La parola bambini torna 7 volte. In relazione alla società, agli adulti, agli anziani. Questo numero dice molto di ciò che Letizia Riganelli, studentessa di Scienze dell’Educazione al terzo anno, tra i 100 meritevoli di Uniurb, pensa.

Letizia, se ti metti allo specchio, quali pregi ti riconosci?

Sono una persona precisa, coerente, umile, curiosa, studiosa.

Com’è arrivata Urbino nella tua vita?

La prima volta è stata durante una giornata di orientamento. C’era brutto tempo, non è stato amore a prima vista ma, nonostante ciò, non l’ho mai esclusa dalle scelte possibili. Grazie ad una seconda occasione sono tornata, ho rivisitato la città ed è scattato qualcosa. Qualcosa che ha coinvolto anche una persona a me molto cara e con la quale ho potuto condividere questa scelta. Adesso, a distanza di tre anni, ho capito che è la città che fa per me.

Perché Scienze dell’Educazione?

Mi affascina la figura dell’educatore. È un concentrato di discipline e competenze, un maieutico che tira fuori il meglio dalle persone grazie alla pedagogia, alla psicologia, alla sociologia e alla filosofia. E poi adoro i bambini, sono bellissimi! Sin da quando ero piccola mi è piaciuto fare la baby-sitter. Lavorare con i bambini, accompagnarli nella crescita, coccolarli, intravedere in loro la persona adulta che saranno mi affascina. Quando incontro la storia di un bambino mi viene naturale l’analisi del contesto in cui vive, l’analisi psicologica, mi interessa sapere qual è il suo background. Per me è importante capire qual è il rapporto tra le società e il mondo dell’infanzia, è un metro di misura importante del grado di civiltà. In Italia, per esempio, mi infastidisce il ruolo che viene assegnato ai bambini in tv. Devono essere carini, prodigiosi…

Nel lavoro come vuoi che si traduca questa tua passione?

Vorrei diventare maestra di asilo nido.

Un insegnamento, tra quelli presenti nel piano di studi, che ti porti con te?

Letteratura per l’infanzia. Ho imparato come libri, storie, illustrazioni e cartoni animati ci aiutino a insegnare tanto ai bambini. Costruiamo in loro un mondo di valori veicolato dalle parole. Ho amato molto anche Pedagogia del gioco e delle attività sociali perché affronta un tema centrale nel percorso educativo.

Vale a dire?

Attraverso il gioco un bambino, non solo stabilisce una relazione con gli oggetti e le persone, ma cresce a livello psico-fisico. Il gioco integra teoria e pratica, è un passaggio fondamentale per essere buoni educatori. L’ho sperimentato nel corso del tirocinio che ho svolto in un asilo nido di Jesi. Non insegnamo ai bambini la teoria pedagogica ma la applichiamo con e per loro.

Quali sono i punti di forza del tuo corso?

Ho trovato docenti molto preparati, le lezioni sono interattive e costituiscono un ottimo punto di partenza per arrivare pronti agli esami.
Un’altra cosa importante: con i professori c’è un dialogo, un confronto. Ognuno può esprimere il proprio pensiero. Ah, ultimo punto: grazie alla piattaforma Blended Learning UniUrb abbiamo il materiale didattico a disposizione online. Il download dei file è facilissimo e questo aiuta lo studio e la formazione professionale.

Che cosa ti piace fare nel tempo libero?

Amo cucinare, fare passeggiate, leggere romanzi. Appena posso ascolto musica, un altro strumento educativo formidabile. Non seguo un genere particolare, posso spaziare dal pop alla lirica, dal rock alla musica classica. Inoltre mi piacerebbe molto iniziare a suonare la chitarra!

Tesi su?

Rapporto intergenerazionale tra bambini e anziani, nonni e nipoti, due categorie relegate spesso ai margini. Approfondirò i progetti che, all’interno degli asili nido, cercano di far avvicinare queste due generazioni tanto diverse e tanto simili. Partirò dal cambiamento del ruolo dei nonni nella società. Da quando si è smarrita la struttura patriarcale/matriarcale di questa figura, si è avvertita la necessità di ricreare un modello di famiglia che non isoli la vecchiaia, troppo spesso esorcizzata e scacciata dalla rincorsa continua all’eterna giovinezza.

Dove vivi?

Collegio del Colle. Una realtà affascinante, un incrocio di dialetti e lingue diverse, ovunque un paesaggio da guardare. Questo per me è un modo per rilassarmi: alzo la testa dai libri, guardo fuori e inizio a sognare.

 

Immagine in evidenza: Donatello Trisolino