Z?

Sono spaventati soprattutto dal giudizio: se non ce la faccio, se non arrivo, se sbaglio… Io mi sento di dire sbaglia, sbaglia perché se sbagli impari e aumenti le possibilità di arrivare!
Soprattutto se non hai un’idea chiara sperimenta, non a caso ma con strategia e organizzazione.

 

Cerca le tue qualità, chiediti quali sono i tuoi interessi principali, quale può essere il lavoro che ti “accende”, quello che puoi amare e chiediti cosa ti serve per essere davvero soddisfatto della tua vita. Non aspettare, sii proattivo, gioca le tue carte presto, adesso, vai alla ricerca del tuo lavoro e fatti anche trovare da chi ha bisogno delle tue competenze. Allenati a creare anche da solo la tua opportunità. In una parola: sperimenta.

Cosa ha imparato dai suoi errori?

A non ripetere lo stesso sbaglio. Puoi fare un errore, ma se lo ripeti generi una cattiva abitudine. Gli errori fanno parte del percorso di crescita e, in un certo senso, sono funzionali, ma solo se sono sempre nuovi e diversi. Mi diverte l’idea di poter essere creativo nella possibilità di sbagliare.

Un ultimo pensiero su Uniurb…

Se penso a Uniurb mi tornano in mente i 5/6 esami che ho lasciato lì… invece di finire Giurisprudenza. Sono passati un po’ di anni, un peccato…

Tra i suoi prossimi obiettivi anche la laurea in Giurisprudenza?

Se me la concedono honoris causa sì!

 

Immagini: Donatello Trisolino