Quali sono le notizie più popolari che affollano le nostre bacheche? Da dove provengono e qual è il loro legame con il dibattito politico? In che modo possono essere strumento di fidelizzazione?
Giovedì 17 maggio (ore 9,30  | Aula D1 | Area Scientifico Didattica Paolo Volponi) verranno presentati i risultati del progetto Mapping Italian News 2018, un’indagine che risponde a tutte queste e a tante altre domande, curata dal Dipartimento di Scienze della Comunicazione, Studi Umanistici e Internazionali dell’Università di Urbino Carlo Bo e co-finanziata da un grant della Fondazione Open Society Institute in collaborazione con l’Information Program di Open Society Foundations.

All’evento, trasmesso in live streaming, parteciperà un panel di esperti di rilievo internazionale fra cui Axel Bruns (Queensland University of Technology), Jacob Davey (Institute for Strategic Dialogue), Michele Sorice (Università LUISS Guido Carli) e Marco Toledo Bastos (City University of London).

Il professor Fabio Giglietto, docente di Social Media Analysis e coordinatore del progetto, ci ha anticipato alcuni dei temi principali del report.

Ciò che abbiamo fatto – spiega – è stato misurare la copertura mediatica dei social media (Facebook e Twitter) nel periodo 1 settembre 2017-1 marzo 2018, quindi in piena campagna elettorale, sui temi politici. Grazie all’utilizzo di un software open source abbiamo monitorato per una settimana (ogni due ore) un totale di 80.000 notizie, provenienti da 4.000 fonti diverse. Ciò ci ha permesso di tracciare curve che mostrano il livello di engagement dei post in questi sei mesi. Sono 3 le metriche che abbiamo utilizzato: i like e le nuove reazioni; i commenti; le condivisioni. Nel caso di Twitter abbiamo realizzato mappe che misurano l’utilizzo delle fonti da parte delle comunità.

Quando lei parla di fonti a che cosa fa riferimento?

Abbiamo classificato 3 categorie: le fonti di parte; le fonti registrate (ad esempio le testate giornalistiche); le fonti hyperpartisan, caratterizzate da iper-partigianeria e che sconfinano nella disinformazione.

Qual è la notizia più popolare che ha ottenuto il maggior numero di interazioni?

Il monologo di Pierfrancesco Favino La notte…, recitato durante il Festival di Sanremo (433.939 interazioni). Questo, assieme agli altri dati raccolti, ci dice che in realtà le notizie che ottengono maggior interesse non sono strettamente politiche ma riguardano aspetti della vita quotidiana. Attraverso piccoli fatti si costruisce una certa visione del mondo, dunque anche una precisa visione politica.

Quali sono gli altri item in testa alla classifica?

Ai primi posti troviamo la notizia delle bollette elettriche non pagate, che andrebbero a carico dei contribuenti onesti. O ancora la notizia dei sacchetti per la spesa a pagamento. Questi contenuti fanno parte della narrativa secondo cui le élite e lo Stato penalizzerebbero le classi più deboli.

La manipolazione dell’opinione pubblica avviene soltanto tramite le fake news?

No, molte volte non si tratta di notizie false, ma di notizie presentate in un determinato contesto per creare disorientamento. Ne è un esempio la donazione da parte di Claudio Baglioni in favore della popolazione colpita del terremoto nel Centro Italia. Si vuol fare credere che il denaro utilizzato sia quello del compenso per la conduzione del Festival di Sanremo. In verità la notizia risale al dicembre precedente.

Qual è un altro aspetto interessante confermato dai dati?

Il dataset ci permette di notare come le fonti di parte e quelle hyperpartisan prevalgano ormai sulle fonti tradizionali perché in grado di ottenere un numero maggiore di interazioni. La tecnica utilizzata è quella dei titoli clickbait che catturano l’attenzione facendo leva sul sensazionalismo. L’unico obiettivo è generare traffico, like, commenti, condivisioni: addirittura abbiamo osservato il caso di un portale con un menu assolutamente fittizio e incompleto. Non interessa la qualità dei contenuti ma la capacità di engagement.

È un imbarbarimento senza ritorno?

Servendosi di società che si occupano di fact checking i grandi colossi dei social media hanno tentato di invertire la rotta e filtrare la qualità dei contenuti. Questo tipo di soluzione non ha però prodotto risultati positivi. Ora si stanno cercando strade alternative ma, va detto, spesso le dinamiche sono talmente imprevedibili che non possono che sfuggire al controllo delle piattaforme.